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Questa pagina raccoglie l'Analisi Tecnica di diversi mercati fra cui, in particolare, Oro, Argento ed i cross Forex fra dollaro, euro e yen per confrontare l'andamento delle due materie prime selezionate dall'uomo, nei secoli, come moneta per eccellenza, rispetto alle principali monetine fiduciarie di oggi. Gli aggiornamenti verranno pubblicati senza scadenze fisse, in funzione di particolari condizioni di mercato. Charts courtesy of StockCharts, ProRealTime and NetDania. 04 ottobre 2008, ore 17.09 Chiusa anche questa settimana carica di tensioni: i mercati sono stati scossi alle fondamenta e la bocciatura del piano di salvataggio (poi approvato) ha esasperato un clima di già notevolissimo nervosismo. Sembra che tutto, a parte il dollaro, stia precipitando. Borse, materie prime, valute cedono terreno (meglio, crollano) in un'enorme tragedia mediatica che non fa altro che alimentare la paura e agevolare l'adozione di misure eccezionali, per il "bene comune", ovviamente. Da ogni angolo si alzano richieste di interventi statali a sostegno dei settori in crisi, si inneggia all'aumento della liquidità nel sistema, si prega l'azione coordinata delle banche centrali per "difendere" l'economia. Purtroppo, così facendo, ci si limita a socializzare le perdite di alcuni settori a spese di tutta la collettività. Con questi interventi si permette a chi ha gestito in modo pessimo realtà aziendali anche cruciali e di dimensioni eccezionali (ed ha goduto in modo privato dei profitti durante gli anni buoni) di superare indenne la selezione del mercato, portando avanti modelli di business o pratiche di gestione fallimentari e scaricando su tutti i cittadini il costo di questi salvataggi. In momenti come questo, quando l'emotività è alle stelle e il terrore regna sovrano bisogna rimanere tranquilli e cercare di analizzare le cose in modo chiaro e ragionevole. O almeno tentarci. Perché crollano le borse e le materie prime all'unisono anche se rispondono a dinamiche fondamentali così diverse? Perché il dollaro sale nel bel mezzo di una crisi che, a rigor di logica, dovrebbe colpirlo più delle altre valute? Perché oro e argento non hanno fatto registrare nuovi massimi e anzi soffrono moltissimo in un clima di così grande incertezza e tensione? Perché tutto scende proprio nel momento in cui le banche centrali innondano i mercati con quantità di valuta mai vista prima nella storia? A nostro avviso, l'attuale fase di liquidazione degli asset legati alle materie prime è dovuta alla concomitanza di alcuni fattori, non ultima la notevole salita degli ultimi anni, culminata con la vera e propria esplosione specualtiva iniziata nell'estate del 2007 e rappresentata alla perfezione nel grafico del Reuters Continuous Commodity Index (CCI) postato più in basso. Questo indice riassume l'andamento del settore delle materie prime nel suo complesso e l'analisi mette in evidenza il notevole ipercomprato raggiunto quest'estate, in contemporanea con le minacciose divergenze negative sull'MACD di medio periodo e l'istogramma di lungo. A questo squilibrio già notevole, dev'essere aggiunto l'osceno divieto di shortare alcuni titoli finanziari e assicurativi che ha verosimilmente costretto alcuni importanti fondi a trasportare la propria operatività su altri settori, alimentando una discesa già fisiologica e portandosi dietro anche la pletora di piccoli investitori ritardatari che, giusto sui nuovi massimi di giugno, avranno iniziato a comperare ETF e azioni legate al mondo delle commodities e che ora staranno vendendo in tutta fretta, in bella perdita. La causa principale che ha dato il via a quest'enorme liquidazione proprio nel delicatissimo mese d'agosto, rimane però, a nostro avviso, il posizionamento dei pesci più grossi, quelli con le informazioni migliori, quelli che hanno accesso agli strumenti preclusi a tutti gli altri e che hanno approfittato della debolezza tipica del mercato estivo, anticipando nel modo migliore e più funzionale gli eventi in preparazione per settembre. Il tutto con ottimi guadagni sulla discesa in atto (un esempio eclatante: l'acciaio è crollato in tre mesi da 550 a 206!) e con la prospettiva di ottenere al momento giusto quotazioni stracciate per i long prossimi venturi. Un piccolo valore aggiunto (a parte i milioni e milioni di dollari incamerati nei mesi recenti) è la confusione immensa creata nel grande pubblico, ormai terrorizzato dalle materie prime come dalle borse e propenso a mettere tutto nello stesso paniere e a rimanerne lontano per i prossimi anni. In realtà, nulla è cambiato nelle dinamiche fondamentali sottostanti la crescita del prezzo delle commodities durante queste settimane di panico. Anzi. I miliardi profusi dalle autorità per sostenere i giganti in crisi del mondo finanziario non possono far altro che alimentare ancor di più la corsa delle materie prime, una volta smaltito l'attuale terrore. Inoltre, gli squilibri fra domanda e offerta non solo sono rimasti intatti ma sono stati esasperati dai prezzi così bassi registrati dopo il crollo. In tutto questo il dollaro, beffardo, guadagna, nonostante il cataclisma dei mercati finanziari statunitensi e le terribili notizie anche sul fronte occupazione per il semplice fatto che, dopo sette anni di discesa e una svalutazione competitiva del 50% contro l'euro, è naturale che ci siano prese di profitto e contemporanee aperture di posizioni contrarie al trend principale. Guarda caso proprio nella situazione che meno sembrerebbe opportuna per puntare sul dollaro. A nostro avviso quindi, il momento è adatto per iniziare a dispiegare (o aumentare) il proprio capitale nel settore delle risorse naturali, preziose, limitate e soggette da una parte al continuo debasamento della moneta e dall'altro alla tensione fra una domanda crescente e un'offerta rigida, se non calante. E' ovvio che occorre selezionare gli strumenti migliori e più adatti alle proprie caratteristiche e ai propri obiettivi, sia in termini di rischio sia temporali. Il momento di comprare è quando il sangue scorre per le strade. Come ormai d'abitudine, ecco il calcolatore dell'"inflazione" proposto dal Bureau of Labor Statistics statunitense utile per misurare l'entità ufficiale della svalutazione del dollaro dalla nascita della Federal Reserve nel 1913 ad oggi.
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