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Questa pagina raccoglie l'Analisi Tecnica di diversi mercati fra cui, in particolare, Oro, Argento ed i cross Forex fra dollaro, euro e yen per confrontare l'andamento delle due materie prime selezionate dall'uomo, nei secoli, come moneta per eccellenza, rispetto alle principali monetine fiduciarie di oggi.

Gli aggiornamenti verranno pubblicati senza scadenze fisse, in funzione di particolari condizioni di mercato.

Charts courtesy of StockCharts, ProRealTime and NetDania.



01 febbraio 2009, ore 19.07

La prima quotazione disponibile per l'oro in euro in questo gennaio 2009 appena concluso è stata quella di Sidney: 619.79 €/oz (un'oncia troy è uguale a 31.1035 gr). Il mercato dell'oro non è centralizzato in un'unica sede come avviene per i titoli a listino presso la Borsa Italiana o il NYSE ma è diffuso, come il FOREX, e il prezzo viene fornito da diverse fonti, ininterrottamente, dalle 22 della domenica alle 22 del venerdì, ora italiana.

L'ultima quotazione di gennaio è stata di 723.33 €/oz. Un incremento su base mensile di 103.54 €/oz, 3.220 euro al kg: il 16.7% di guadagno.

Questo aggiornamento affronterà con il maggior dettaglio possibile quest'ultimo movimento, tenendo presente che i grafici a cui facciamo riferimento sono quelli relativi al futures americano e quindi che i livelli di apertura riflettono il gap, in questo caso notevole, fra il primo prezzo di Sidney e l'apertura di New York.

Come gli ultimi mesi hanno inequivocabilmente ribadito, l'analisi tecnica non prevede il futuro. Oggetto dell'analisi tecnica è lo studio dell'andamento passato, più o meno remoto, di qualunque asset quotato rappresentato su un grafico. Il fine ultimo è quello di ipotizzare scenari futuri verosimili basandosi sull'assunto che il prezzo incorpora ogni informazioni possibile, in ogni dato istante. E' questo il cardine principale: in ogni singolo momento il prezzo esprime l'equilibrio esistente fra la propensione all'acquisto dei compratori e quella alla vendita di chi è posto sull'altro lato del mercato, siano essi trader alle prime armi o istituzioni finanziarie con capitali immensi (anche informativi) a propria disposizione.

Per i puristi tecnici assoluti, l'analisi fondamentale (quella che ignora i grafici e si concentra, fra l'altro, su bilanci, analisi di mercato e squilibri domanda/offerta) è addirittura inutile, perché per definzione incompleta e soggetta a diversi livelli di approfondimento mentre quella tecnica è più "democratica", pone ogni osservatore quanto meno davanti allo stesso grafico iniziale ed incorpora ogni singola informazione disponibile in quell'esatto istante. Anche quelle sconosciute ai più ma possedute solo da una ristretta elite che, attraverso la propria attività sul mercato, influenzerà il prezzo; anche quando la spiegazione di un certo brusco movimento verrà resa nota solo in un secondo tempo.

Considerare solo il passato, basandosi su prezzi e volumi più o meno recenti per estrapolare verosimili scenari futuri può essere mortale, come ben sanno coloro che lo scorso settembre hanno comprato titoli azionari o commodities grazie ai livelli estremi di ipervenduto registrati su tutti gli indicatori, prima dell'ulteriore tracollo di ottobre e novembre.

Ciò che non è successo negli ultimi 80 anni può sempre succedere, nel bene e nel male.

Fatta questa premessa essenziale e visti gli sviluppi eccezionali di gennaio, presentiamo il grafico weekly dell'oro quotato in euro relativo agli ultimi quattro anni.





Gli indicatori utilizzati sono:

1. media mobile di breve (SMA 9 periodi)
2. media mobile di lungo (SMA 60 periodi)
3. istogramma di lungo (60/36 periodi)
4. MACD di medio (36/12 periodi)

La SMA a 9 settimane sintetizza molto bene l'andamento a breve termine delle quotazioni, filtrando la volatilià mensile e fornendo l'indicazione più semplice e immediata della direzione attuale delle quotazioni. Come ogni approssimazione non è libera da compromessi, soprattutto in occasione delle stornate violente a seguito delle fasi finali e ripide di salita, ma riesce a rappresentare con molta efficacia supporti e resistenze dinamici di breve periodo.

Le quotazioni non riescono ad allontanarsi molto dalla SMA a 9: anche in caso di movimenti violenti, veloci e profondi, tendono a ritornarle addosso piuttosto rapidamente, come avvenuto dopo la correzione brutale che ha seguito i massimi del 2006.

