Per investire con successo, la scelta dei tempi è fondamentale anche in un settore in crescita.
Comprare nel momento sbagliato può significare infatti entrare in un mercato ipercomprato, giunto in prossimità dei massimi relativi dai quali, inevitabilmente, dovrà ritracciare per compensare gli eccessi tipici delle fasi estreme, nel perenne movimento non lineare dei mercati.
In questa pagina vengono aggiornati ogni fine mese i grafici degli ultimi anni di oro ed argento nonché i cross Forex fra dollaro, euro e yen per confrontare l'andamento delle due materie prime selezionate dall'uomo, nei secoli, come moneta per eccellenza, rispetto alle più importanti monetine fiduciarie di oggi. L'ultimo grafico è invece dedicato ogni mese ad un mercato diverso, ritenuto particolarmente interessante o significativo.

Charts courtesy of StockCharts.com.com and ProRealTime.com

Aprile 2007

Oro ed argento non riescono ad approfittare della debolezza del dollaro ad aprile e mettono a segno timidi guadagni rispetto alla chiusura di marzo.

Gli indicatori di breve e di lungo periodo così come la ratio gold/oil lasciano presagire ulteriore debolezza nei prossimi mesi: dopo gli ottimi guadagni fra giugno 2005 e maggio 2006 è verosimile che sia ancora necessario un periodo di consolidamento prima di poter riprendere la salita.

D'altro canto però, il mantenimento di quotazioni elevate comprese fra i massimi di allora ed i più importanti ritracciamenti segnala come, a parte l'euforia speculativa delle ultime fasi del movimento dell'anno scorso, i fondamentali siano a favore ed aspettino solo di riaffermarsi in tutta la loro potenza una volta smaltiti gli eccessi della primavera 2006. Chi gridava alla "bolla" e prevedeva il crollo dei metalli preziosi dopo l'andamento iperbolico culminato a maggio 2006, si sbagliava.

Sul breve periodo quindi, riteniamo che i metalli preziosi non presentino il profilo di rischio/rendimento più allettante per aprire nuove posizioni speculative. Con un orizzonte temporale più ampio invece il discorso cambia in modo radicale: questo mercato è ancora del tutto elitario ed esclusivo, non c'è traccia di quella mania popolare che è l'ingrediente necessario e finale - se la storia insegna - per concludere al meglio la ricetta e permettere ai pochi di scaricare sui molti un bene ormai selvaggiamente sopravvalutato. D'altro canto, nonostante l'enfasi posta dai mass media nel parlare di oro ai massimi da 25 anni, siamo ben lontani da fine corsa. I 730 $ del 1980 (il "record" tanto celebrato dai media a maggio 2006) equivalgono oggi, secondo stime MOLTO prudenziali, a più di 1.700: rispetto a 25 anni fa, l'oro oggi non vale nemmeno la metà.

Argento ed oro quindi, rappresentano oggi - per chi saprà pazientare alcuni anni - ottimi veicoli per porre almeno una parte dei propri risparmi al riparo dall'inflazione monetaria selvaggia che ne sta erodendo il potere d'acquisto.





EURUSD chiude aprile su quotazioni record, sfidando senza apparente timore il record di fine 2004. Com'era prevedibile i media hanno dato grande risalto a questa notizia e la "fine del dollaro" viene celebrata anche su quelle testate che di norma non si occupano di FOREX. Benché ben inserito nel canale ascendente che lo accompagna da oltre un anno però, le condizioni per questo cross sembrano favorire, a breve, uno scenario diverso: una correzione verso la SMA di medio periodo, se non addirittura quella di lungo, permetterebbe infatti di portare RSI ed MACD in territori ben più compatibili con una salita prolungata e sostenibile rispetto agli attuali. L'euro è ai massimi non solo contro il dollaro ed è verosimile che possa approfittare dell'euforia generale nei suoi riguardi per prendere fiato.

Dopo le turoblenze di marzo, USDJPY recupera con grande forza la trendline violata ad inizio 2007, confermando le implicazioni positive della Cup&Handle formata dal 2003 ad oggi. Benché tutto sia possibile sui mercati, le implicazioni di una simile configurazione tecnica sono così potenti da rendere verosimile un obiettivo per questo cross di 135 nei prossimi mesi. Nonostante le molte, autorevoli, voci levatesi a celebrare la fine del carry trade a causa della "stretta monetaria" giapponese, rimaniamo convinti che uno spread di quasi 5 punti percentuali fra il dollaro ed il fido yen sia un carburante più che sufficiente per spingere in alto USDJPY ancora per molto tempo.
Le recenti evoluzioni del cambio fra dollaro e yen contribuiscono a mettere in dubbio la capacità dell'euro di proseguire, sul breve periodo, la salita contro il biglietto verde: dovendo scegliere un cross sul quale "andar lunghi", USDJPY rimane a nostro avviso quello migliore.

Dopo essersi scrollato di dosso i trader meno esperti con la violenta correzione di marzo, EURJPY chiude aprile sui massimi assoluti, sia per quanto riguarda le quotazioni sia per gli indicatori di breve e lungo periodo, ormai in territori estremi. L'ipotesi che una pausa sia necessaria per la valuta europea viene confermata anche dall'analisi di questo cross: per chi vuole incassare interessi da carry trade, il rapporto rischio/rendimento offerto dal cambio euro/yen è molto meno allettante rispetto a quello di USDJPY.



EURUSD



USDJPY



EURJPY


IL GRAFICO DEL MESE

Il grafico del mese è dedicato allo S&P500, il famoso indice borsistico statunitense. L'ottima performance di aprile non deve trarre in inganno: l'andamento delle 500 più importanti società americane negli ultimi dieci anni è infatti molto chiaro e può essere suddiviso in tre periodi distinti.

Il primo, fino al top del 2000, ha visto salire all'unisono l'indice e la sua ratio contro l'oro, segno evidente di un apprezzamento a tutto tondo, genuino e reale. Il secondo, fino ai minimi fra il 2002 ed il 2003, in cui lo S&P500 ha perso circa metà del suo valore in un paio di anni, proseguendo con assoluta coerenza a viaggiare in sintonia con la ratio; infine quello in essere fino ad oggi, in cui la divergenza fra l'andamento ufficiale e quello meno seguito della ratio, evidenzia con assoluta chiarezza come in realtà la crescita dell'indice negli ultimi anni sia stata solo nominale.

Le implicazioni sono immediate: l'apprezzamento delle borse è stato alimentato dal mare di liquidità che ha invaso tutti i mercati, non ultimi quello immobiliare e quello delle materie prime. Mentre fino al 2000 la salita dello S&P500 si è tradotta in ritorni reali per i possessori di azioni, dal 2003 ad oggi, a fronte di ottime performance, il potere d'acquisto del denaro investito sull'azionaro si è ridotto: nonostante tutto infatti, la ratio langue ancora oggi sotto il ivello di 2.50 toccato allora.



MARZO 2007
FEBBRAIO 2007
GENNAIO 2007
DICEMBRE 2006