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Questa pagina raccoglie l'Analisi Tecnica di diversi mercati fra cui, in particolare, Oro, Argento ed i cross Forex fra dollaro, euro e yen per confrontare l'andamento delle due materie prime selezionate dall'uomo, nei secoli, come moneta per eccellenza, rispetto alle principali monetine fiduciarie di oggi. Gli aggiornamenti verranno pubblicati senza scadenze fisse, in funzione di particolari condizioni di mercato. Charts courtesy of StockCharts, ProRealTime and NetDania. 11 gennaio 2008 Nuovo record nominale per l'oro che chiude la settimana sui massimi della sessione, con un ottimo 3.70%. Benché sul breve e sul medio periodo i livelli siano già piuttosto tirati, l'istogramma di lungo segnala come ci sia ancora spazio per salire prima di raggiungere l'ipercomprato del maggio 2006, destinato fra l'altro, a nostro avviso, ad essere superato durante questa nuova fase di crescita. Nelle ultime 4 settimane l'oro ha guadagnato il 12.5%, passando da 800 a 900 dollari: se le attuali dinamiche dovessero continuare, il nostro target di 1.100 $/oz potrebbe rivelarsi conservativo. A quel punto un ritocco verso la zona compresa fra 1.200 e 1.300 $/oz da raggiungere intorno a metà dell'anno dovrebbe essere più adeguato. Riporteremo ancora il calcolatore dell'inflazione creato dal Bureau of Labor Statistics statunitense per monitorare in tempo reale i nuovi record NOMINALI del metallo giallo. Per eguagliare 900 $/oz REALI del 1980, ad esempio, l'oro avrebbe dovuto toccare i 2.295 $/oz: può sembrare una provocazione ma ai prezzi di oggi è ancora un vero affare!
Ottima la settimana dell'argento: chiude anch'esso la sessione sui massimi, portando a casa poco meno del 6% di guadagno. Dalla metà di agosto, epoca in cui abbiamo segnalato la ghiotta opportunità offerta dal metallo bianco, le cose sono andate piuttosto bene. L'oro è salito quasi del 35% e l'argento ha fatto di meglio, raggiungendo quasi il 39%. Inoltre la ratio silver/gold non è ancora riuscita a muoversi dalla zona intorno a 0.017 e quindi, se le cose andranno come ci aspettiamo, il meglio deve ancora venire; solo nella fase finale di ogni gamba al rialzo infatti la ratio esplode verso l'alto...e sembra che, finalmente, i tempi siano maturi.
La corsa strepitosa del petrolio nell'anno appena concluso (poco meno del 100% di guadagno) si fa sentire. Ben lungi dall'essere estreme, le posizioni sui COT segnalano come, a questi livelli, sia davvero difficile continuare senza una pausa di riflessione. Diverso, completamente diverso, il discorso per il natural gas: qui la situazione è quasi agli antipodi e dopo essere rimasto nell'ombra per tutto il 2007 nonostante le strepitose fortune dell'oro nero, il 2008 potrebbe essere l'anno della riscossa. Il balzo settimanale da +11.29% della ratio natgas/wtic sembra confermare questa ipotesi.
S&P500 in crisi o in semplice consolidamento dopo una corsa durata ben 5 anni? Raggiunti i nuovi massimi storici - nominali - sopra 1550, l'indice borsistico americano non è più riuscito a continuare ed ha iniziato un terribile weak treand multisettimanale con volatilità in forte aumento e percentuale di bullish% in drammatica riduzione. A nostro avviso proprio queste evenienze, unite ai volumi in costante aumento ed alla volontà politica che predilige borse in crescita, rende più verosimile l'eventualità che, dopo qualche mese di maretta, la borsa americana riprenda la salita. Per completezza segnaliamo però, sul grafico mensile, i ritracciamenti di Fibonacci della salita 2002/2007: se 1.269 ci sembra improbabile, raggiungere 1.174 è a nostro avviso fuori discussione. Benché noioso e superfluo, ribadiamo comunque che il valore reale dello S&P500, quello indicato dalla ratio in rosso, è sceso da circa 5.25 a 1.56 in 7 anni.
Tassi di interesse a breve di nuovo in caduta libera: lo yeld su T-Notes americani a 2 anni è crollato addrittura a 2.59%, quasi 200 punti base sotto il tasso ufficiale di 4.25: il mercato sconta nuovi tagli dei tassi da parte della FED. Nonostante questa rovinosa caduta, il dollaro ha tenuto, sostenuto forse dai livelli estremi raggiunti dai suoi principali concorrenti più che da meriti propri. Fra euro, sterlina e dollaro canadese è proprio il primo, sul breve periodo, quello ora più tirato: la correzione dei secondi infatti è già iniziata da circa due mesi ed ha alleggerito i precedenti eccessi (pur senza riassorbirli); l'euro invece continua imperterrito e si ritrova già sui recenti massimi dopo la finta correzione delle ultime settimane. Non continuerà così ancora a lungo.
Sul versante "debole" del carry trade, franco svizzero e yen mostrano nelle ultime sessioni andamenti simili. La sostenziale differenza fra le due valute è che il primo negli ultimi due anni è salito mentre il secondo ha iniziato a farlo solo da pochi mesi. Il differenziale - non trascurabile - fra le due valute può spiegare buona parte di questa divergenza: fra CHF a 2.75% e JPY a 0.50% c'è ormai molto più spazio per il carry trade che non fra USD e CHF. Attenzione quindi a mettere in un unico calderone yen e franco svizzero perché a shortare il secondo con la stessa tranquilla fiducia con cui s'è spesso shortato il primo, si rischiano disastri.
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