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Questa pagina raccoglie l'Analisi Tecnica di diversi mercati fra cui, in particolare, Oro, Argento ed i cross Forex fra dollaro, euro e yen per confrontare l'andamento delle due materie prime selezionate dall'uomo, nei secoli, come moneta per eccellenza, rispetto alle principali monetine fiduciarie di oggi.

Gli aggiornamenti verranno pubblicati senza scadenze fisse, in funzione di particolari condizioni di mercato.

Charts courtesy of StockCharts, ProRealTime and NetDania.



04 gennaio 2009, ore 13.50

Primi giorni di gennaio, è il momento di fare il bilancio su questo 2008, annus horribilis non solo per i mercati finanziari, che rimarrà nella memoria di molti come un confine indelebile fra ciò che era prima e quel che è stato dopo.

Il cataclisma iniziato quest'estate è stato di dimensioni eccezionali, e non solo a livello di profondità e rapidità dei movimenti (lo S&P500 è giunto a perdere in 13 mesi, prima del recente rimbalzo, più di quanto avesse lasciato sul terreno nei 28 mesi successivi al famoso crack del 2000) ma anche per ampiezza del contagio: nessun asset s'è salvato, a parte dollari e yen, titoli di stato e, manco a dirlo, l'oro.

La differenza sostanziale fra i primi tre strumenti cartacei e il metallo giallo consiste nel fatto che mentre valute e titoli di stato sono di fatto promesse di pagamento e dipendono quindi dalla bontà del creditore che le emette, l'oro è una materia prima dotata di un suo valore intrinseco (nel caso specifico i costi necessari per portarlo dalle profondità della terra al mercato). In secondo luogo, l'oro è Moneta da millenni, ha superato indenne ogni tipo di crisi, di regime, di epoca storica, di esperimento sociale. Ha coperto il ruolo che gli è stato riconosciuto da così tante e diverse società nel corso della storia per le sue eccezionali caratteristiche fisiche e perché un'economia libera, sana ed efficiente ha bisogno di una Moneta solida e affidabile così come un ingegnere ha bisogno di strumenti precisi per progettare in modo corretto.

In questo terribile 2008, in realtà più che altro negli ultimi 6 mesi, ogni asset a parte quelli citati, ha visto crollare le proprie quotazioni a livelli semplicemente impensabili per la maggior parte degli operatori. Un vero e proprio cigno nero di quelli descritti dall'eclettico Nassim Taleb, che probabilmente negli ultimi mesi avrà guadagnato non poco grazie alla sua filosofia di trading.

Il petrolio è passato da 150 a meno di 40 dollari, l'acciao a novembre ha sfiorato i 100 mentre in agosto veleggiava tranquillo intorno ai 525 e così via, per quasi tutti i mercati; l'euro è crollato da 1.60 a 1.25 in quattro mesi, sembra poco ma ne aveva impiegato 24 per coprire la stessa strada nel senso opposto e un movimento del 21% in così poco tempo sul più importante cross valutario del pianeta è per certi versi più estremo del crollo del petrolio.

Com'è potuto succedere? Cosa ha causato un crollo così violento, profondo e ad ampio spettro? Perché assets storicamente correlati in modo inverso si sono mossi nella stessa direzione con tale potenza?

A nostro avviso, e non solo nostro se può essere di consolazione, il contagio è stato così diffuso e il crollo tanto radicale perché, una volta tanto, le vittime non sono state solo i piccoli risparmiatori e i trader privati con poche risorse a disposizione ma nella rete sono rimasti non pochi pesci grossi e questo ha innescato una serie di disinvestimenti forzati molto sostanziosi, posizioni enormi chiuse in perdita a qualunque prezzo e in tutta fretta, avvelenate da leve finanziarie estreme che potevano andar bene per amplificare i guadagni della salita lenta e regolare che ha preceduto il crack ma che si sono rivelate mortali nello scenario successivo.

Ogni nuova posizione chiusa in quelle condizioni ha rovesciato sul mercato volumi di vendita eccezionali, innescando una sorta di circolo vizioso (o virtuoso a seconda della vostra esposizione), alimentando ulteriormente la discesa e portando le quotazioni al punto di costringere altri grandi capitali a chiudere in perdita posizioni rialziste che ormai si pensavano al sicuro, perpetuando al di là di ogni aspettativa la profondità della discesa.

Per questo il crollo si è avuto ovunque: ad un certo punto è stato necessario reperire risorse dove le si teneva, fossero borse, materie prime o valute e liquidare i propri futures sul petrolio, sull'acciaio o sul rame è stata l'unica scelta possibile prima di chiudere i battenti per importanti istituzioni finanziarie, hedge funds e altri soggetti fortemente capitalizzati.

