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Questa pagina raccoglie l'Analisi Tecnica di diversi mercati fra cui, in particolare, Oro, Argento ed i cross Forex fra dollaro, euro e yen per confrontare l'andamento delle due materie prime selezionate dall'uomo, nei secoli, come moneta per eccellenza, rispetto alle principali monetine fiduciarie di oggi. Gli aggiornamenti verranno pubblicati senza scadenze fisse, in funzione di particolari condizioni di mercato. Charts courtesy of StockCharts, ProRealTime and NetDania. 06 aprile 2008, ore 10.53 E' curioso confrontare le statistiche ufficiali sull'andamento dei prezzi con i dati reali, inequivocabili, lasciati sui grafici delle principali materie prime dal 2002 ad oggi. Mentre i mass media parlano di aumenti nell'ordine del 3.6% annuo, la crescita del prezzo di tutti i beni tangibili utilizzati nei processi produttivi destinati a sfamarci, vestirci, darci una casa, un'auto e tutti i nostri amati gadgets ha fatto segnare, negli ultimi 6 anni, valori a 3 cifre. In alcuni casi anche solo negli ultimi 12 mesi. Vediamo quindi uno dopo l'altro i protagonisti alla base dei nostri consumi, nelle loro quotazioni ufficiali in dollari, tenendo presente che per i cittadini del vecchio continente l'effetto è stato smorzato quasi del 50% grazie alla rivalutazione dell'euro nei confronti del biglietto verde. Nonostante che il cambio euro/dollaro sia passato da circa 0.84 nel 2002 agli attuali 1.57, la quotazione internazionale ufficiale rimane, per ora, quella espressa nella valuta statunitense. Facciamo quindi riferimento a questa, sottolineando la necessità di computare la débâcle del dollaro per stimare in modo realistico l'impatto dei recenti aumenti sulle finanze dei cittadini europei. Nonostante il "super euro" gli incrementi sono stati tutt'altro che contenuti. L'oro è aumentato del 300% passando da 250 a 1000 $/oz, superato dall'argento che ha messo a segno un +425%. Petrolio e gas naturale sono intorno al 400%. I metalli industriali sono guidati dall'acciaio che ha messo a segno una performance stupefacente, alla luce della quale ci si chiede come sia possibile sostenere la tesi del "rallentamento" dell'economia mondiale: forse si raffredda quella statunitense, seguita da quella europea - per altro ormai terziarizzate in modo spinto - ma altrove la produzione industriale pesante continua eccome. L'acciao è passato da 50 a 475, un aumento dell'850% capace di far impallidire oro, argento e petrolio. Persino il rame con il suo +433% si deve inchinare al vero e proprio re in questa "corsa delle commodities". Fanalino di coda l'alluminio, aumentato solo del 140%. Anche i prezzi dei prodotti agricoli sono cresciuti con minore violenza dei metalli preziosi o dell'acciaio: un "misero" +233% dal 2002 ad oggi. Occorre sottolineare però che negli ultimi 12 mesi sono raddoppiati. Come queste dinamiche possano essere compatibili con presunti aumenti su base annua del 3.6% rimane un mistero.
Nel frattempo, l'alluvione di liquidità che ha spinto le materie prime così in alto, ha permesso al valore nominale delle borse di NON inabissarsi, come testimonia il grafico qui sotto. I volumi in crescita costante sullo S&P500 evidenziano la pressione al rialzo che ha sostenuto questo importante indice borsistico mondiale. Nonostante tanta fatica, il +58% messo a segno negli ultimi sei anni non ha permesso allo S&P500 di raggiungere un risultato apprezzabile: spietata, la ratio spx/gold illustra il reale andamento dell'indice negli ultimi anni.
Come ormai d'abitudine, ecco il calcolatore dell'"inflazione" proposto dal Bureau of Labor Statistics statunitense utile per misurare l'entità ufficiale della svalutazione del dollaro dalla nascita della Federal Reserve nel 1913 ad oggi.
Per ciò che riguarda le chiusure settimanali di venerdì 4 aprile, i metalli preziosi rimangono a vacillare, storditi, dopo la sessione pesantissima conclusa il 21 marzo. La relativa giovinezza del movimento iniziato la scorsa estate, ci ha spinto ad aumentare le porzioni speculative a ridosso dei minimi recenti, considerando verosimile una ripresa delle quotazioni e nuovi massimi nelle prossime settimane. L'entusiasmo eccessivo prodotto dall'oro sopra i 1000 $/oz ha calamitato la sfortunata compagnia dei pesci piccoli, emotivi e ritardatari, rendendo "necessaria" una bella correzione. La velocità e, soprattutto per l'argento, la profondità di tale movimento sono state però così intense da lasciar pensare che buona parte degli ultimi "oro-entusiasti" sia già fuori dal mercato a leccarsi le ferite e che, dopo un po' di maretta, la salita possa riprendere per terminare il movimento fino a condurlo sopra i massimi recenti, prima dell'effettiva correzione di medio periodo. Questa dura e repentina inversione di rotta potrebbe fra l'altro tradursi in un prolungamento della salita, sia spaziale sia temporale, rispetto a quanto previsto in precedenza. Ecco un articolo interessante sulla corsa dell'oro, seppur ambiguo come sempre quando sui grandi media generalisti compare il termine inflazione.
S&P500, settore bancario e homebuilders chiudono invece molto bene la settimana. Questo conferma a nostro avviso che, almeno a medio termine, la tempesta dei subprime ha concluso la sua prima fase di attacco alla fiducia del sistema con la vicenda Bear Stearns. Dall'armageddon dato per inevitabile un paio di settimane fa, con crolli a catena dell'intero settore bancario e prezzi delle case in caduta libera, sembra che, almeno per i grafici, sia passato molto tempo.
Tentativo di bottom per i tassi di interesse a breve dopo una delle discese più rapide e profonde della storia della FED. Il carry trade agonizza in attesa di capire se la violazione del supporto sul DBV sia un fatto consolidato o solo un eccesso di breve periodo. Nel frattempo, il dollaro è passato dal lato lungo a quello corto in molte operazioni sul differenziale dei tassi nel mercato dei cambi.
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