Questa pagina raccoglie l'Analisi Tecnica di diversi mercati fra cui, in particolare, Oro, Argento ed i cross Forex fra dollaro, euro e yen per confrontare l'andamento delle due materie prime selezionate dall'uomo, nei secoli, come moneta per eccellenza, rispetto alle principali monetine fiduciarie di oggi.

Gli aggiornamenti verranno pubblicati senza scadenze fisse, in funzione di particolari condizioni di mercato.

Charts courtesy of StockCharts, ProRealTime and NetDania.



10 maggio 2009

Aggiornamento diverso dal solito questa settimana. Trascureremo i pur importanti eventi sui mercati delle valute, il meraviglioso +12% dell'argento o l'ancor più entusiasmante +21% del gas naturale, tanto atteso e sofferto, per concentrare l'attenzione su un quadro più ampio.

Il commento prosegue oltre i primi grafici, per collegare meglio l'analisi visiva con la sua descrizione.

Chi legge queste righe, magari da anni, è innanzittutto un fan di oro e argento e in seconda battuta di tutte le commodities. Disprezza le valutine cartacee stampate a ruota libera dalle autorità per finanziare budget altrimenti insostenibili e trasferire ricchezza dai molti ai pochi.

Chi legge quindi, come chi scrive, ha un bias particolare, una forma di preconcetto cresciuto in questi anni sulle conferme dei buoni guadagni ma che, come ogni distorsione percettiva, può essere molto pericolosa. Gli stessi risultati lusinghieri ottenuti con i metalli preziosi e le materie prime, la consapevolezza dei livelli abnormi di inflazione monetaria ormai raggiunti, dei trucchi sui mercati dei futures o degli squlibri fra domanda e offerta che sul lungo periodo alimentano la corsa di oro e argento, possono portare ad aver una fiducia eccessiva, acritica, nell'unico porto sicuro che si conosce bene e che è stato tanto prezioso in questi anni.

Attenzione però, perché quanto accaduto sui mercati negli ultimi dodici mesi è eccezionale e non deve essere preso con leggerezza. Ci sono dinamiche che richiedono tempo e spazio per essere compensate e osservando i grafici sotto una prospettiva diversa dal solito, appare ragionevole porsi almeno qualche dubbio sugli sviluppi a breve termine.

Inziamo con il grafico weekly dello S&P500 negli ultimi 8 anni. E' probabile che nessuno fra chi legge abbia particolari difficoltà emotive o culturali a trovarlo verosimile. E' facile concordare sul fatto di essere ancora in un mercato orso, e che la fase attuale sia solo un recupero, il famoso bear market rally comprato sui minimi ai primi di marzo e venduto in settimana, proprio a causa della poca confidenza sulla tenuta del movimento.





Una bella correzione ABC della salita drogata fra l'ottobre 2002 e l'ottobre 2007, nulla di strano. Nemmeno un punto di arrivo finale per lo S&P500 intorno ai 500 punti appare esagerato, no?

Non è solo l'analisi tecnica a dipingere come verosimile questo quadro, ma la stessa analisi dei volumi, o gli indicatori di sentimento che segnalano una preoccupante partecipazione di dumb money su questo rally mentre smart money rimane riflessivo. Sono i risvolti psicologici che sempre stanno alla base dei movimenti di breve periodo dei mercati, l'avidità e la paura, l'ottimismo e il pessimismo. Il fatto che sul primo crollo impulsivo, il pubblico (in senso lato questa volta, visto che molti pesci grossi ci hanno lasciato le penne) è rimasto paralizzato dalla paura, incapace di razionalizzare, dopo 5 anni di salita lenta e regolare, uno S&P sotto i 700, avendolo visto pochi mesi prima a 1550.

Ora il pubblico è diverso. Sa cose che ignorava un anno fa. E non solo che S&P può andare ben sotto 700: la breve memoria di cui è dotato porta impresso a fondo l'effetto terribile e la velocità eccezionale di una sua discesa. Sa bene cosa può succedere. E se mai l'indice dovesse rigirare verso il basso, la corsa verso l'uscita questa volta sarebbe ancora più tumultuosa.

Il bilancio emotivo inizia a diventare preoccupante. La crisi pare ormai alle spalle, si parla di ripresa, la nuova amminisitrazione americana raccoglie favori internazionali, alimenta l'entusiasmo, la speranza che il peggio sia passato... ma per ora, sul grafico, c'è un solo terribile minimo, affondato in basso in modo quasi irreale è vero, ma pur sempre uno solo. Faremo nuovi massimi con uno spettacolare v-bounce?

Dai 666 lo S&P è risalito quasi del 50%, in un paio di mesi. Troppo e in troppo poco tempo a nostro avviso per essere sostenibile ancora a lungo, alla luce della crisi reale che deve ancora colpire la strada.

Una salita lenta e regolare di 5 anni risolta con una correzione di 16 mesi (contando dal picco di ottobre 2007), pur violentissima? E' possibile si, ma non è certo. Il fattore temporale è essenziale sui mercati tanto quanto quello spaziale. Ci vuole tempo perché si ritrovino certi equilibri emotivi e perché si instauri un nuovo rapporto di forza fra compratori e venditori, sufficientemente sostenibile e saldo da permettere la nascita di un nuovo trend di lungo periodo.

Passiamo ora alle valute: il dollar index e il rapporto euro dollaro. Qui lo squilibrio temporale è ancora più evidente, probabilmente perché a differenza delle borse, nessuno s'è prodigato a sostenere il cambio in modo artificiale com'è invece successo per i mercati azionari.

