Per investire con successo, la scelta dei tempi è fondamentale anche in un settore in crescita.
Comprare nel momento sbagliato può significare infatti entrare in un mercato ipercomprato, giunto in prossimità dei massimi relativi dai quali, inevitabilmente, dovrà ritracciare per compensare gli eccessi tipici delle fasi estreme, nel perenne movimento non lineare dei mercati.
In questa pagina vengono aggiornati ogni fine mese i grafici degli ultimi 7 anni di oro, argento, dollaro, euro e yen per confrontare l'andamento delle due materie prime selezionate dall'uomo, nei secoli, come moneta per eccellenza, rispetto alle più importanti monetine fiduciarie di oggi. L'ultimo grafico invece è dedicato ogni mese ad un mercato diverso, ritenuto particolarmente interessante o significativo.

Gennaio 2007

L'oro chiude il mese di gennaio sopra la fatidica soglia dei 650 $, continuando a consolidare i guadagni dei mesi precedenti. Nonostante i richiami di bulls&bears per una direzione precisa - sia verso il basso sia verso l'alto - basta osservare cos'è avvenuto dopo la salita fra fine 2001 ed inizio 2004 per verificare come i trading ranges possano essere molto lunghi ed estenuanti.

E' vero che da metà 2005 il metallo ha "cambiato marcia", apprezzandosi contro tutte le valute e non più soltanto contro il dollaro ma può essere pericoloso - al minimo frustrante - ignorare le tempistiche con cui si è mosso di recente questo mercato.

L'analisi grafica evidenzia alcuni fattori importanti, strategici più che tattici. In primo luogo, la ratio gold/oil, dopo aver toccato i minimi nella seconda metà del 2005, ha rotto questo mese il canale discendente che la teneva intrappolata sin dal 2002. Benché le indicazioni ricavate da un grafico mensile NON possano essere utilizzate per fare trading di breve periodo, le conseguenze di questa rottura, se confermata nelle prossime sessioni, non devono essere sottovalutate.

A breve la ratio è di sicuro ipercomprata ed è verosimile che le prossime settimane - come quella appena conclusa - siano più favorevoli al petrolio che all'oro ma in un'ottica di lungo periodo, la recente violazione della resistenza dinamica può significare che i minimi della ratio intorno a 6.5 siano quelli definitivi e che i prossimi, rimanendo al di sopra di quella soglia, confermino un trend in salita fatto di massimi e minimi crescenti.

Il secondo dato importante che può essere estrapolato da questo grafico è la sovrapposizione dei ritracciamenti di Fibonacci intorno ai 550 $.
Tale livello corrisponde infatti al 50% dell'ultima salita ed al 38.2% di quella complessiva, iniziata sotto i 255 ai primi del 2001: il supporto in zona 550 è quindi granitico e, se mai le quotazioni dov'essero avvicinarvisi ancora, sarebbe imperdonabile perdere la ghiotta occasione d'acquisto.

L'attuale ipercomprato scoraggia, al massimo, l'apertura di nuove posizioni speculative al rialzo. Per il lungo periodo invece il quadro rimane molto positivo: l'oro ha ancora ampi spazi di crescita e rappresenta un ottimo veicolo per difendere il potere d'acquisto del proprio denaro, minacciato dall'inflazione monetaria galoppante dei nsotri giorni.

Questo mercato è ancora del tutto elitario ed esclusivo, non c'è traccia di quella mania popolare che è l'ingrediente necessario e finale - se la storia insegna - per concludere al meglio la ricetta e permettere ai pochi di scaricare sui molti un bene ormai selvaggiamente sopravvalutato. D'altro canto, nonostante l'enfasi posta dai mass media nel parlare di oro ai massimi da 25 anni, siamo ben lontani da fine corsa. I 730 $ del 1980 (il "record" tanto celebrato dai media) equivalgono oggi, secondo stime MOLTO prudenziali, a più di 1.700: rispetto a 25 anni fa, l'oro oggi non vale nemmeno la metà.



L'argento a gennaio risponde con forza alla perdita dell'8.36% dell'ultimo mese dell'anno, riuscendo a chiudere sopra 13.50 dopo essere sprofondato quasi a 12. Il quadro tecnico rimane - come sempre - ancora migliore di quello dell'oro e vede il prezioso metallo bianco a poca distanza dai massimi dello scorso maggio, confermando ancora una volta che l'argento corre la sua bull runa non solo contro le valute cartacee ma contro il più blasonato cugino.