Già ora, dopo due sole settimane di accelerazione, pur notevole, la distanza fra la quotazione di chiusura (a 724 €/oz su questo grafico) e la media di breve (ancora a 638 €/oz) inizia ad essere consistente. Questo non significa che sicuramente ci sarà un pull back la prossima settimana, ma è un elemento che, soprattutto chi è interessato alle dinamiche più veloci, deve tenere in considerazione per ottimizzare la gestione delle proprie posizioni.

LA SMA a 60 settimane è un ottimo indicatore del trend di lungo periodo e rappresenta il supporto dinamico naturale intorno a cui le quotazioni trovano sostegno dopo le correzioni più violente. Vista la sua lentezza è insensibile alla volatilità e sintetizza l'andamento del prezzo con una curva molto regolare e dolce ma tutto sommato piuttosto vicina al comportamento reale del prezzo: sono partiti infatti entrambi da 325 €/oz nel 2005 e ora, dopo la recente esplosione al rialzo, sono separati da soli 125 €. Niente male per un indicatore che riflette il prezzo medio delle ultime 60 settimane.

In un mercato toro come questo, ogni avvicinamento del prezzo alla SMA 60 dev'essere considerato un'occasione di acquisto, esattamente come si è verificato fra fine 2006 e metà 2007 o negli ultimi mesi del 2008.

L'istogramma di lungo periodo è costruito sulla differenza fra due medie mobili esponenziali (diverse dalle semplici SMA), in questo caso quella a 36 e quella a 60 settimane. Come indicatore di lungo periodo è lento e poco sensibile alla volatilità: perciò, a costo di un ritardo inaccettabile sui segnali di entrata, offre una vista immediata sui livelli di ipercomprato o ipervenduto a lungo termine.

Abbiamo evidenziato con dei quadrati azzurri i momenti in cui l'istogramma è passato in positivo nelle due precedenti gambe rialziste e il punto massimo toccato in coincidenza dei picchi sui prezzi. In entrambe le occasioni il segnale di entrata è stato dato ben dopo che le quotazioni avevano iniziato la salita, in particolare nel 2007, ma non è questo lo scopo per cui seguiamo questo indicatore. Le informazioni preziosissime che si possono dedurre in questo caso riguardano la maturità generale del movimento in atto ed il suo relativo affaticamento.

In entrambe le accelerazioni precedenti, l'istogramma è arrivato intorno a 0.1 (scala sx del grafico) disegnando due "montagne" molto pronunciate prima dell'inevitabile correzione. Verificare che, in questo momento, siamo solo alla seconda settimana in territorio positivo (e solo a 0.033) avvalora l'ipotesi che il break out appena verificatosi sia solo l'inizio di una nuova, potente, fase rialzista.

L'MACD di medio è costruito come l'istogramma ma è rappresentato diversamente e si riferisce alla differenza, più nervosa, fra una media mobile esponenziale a 12 ed una a 36 settimane.

Dal punto di vista operativo è l'indicatore principale, né troppo rapido come la SMA 9 né troppo lento come quella a 60 o l'istogramma. E' l'indicatore adatto su cui osservare i segnali di entrata ed iniziare a cercare quelli di uscita una volta che è salito molto. Negli ultimi 5 anni i segnali sono stati tre, precisamente in occasione di un incrocio al rialzo fra le due linee (MACD e segnale) successivo ad una visita, pur rapida, dell'MACD in territorio negativo. Sono evidenziati con cerchi verdi nella parte bassa del grafico e l'ultimo s'è verificato ad ottobre 2008.

Anche la distanza fra le due linee fornisce informazioni: è facile notare come in questo momento esse siano più distanti di quanto siano mai state in precedenza, a seguito della violenta accelerazione delle ultime settimane. Benché sul breve termine questo possa segnalare un certo ipercomprato, è altrettanto vero che entrambe si trovano ancora nella parte bassa della scala, ben sotto i valori intorno a 0.40/0.45 in prossimità dei quali hanno girato al ribasso nelle scorse occasioni.

In definitiva quindi, riteniamo che dopo i mesi di congestione ipervolatile in cui le quotazioni sono rimaste per quasi tutto il 2008, compresse nell'ampia fascia evidenziata in rosso, il break out di gennaio segnali l'inizio di una nuova fase di forza del metallo giallo contro l'euro. Forza che di fatto s'è già manifestata nel corso degli ultimi difficilissimi mesi dell'anno appena concluso quando l'oro è stato l'unico asset a resistere alle liquidazioni forzate che hanno investito valute, titoli azionari e commodities.

Forza che si manifesta nonostante il recupero del dollaro, cogliendo di sorpresa tutti coloro che sono convinti che l'oro possa salire solo se scende il dollaro.

Le ragioni fondamentali per l'apprezzamento del metallo giallo non hanno fatto che rafforzarsi negli ultimi mesi: gli squilibri fra domanda e offerta sono solo peggiorati, l'aumento della massa monetaria è continuato imperterrito per i canali tradizionali ed è stato esacerbato a livelli parossistici dagli interventi delle autorità per arginare il meltdown finanziario globale.