Il dollar index è passato, quasi senza sosta, dai 120 del 2001 ai 71 dell'estate 2008: un tonfo del 41%, quasi impensabile per i mercati valutari, pur in sette lunghissimi anni. La reazione del luglio scorso, ancora più estrema e violenta, l'ha fatto esplodere da 71 a 90 in poche settimane ed è a nostro avviso troppo tardiva per essere liquidata come semplice dead cat bounce.





Sembra più verosimile un trend secondario rialzista, con una prima fase impulsiva molto violenta, una successiva correzione per tentare di riprendere il trend primario precedente, e una continuazione successiva. Il classico ABC insomma.

Questo non nega il trend a scendere di lungo periodo del dollaro ma prevede una pausa più lunga in questa discesa, un tempo maggiore per digerire ed assimilare il quasi incredibile -50% messo a segno dalla valuta di riserva mondiale contro l'euro fra il 2001 ed il 2008. Nulla di straordinario quindi, solo una semplice dinamica di mercato: un trend secondario di 24/30 mesi per compensare l'impulso primario durato 84.





Passiamo ora a quella che è la parte più difficile da digerire, sia per chi scrive sia per chi legge: i grafici di metalli preziosi e materie prime.
Inziamo dall'argento, uno dei più terribili.





Dopo 5 anni di salita da un minimo di 4 al massimo recente sopra 21 (!) è davvero da escludere a priori senza ulteriori approfondimenti che la correzione violentissima degli ultimi mesi sia solo la prima fase di discesa con cui il mercato assimila una crescita tanto vigorosa? Siamo proprio certi che con un grafico simile, un solo anno di correzione (sempre contando dal picco massimo, altrimenti anche meno) sia sufficiente a considerare espletata la questione "correzione" e che dai minimi intorno a 8.5 su cui molti di noi si sono avventati con la bava alla bocca, l'argento sia destinato a fare nuovi massimi sopra 21 prima di nuovi minimi?

Il grafico sembra urlare di no. O almeno, ciò che ci preme, è creare il dubbio, perché le certezze granitiche sono letali sui mercati.

Anche in questo caso, non vogliamo sostenere che il trend di lungo periodo sia finito ma solo che la correzione in atto possa richiedere più tempo e più spazio per giungere a maturazione.

Fra il 1974 e il 1976, nel pieno della bull run che ha portato l'oro da 35 $/oz fin sopra agli 850, il metallo giallo è sceso da 200 a 100: ha perso il 50% del proprio valore in DUE ANNI, prima di quasi decuplicarlo nei quattro successivi.

Una correzione lenta e profonda non nega un mercato rialzista ma anzi, ne è una sua componente essenziale e salutare, necessaria ad allontanare le mani più deboli e lasciare i veri profitti in quelle giuste. Il grande pubblico è invitato solo nelle fasi finali, quando ormai i prezzi sono a vette insostenibili e bisogna liberarsi del cerino prima di scottarsi le dita.

I grafici di questo aggiornamento devono servire non a scoraggiare ma a mettere in allarme, a non dare nulla per scontato (nemmeno i grafici stessi!) e a sollevare il dubbio e il livello di attenzione e di guardia. Lo scopo è prendere in considerazione uno scenario che sicuramente molti qui escludono ma che non è così inverosimile.

L'obiettivo è valutare ANCHE l'ipotesi che per ora si sia assisitito solo a una parte della correzione, e che i livelli reali infimi a cui sono giunte tutte le commodities vengano rivisitati e superati un poco al ribasso, sull'onda di una seconda fase di liquidazione emotiva, utile a spazzar via gli ultimi entusiasti del settore e generare livelli di panico e sconforto ancora più diffusi. E prezzi da super saldo.

Quindi, niente panico ma massima attenzione per decifrare giorno per giorno ogni minimo segnale.

Per quanto ci riguarda, le prossime settimane saranno di allerta costante, ci prepareremo a vendere al meglio possibile e ai primi segni sospetti innanzittuto le azioni delle aziende operanti nel settore commodities, senza eccezioni, preferendo portare a casa guadagni già buoni piuttosto che aspettare in un momento di incertezza quelli eccezionali che ci eravamo proposti quando abbiamo aperto le posizioni.

Seguiranno le componenti speculative sui metalli stessi (quelle strategiche di lungo periodo no, rimarranno intatte): quindi, via etf, futures e sciocchezzuole cartacee simili ma non il metallo fisico, per chi ne ha.

Nel dubbio, chi fosse impossibilitato a rimanere costantemente di guardia pronto ad agire, potrebbe prendere in considerazione l'idea di liquidare le posizioni prima dell'estate e se mai riaprile a settembre, una volta negato lo scenario descritto in questi grafici: i mercati sono sempre meno liquidi d'estate e riservano spesso sorprese sgradite. E' brutto perdere parte di un guadagno potenziale ma è certamente peggio incassare una perdita reale.

In un'ottica di lungo periodo, siamo convinti che oro e argento siano ancora perfettamente sostenuti dai fondamentali e che fra pochi anni penseremo alle quotazioni attuali come a qualcosa di inverosimilmente basso. Sul breve però riteniamo possibile la storia raccontata dai grafici e, almeno per quanto ci riguarda, non abbiamo nessuna intenzione di rimanerci dentro senza far nulla nel caso si verificasse.































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