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Questa pagina raccoglie l'Analisi Tecnica di diversi mercati fra cui, in particolare, Oro, Argento ed i cross Forex fra dollaro, euro e yen per confrontare l'andamento delle due materie prime selezionate dall'uomo, nei secoli, come moneta per eccellenza, rispetto alle principali monetine fiduciarie di oggi.

Gli aggiornamenti verranno pubblicati senza scadenze fisse, in funzione di particolari condizioni di mercato.

Charts courtesy of StockCharts, ProRealTime and NetDania.



09 febbraio 2008

Chiusure settimanali positive per i metalli preziosi, benché con guadagni contenuti: a ben vedere però, il confronto con la volatilità ed i pesanti storni delle borse rende ghiotti anche risultati così modesti.

Da notare che l'istogramma di lungo periodo ha raggiunto per l'oro i livelli critici del maggio 2006: come già detto altre volte ci aspettiamo che quest'anno vengano superati anche se è opportuno sottolineare che un indicatore di così ampio respiro è del tutto insensibile alle variazioni di breve ed è studiato per porre a confronto i livelli di ipercomprato fra gli ultimi 9 e 15 mesi. Qualche settimana di anticipo o di ritardo è irrilevante su questi time frame e non deve trarre in inganno: a titolo di esempio basta guardare l'andamento dell'indicatore fra gennaio e marzo 2006.

Come ormai d'abitudine, ecco il calcolatore dell'"inflazione" proposto dal Bureau of Labor Statistics statunitense per chi volesse misurare l'entità ufficiale della svalutazione del dollaro dalla nascita della Federal Reserve nel 1913 ad oggi.









Mentre l'istogramma di lungo periodo per l'oro è già ai massimi dal maggio 2006 ad oggi e quello dell'argento è in territorio positivo dai primi dell'anno, alluminio ed acciaio presentano livelli estremi di ipervenduto. Le migliori aziende di questi settori rappresentano a nostro avviso ottime opportunità d'acquisto sia sul medio che sul lungo termine.

Nonostante il tanto sbandierato rallentamento delle "economie trainanti" dei maggiori paesi industrializzati, l'inflazione monetaria senza sosta da una parte e la crescita tumultuosa e sproporzionata dei giganti asiatici come India e Cina dall'altra non può che tradursi in prezzi delle materie prime in costante salita, ben oltre le più ragionevoli stime di analisi tecnica e fondamentale.









Non si arresta il crollo dello yield sui T-Notes a due anni sceso per la prima volta da più di tre anni a questa parte sotto il 2%, al termine dell'ennesima disastrosa settimana. I mercati scommettono su ulteriori tagli da parte della FED.

Il DBV, il nostro termometro del carry trade, è ad un momento cruciale, anticipato dalle soglie delicatissime intorno a cui si aggirano gli indicatori e sottolineato dall'impennata eccezionale sui volumi: la seconda di sempre, dopo quella fatta segnare durante il terremoto ferragostiano.









-4.60% sullo S&P500 nella settimana appena conclusa e un drastico, violentissimo ritorno ai livelli di apertura di quella precedente, poco sopra 1325.

Se c'è un ambito in cui l'utilizzo dell'analisi candlestick risulta particolarmente efficace, esso è quello della psicologia degli operatori sul mercato. Una candela come quella appena lasciata sul grafico dal famoso indice borsistico americano è in grado di descrivere (e seminare) il terrore fra i pochi ottimisti rimasti: la chiusura tanto potente e decisa della scorsa sessione aveva di certo infuso una dose non trascurabile di speranza, per la prima volta da mesi a questa parte; non pochi avranno atteso scalpitando l'apertura di lunedì mattina per gettarsi nella mischia, dopo che venerdì lo S&P500 era riuscito a chiudere sui massimi della sessione.

Dalle prime ore della settimana appena conclusa lo S&P500 ha iniziato a perdere terreno, dapprima in "crack mode" e quindi rallentando nella seconda parte della sessione ma comunque lasciando sul terreno un pesantissimo risultato negativo.

La sofferenza per gli ultimi arrivati ha una soglia di guardia ben precisa: il punto di pivot subito sotto 1275, livello intorno al quale saranno settati milioni e milioni di stop loss...





Il dollaro è ormai oggetto di pubblico ludibrio. Addirittura, a quanto sembra, nemmeno a NY si resiste al fascino delle valute concorrenti, in particolare al "super euro".

Eppure, benché parziale, il risultato messo a segno in questa prima parte di febbraio dal Dollar Index sembra tutt'altro che negativo, nonostante le innumerevoli, pesantissime, news deprimenti che il biglietto verde ha dovuto sopportare. La situazione tecnica è più adatta ad un long che a nuove posizioni corte ed i ritracciamenti danno come obiettivo a medio termine 83.50 mentre a lungo un quasi incredibile 98.

Tutto è di certo possibile e siamo convinti che sul lungo periodo il dollaro sia destinato a perdere terreno, in particolare nei confronti degli sfidanti asiatici. Dopo sei anni di discesa quasi ininterrotta però e con un sentimento generale così grossolanamente sbilanciato contro il biglietto verde, ci sembra che il lato corto sia MOLTO più rischioso a breve e medio termine e che a questi prezzi la valuta statunitense possa essere conveniente almeno per i prossimi tre anni.







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