Per investire con successo, la scelta dei tempi è fondamentale anche in un settore in crescita.
Comprare nel momento sbagliato può significare infatti entrare in un mercato ipercomprato, giunto in prossimità dei massimi relativi dai quali, inevitabilmente, dovrà ritracciare per compensare gli eccessi tipici delle fasi estreme, nel perenne movimento non lineare dei mercati.
In questa pagina vengono aggiornati ogni fine mese i grafici degli ultimi 7 anni di oro, argento, dollaro, euro e yen per confrontare l'andamento delle due materie prime selezionate dall'uomo, nei secoli, come moneta per eccellenza, rispetto alle più importanti monetine fiduciarie di oggi. L'ultimo grafico invece è dedicato ogni mese ad un mercato diverso, ritenuto particolarmente interessante o significativo.

Febbraio 2007

L'oro procede, a dire il vero con poca convinzione, la salita seguita al recupero di gennaio. L'MACD di lungo periodo dipinge come inverosimile qualsiasi ipotesi di salita imminente e duratura benché le sorprese in un mercato toro come quello del metallo giallo siano sempre al rialzo e gli indicatori debbano essere valutati in un contesto più ampio.

Appare più significativa la correzione della ratio gold/wtic dopo la rottura della resistenza dinamica avvenuta in gennaio: fermo restando il bull market delle commodities, è verosimile che nei prossimi mesi il petrolio si comporti meglio dei metalli preziosi.

Il massimo di maggio è presidiato da una candela davvero temibile: vedremo a breve se le dinamiche fondamentali e speculative che alimentano i movimenti di lungo e di breve periodo riusciranno a spingere le quotazioni sino a livelli così delicati. Shortare un toro in piena corsa è quantomeno insano ma, a nostro avviso, in questo momento il rapporto rischio/rendimento nel settore aurifero è troppo elevato anche per poter pensare a posizioni rialziste con un orizzonte temporale limitato.

Per il lungo periodo invece il quadro rimane molto positivo: l'oro ha ancora ampi spazi di crescita e rappresenta un ottimo veicolo per difendere il potere d'acquisto del proprio denaro, minacciato dall'inflazione monetaria galoppante dei nsotri giorni.

Questo mercato è ancora del tutto elitario ed esclusivo, non c'è traccia di quella mania popolare che è l'ingrediente necessario e finale - se la storia insegna - per concludere al meglio la ricetta e permettere ai pochi di scaricare sui molti un bene ormai selvaggiamente sopravvalutato. D'altro canto, nonostante l'enfasi posta dai mass media nel parlare di oro ai massimi da 25 anni, siamo ben lontani da fine corsa. I 730 $ del 1980 (il "record" tanto celebrato dai media) equivalgono oggi, secondo stime MOLTO prudenziali, a più di 1.700: rispetto a 25 anni fa, l'oro oggi non vale nemmeno la metà.



L'argento chiude febbraio in modo apparentemente più vigoroso dell'oro ma lascia sul grafico mensile un pessimo auspicio: il tentativo, fallito, di superare la resistenza dinamica, chiudendo al di sopra di essa.

E' bene sottolineare che la particolare ristrettezza del mercato dell'argento rende questo metallo molto più volatile dell'oro. Benché i fondamentali siano ancora migliori di quelli del metallo giallo, cavalcare le oscillazioni drammatiche dell'argento può rivelarsi molto ardua anche per chi non è proprio alle prime armi. Inoltre, vista la maggior importanza del mercato dell'oro, il metallo bianco tende ad amplificarne i movimenti, sia al rialzo sia - ed in modo più marcato - al ribasso.

Se quindi rimaniamo convinti che l'argento rappresenti sul lungo periodo un'occasione migliore dell'oro per difendere e moltiplicare il proprio capitale, quanto detto sul momento non ideale per nuove posizione speculative al rialzo sul metallo giallo vale a maggior ragione per l'argento. In caso di correzione del settore aurifero, l'argento sarà dei due preziosi metalli quello che perderà di più e più velocemente.