Anche in questo caso il consolidamento successivo all'impressionante salita dei mesi scorsi (da meno di 7 a più di 15: più che raddoppiato in meno di un anno... l'avevate in portafoglio, vero!?) potrebbe essere ancora molto giovane ed è quindi fuorviante lasciarsi condizionare da chi immagina solo due direzioni sui mercati: salita e discesa infatti, sono alternate da trading range orizzontali e spesso sono proprio questi estenuanti periodi di consolidamento che mettono a dura prova la pazienza di chi, pur posizionato dalla parte giusta, non è armato della pazienza e della disciplina necessarie per tenere la posizione.

La sovrapposizione fra i ritracciamenti è verificata anche per l'argento: il supporto granitico, in questo caso, è posizionato intorno a 11 benché, data la naturale tendenza ai movimenti bruschi di questo mercato, sia consigliabile aumentare l'ampiezza della zona di supporto.

Le quotazioni attuali rimangono troppo elevate per aprire nuove posizioni in un'ottica speculativa mentre, in una prospettiva di lungo periodo, sono ancora molto convenienti. Benché molto più volatile rispetto al più prestigioso cugino, il metallo bianco regalerà fortune agli investitori che non si lasceranno intimorire dalle violente variazioni del suo prezzo.





Il dollaro chiude gennaio andando a testare con precisione l'ex supporto che l'ha sostenuto per più di sei mesi. Se riuscisse a violarlo al rialzo - con decisione ed in modo sostenuto - gli spazi per la salita sono sgomberi fra i 92.5 ed almeno i 100. Se dopo il test, com'è tecnicamente più verosimile, il dollar index dovesse riprendere la discesa assisteremmo ad una nuova sfida del cruciale livello di 80, supporto MAI violato nella storia trentennale di questo indice, se non per brevissimi quanto ingannevoli periodi.

Come evidenziato alcuni mesi fa da un grafico di lungo periodo postato in un aggiornamento weekly, un'ipotesi da tenere presente è quella di una ripresa a breve del movimento discendente sino alla rottura - fuorviante - della fatidica soglia di 80 per poi invertire la direzione con violenza nel pessimismo generale circa le sorti del dollaro.

I dubbi sollevati nel precedente aggiornamento riguardo alla forza dell'euro sono stati confermati dall'arretramento di gennaio. Da notare che il trend in salita che ha accompagnato la valuta eropea per tutto il 2006 è ancora intatto benché la resistenza dinamica sull'MACD e la sicura generazione di divergenze negative in caso di nuovi massimi sopra 1.36, sconsiglino di pensare a posizioni di lungo periodo sull'euro. Per quanto ci riguarda anzi, la rottura del picco di dicembre 2004, verrebbe interpretata come segnale di vendita di euro contro valute con un maggiore ritorno in termini di tasso di interesse.

L'inadeguatezza dello yen index a rappresentare in modo preciso l'andamento della valuta nipponica, ci spinge questo mese a pubblicare un'analisi del cross USDJPY, il più importante nel FOREX dopo EURUSD. E' evidente come, dopo una cup&handle formata nell'arco di quasi quattro anni, il cambio dollaro/yen abbia risolto proprio a gennaio tale figura verso l'alto, violando fra l'altro una resistenza dinamica "secolare" di eccezionale potenza. Le implicazioni di questi ultimi sviluppi sono chiare: la fine del carry trade auspicata da molti potrebbe essere assai lontana e gli obiettivi a medio termine per questo cross sono 1.35 e quindi 1.50.
Nonostante il pesante ipervenduto contro tutte le valute, l'aiuto dello yen al biglietto verde potrebbe quindi essere ben lungi dal venire meno: non prendere in adeguata considerazione implicazioni tecniche così evidenti su un grafico di tale ampiezza temporale, potrebbe essere un errore fatale.






Charts courtesy of ProRealTime.com

IL GRAFICO DEL MESE

Il "grafico del mese" è dedicato gas naturale. Com'è possibile verificare dall'ultimo aggiornamento weekly pubblicato il 29 dicembre, la discesa di dicembre s'è fermata proprio in corrispondenza dei livelli evidenziati e il prezioso idrocarburo ha messo a segno a gennaio un guadagno del 17.90%. Tutti gli indicatori - compresa la ratio contro l'oro - sono posizionati in modo tale da lasciar presagire la continuazione della salita. L'hammer di settembre presidia con tutta la sua forza i minimi intorno a 4.5: benché ormai siano distanti per fissare a quelle quotazioni il rischio massimo, ci aspettiamo per i prossimi mesi prezzi in salita e da fine settembre siamo posizionati in modo coerente con tale visione.



DICEMBRE 2006