Non stupitevi quindi se il vostro portafoglio azionario "conservativo" cresciuto a poco a poco negli ultimi anni, oggi si trova a metà del suo valore: ci sono professionisti pagati cifre notevoli che sono stati cacciati fuori dal mercato punto e basta, gente che fa questo di mestiere che ha perso più di quanto avesse investito, banche rinomate come Lehman Brothers, la quarta degli Stati Uniti, fallite dopo buchi da centinaia di miliardi, gestori che si sono suicidati. Tutto è relativo: un meno 50% sul portafoglio azionario non è poi così male se ci si guarda intorno.

Dal punto di vista di un investitore europeo, in particolare italiano visto che non crediamo ci siano molti altri europei a comprare azioni del mibtel, il posto migliore per parcheggiare i propri risparmi negli ultimi 12 mesi sarebbe stato acquistare yen, quindi dollari e infine oro. Chi ha scelto la borsa nostrana chiude il 2008 con un drammatico -50% circa, come riportato da molti quotidiani.

"Comprare oro" ha reso ad un europeo quest'anno "solo" il 7.5% circa. Se allarghiamo però lo scenario agli ultimi tre e sei anni (come facciamo dal settimo al nono grafico) le cose cambiano radicalmente: nel primo caso il ritorno del metallo giallo è stato del 40% contro l'euro (rimanendo sempre in territorio positivo nel frattempo) contro il quasi 10% messo a segno dallo yen solo grazie alla recente esplosione che non gli ha impedito di rimanere 30 mesi su 36 in negativo. La performance del dollaro contro l'euro negli ultimi 3 anni è ancora in rosso del 20%, nonostante la forza recente. Quella del mibtel un imbarazzante -45%.

Il confronto su 72 mesi è ancora più chiaro: oro in guadagno dell'85% mentre i tre sfidanti rimangono tutti in territorio negativo. Il dollaro addirittura di un terribile -40%, dopo aver toccato il -55%, alla faccia della svalutazione competitiva!

Rimangono ancora dubbi su cosa significhi protezione del capitale sul medio lungo termine?

Nonostante la parola "deflazione" riempa la bocca di molti "esperti" in questi giorni, ciò a cui abbiamo assistito è stato uno shock dei prezzi di dimensioni colossali e storiche (verrà ricordato a lungo questo 2008) ma la deflazione non c'entra nulla, anzi, è vero semmai il contrario. L'espansione della massa monetaria in questi mesi è andata avanti a ritmi vertiginosi, mai registrati prima, sotto forma di interventi di salvataggio effettuati con denaro dei contribuenti a suon di miliardi di dollari, euro, sterline e centinaia di miliardi di yen.

Una volta che il polverone si sarà abbassato, questa mole enorme di denaro riversata sui mercati farà il suo corso, riducendo ulteriormente, ed in modo drammatico, il valore del circolante.

I beni dotati di un valore intrinseco, le materie prime ad esempio, reagiranno a questa diluizione nel modo più poderoso e nell'unica maniera possibile, salendo di prezzo relativamente a valute sempre più "svalutate".

Il valore reale di petrolio, oro, argento, rame e ogni altro asset è oggi in realtà molto più in basso di quanto non appaia sui grafici nominali che noi stessi siamo costretti ad utilizzare, perché la massa monetaria s'è espansa notevolmente negli ultimi mesi ma non sono reperibili con facilità i dati precisi a riguardo.

La stessa quantità complessiva di materie prime disponibili quest'estate insiste su una massa maggiore di denaro gettato ad hoc sui mercati dalle autorità nel frattempo. Le quotazioni nominali non tengono in considerazione questo fattore essenziale ma il suo effetto non mancherà di manifestarsi.

E si certo, ci sarà una diminuzione della domanda di molte commodities a causa dei problemi dell'occidente maturo alle prese con la recessione dolorosissima che ci attende nel 2009, nel 2010 e forse anche dopo ma ci sono miliardi di asiatici che scalpitano ancora per ottenere ciò che credono sia l'inevitabile status del benessere: telefonini, automobili, televisori a schermo piatto e ipod e, ancora prima, la pancia piena e una casa comoda. Questo a nostro avviso sarà già da solo capace di compensare la diminuzione della domanda dovuta alla crisi occidentale, senza contare l'espansione della massa monetaria.

Le quotazioni attuali della maggior parte delle materie prime rappresentano a nostro avviso un affare colossale, irripetibile anche per la particolare piega psicologica maturata durante una catastrofe finanziaria che rimarrà sui libri di storia e per l'elevato numero di pesci grossi rimasti impigliati a sorpresa nella loro stessa rete. Si vede che non erano abbastanza grossi.

Come ormai d'abitudine, ecco il calcolatore dell'"inflazione" proposto dal Bureau of Labor Statistics statunitense utile per misurare l'entità ufficiale della svalutazione del dollaro dalla nascita della Federal Reserve nel 1913 ad oggi.































































































































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