Il dollaro chiude febbraio senza riuscire ad intaccare né il canale discendente che lo tiene in trappola da dicembre 2005 né la meno importante, ma pur sempre significativa, soglia di 85 sul dollar index. Dopo lo stretto trading range segnato nella parte centrale del 2006, si può già considerare come positivo il fatto che a seguito della rottura di novembre il dollaro non abbia continuato a precipitare verso la fatidica soglia intorno ad 80: il biglietto verde in fondo sta tenendo.

La situazione rimane comunque delicatissima con scenari aperti in entrambe le direzioni. Riteniamo verosimile però che in questo momento la valuta statunitense stia lentamente disegnando un doppio minimo pluriennale, compatibile con un'altra rapida discesa sotto 80 da interpretare come ottima occasione di acquisto piuttosto che di vendita, proprio nel momento in cui, eventualmente, nulla si sentirà se non parlare della fine del dollaro.

Più lineare il comportamento dell'euro benché non libero da ambiguità proccupanti. Dopola rottura del trading range, la valuta europea è riuscita a testare l'ex resistenza statica (di una certa importanza) appena sotto 1.30 ed a chiudere febbraio recuperando quasi tutto il terreno perso a dicembre e gennaio.
Le nubi all'orizzonte sono rappresentate dalla divergenza negativa sulla ratio con l'oro - benché imputabile alla sicuramente maggiore solidità del toro del metallo giallo - e all'approsimarsi della formidabile resistenza dinamica tracciata sull'MACD di lungo periodo.

Chiusure sopra 1.36 per eurusd rappresenterebbero, a nostro avviso, ottime occasioni per shortare la valuta europea.

Dopo aver violato il supporto statico a gennaio, lo yen chiude febbraio con grande forza, mettendo in sicura difficoltà quanti sono stati troppo solerti nel decretarne l'ulteriore, rapida svalutazione. Detto questo, non concordiamo con quanti annunciano l'imminente fine del carry trade finanziato da valute a basso rendimento come lo yen: dopo l'ultimo rialzo, la BOJ ha portato i tassi di interesse allo 0.50%... nulla rispetto al 3.50% della zona euro, al 5.25% pagato da dollari e sterline o addirittura al 6.25% e 7.25% dei più esotici dollari neozelandesi ed australiani.

A nostro avviso il carry trade finirà quando il differenziale dei tassi di interesse sarà trascurabile: fino ad allora sarà conveniente indebitarsi a tassi giapponesi ed impiegare le risorse così ottenute in investimenti denominati in valute con uno yeld maggiore.
Riteniamo quindi che, dopo aver scrollato e spennato gli ultimi arrivati, lo yen riprenderà nelle prossime settimane la sua discesa.






IL GRAFICO DEL MESE

Il "grafico del mese" è dedicato all'aggiornamento di un grafico elaborato tempo fa per illustrare il rapporto fra XOI e HUI, i due importanti indici statunitensi.

Analizzando gli ultimi 11 anni, si nota subito come il mercato toro delle azioni petrolifere abbia preceduto di molto quello delle aurifere che però, una volta iniziato verso fine 2000, ha rapidamente recuperato terreno, offendo con continuità migliori occasioni di investimento per tre anni di seguito.

Le differenze fra questi due settori sono enormi: le aziende che costituiscono l'HUI sono dei nani rispetto alla capitalizzazione gigantesca di quelle petrolifere e questo può spiegare almeno in parte, la costante overperformance di società più piccole, più rischiose e più volatili da quando hanno iniziato a salire. Questa argomentazione rimane valida anche per il futuro: nonostante il guadagno rapido ed esorbitante delle aurifere, nulla vieta che esse continuino a crescere a ritmi maggiori delle pachidermiche società racchiuse nello XOI.

A nostro avviso però, le dinamiche recenti di oro e petrolio e le reazioni delle aziende da essi direttamente influenzate, rendono verosimile una nuova fase di forza dello XOI rispetto all'HUI... ed i movimenti decisivi non dovrebbero tardare a farsi vedere.



GENNAIO 2007
DICEMBRE 2006