E non solo, non siamo certi gli unici ad aver notato che fra tutti gli asset l'oro è l'unico ad aver resistito al disastro finanziario peggiore dalla crisi del 1929, andando addirittura a segnare nuovi massimi contro tutte le valute a parte dollaro e yen, rimanendo a ridosso di quelli storici contro un biglietto verde in recupero fortissimo e tenendo bene persino contro lo yen, nonostante proprio sulla valuta nipponica si sia concentrato il fulcro degli acquisti necessari a chiudere in fretta e furia posizioni di carry trade in piedi da quasi 10 anni, scatenando un panic buying di proporzioni epiche. Senza contare che un'oncia d'oro è passata dai 30.000 yen del 2001 ai 105.000 di fine 2008 e una correzione era più che verosimile.

Non siamo certo gli unici ad aver osservato la tenuta del metallo giallo in questi mesi e la progressione potente delle ultime settimane. A fine 2008 sono state segnalate in diversi paesi difficoltà a reperire monete mentre gli ETF sui metalli preziosi hanno raggiunto livelli record di adesioni, nonostante l'argento sia crollato come tutte le altre commodities, oro escluso.

Ogni bull run può essere divisa in tre fasi. La prima parte della salita, lenta e quasi impercettibile, è risevata a chi le notizie non le sa ma le fa, a chi ha in mano le leve dell'economia globale e dispone di capitali ed informazioni di altissimo livello. La seconda vede l'entrata degli investitori più dotati e attrezzati (in genere importanti fondi privati e istituzionali) per cogliere prima del grande pubblico i segnali di forza dei mercati promettenti e posizionarsi di conseguenza. La terza, la fase finale più dirompente e nella quale si realizzano i guadagni più ampi e veloci, inizia con l'entrata dei piccoli investitori e procede fino al livello di mania collettiva, come abbiamo visto con le azioni tecnologiche nel 2000, il recente mercato immobiliare o in mille altre bolle speculative, tutte uguali, ad iniziare da quella sui tulipani in Olanda nel XVII secolo, forse la prima.

E' a quel punto che le mani forti iniziano a lasciare la presa e incassare i profitti delle posizioni aperte anni prima, vendendo ad un pubblico avido un asset ormai sopravvalutato. Segnali di questo tipo di "isteria collettiva" si avranno quando il cittadino comune parlerà di oro come nel 2000 parlava del Nasdaq o come dal moltiplicarsi di nuove e numerose agenzie immobiliari s'è potuto dedurre di recente che il mercato stava raggiungendo un punto di saturazione relativa: non esiste il business in cui molti possono prosperare contemporaneamente.

Un mercato toro su una materia prima come l'oro, la Moneta per definzione da millenni, dura a lungo perché gli squilibri fra domanda e offerta possono essere placati solo con investimenti enormi sia in denaro sia in tempo. Per portare sul mercato la prima oncia d'oro, un'impresa deve mettere in conto dai 5 ai 10 anni di spese ingenti senza alcun ritorno immediato, districandosi fra concessioni statali in paesi spesso problematici, la ricerca difficoltosa di un giacimento sfruttabile, la preparazione delle infrastrutture e, finalmente, la costosa e laboriosa estrazione del metallo.

In media ci vogliono 17 anni per passare dal prezzo più basso a quello più alto e la corsa attuale è nata nel 2001: siamo appena a metà, in fase due. La volatilità eccezionale degli ultimi mesi sembra fatta apposta per scoraggiare le poche mani deboli che hanno provato a tener salde le poche once che erano riuscite ad afferrare. E' improbabile che qualche piccolo daytrader sia riuscito a sopravvivere in un simile contesto.

A nostro avviso quindi questo gennaio 2009 può rappresentare un momento storico, un vero e proprio cambio di marcia sintetizzato, dal punto di vista tecnico, dalla rottura al rialzo del canale ascendente che ha contenuto la corsa dell'oro contro l'euro dal suo inizio nel 2005 e che potrebbe portarci a livelli di prezzo che ora sembrano fantasiosi ma che hanno ragioni fondamentali per essere raggiunti.

Nessun dubbio: riuscire a tenere le proprie posizioni sarà un compito arduo; la volatilità esasperata in entrambe le direzioni, gli storni profondi che seguiranno ogni difficile salita, le notizie terrificanti che spargeranno il terrore fra i pesci più piccoli prima dell'entusiasmo forzato e monocorde della fase tre saranno lì apposta per far mollare la presa.

Noi però rimaniamo convinti che valga la pena di tenerla salda.

Come ormai d'abitudine, ecco il calcolatore dell'"inflazione" proposto dal Bureau of Labor Statistics statunitense utile per misurare l'entità ufficiale della svalutazione del dollaro dalla nascita della Federal Reserve nel 1913 ad oggi.































































































































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