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Questa pagina raccoglie l'Analisi Tecnica di diversi mercati fra cui, in particolare, Oro, Argento ed i cross Forex fra dollaro, euro e yen per confrontare l'andamento delle due materie prime selezionate dall'uomo, nei secoli, come moneta per eccellenza, rispetto alle principali monetine fiduciarie di oggi.

Gli aggiornamenti verranno pubblicati senza scadenze fisse, in funzione di particolari condizioni di mercato.

Charts courtesy of StockCharts, ProRealTime and NetDania.



11 maggio 2008, ore 22.45

Chiusura positiva per oro ed argento giunti in prossimità dei supporti statici di medio periodo dopo la correzione iniziata a marzo.

Benché le quotazioni non siano favorevoli come all'epoca del BUY sul settore del 24 e del 31 agosto, l'incremento dei long o l'apertura di nuove posizioni, in un'ottica di più breve periodo, è a nostro avviso ancora ragionevole e presenta un rapporto rischio/rendimento più che accettabile.

Lo storno, dai massimi recenti, è stato per l'oro di quasi il 18% e per l'argento addirittura del 30%: chi è entrato su questo mercato con la speranza di un guadagno facile ed immediato dopo la rottura della fatidica soglia dei 1.000 $/oz da parte del metallo giallo, avrà ormai mollato la presa, chiudendo le posizioni in perdita e maledicendo il giorno in cui ha liquidato - in perdita - il proprio pacchetto di azionario generico per fare incetta d'oro.

Man mano che la corsa dei metalli preziosi continua e gli investitori si spostano su questo mercato attratti dalle ottime performance e dalla crescente sfiducia nelle valute nazionali e nei prodotti finanziari più sofisticati, aumenta di pari passo la volatilità.

Al crescere della partecipazione dei piccoli risparmiatori nel mercato dei metalli preziosi (testimoniato dall'andamento dei volumi nel grafico del streetTRACKS Gold Trust Shares subito sotto), l'andamento delle quotazioni si farà sempre più nervoso e imprevedibile, con correzioni e slanci sempre più potenti, rendendo via via più difficile la permanenza sul mercato agli ultimi arrivati.

In quest'ottica, l'attuale storno dev'essere interpretato a nostro avviso in modo diverso da quelli precedenti, veri e propri punti di svolta del trend di medio periodo. Sembra verosimile che la correzione iniziata a marzo sia destinata a risolversi verso l'alto nelle prossime settimane, portando le quotazioni a nuovi massimi ed esaurendo con la consueta verticalizzazione il movimento iniziato ad agosto.

Come ormai d'abitudine, ecco il calcolatore dell'"inflazione" proposto dal Bureau of Labor Statistics statunitense utile per misurare l'entità ufficiale della svalutazione del dollaro dalla nascita della Federal Reserve nel 1913 ad oggi.













Anche la ratio silver/gold avvalora la tesi che i metalli stiano solo caricando la molla per il prossimo balzo in avanti. Se tutto va come previsto, in questa fase l'argento dovrebbe accelerare con maggiore potenza rispetto al più famoso cugino, portando finalmente la ratio sopra l'invincibile livello di 0.023.









Chi segue questo sito da alcuni anni ricorda di certo l'enfasi con cui abbiamo consigliato gli acquisti sul settore petrolifero quando, fra fine 2006 ed i primi del 2007, il petrolio è crollato da 80 a 60 per poi franare ancora fin quasi ai 50 dollari al barile.

In quei mesi, in numerosi aggiornamenti reperibili a fondo pagina, abbiamo più volte sottolineato come il comportamento delle aziende del settore (riassunto dal famoso indice XOI) segnalasse, a nostro avviso chiaramente, come la modesta correzione delle aziende del settore afronte del crollo dell'oro nero evidenziasse in realtà un semplice passaggio di proprietà fra le mani deboli, emotive, dei piccoli risparmiatori e quelle forti e razionali dei grandi investitori.

I nuovi massimi del 2006 intorno ad 80 erano stati accolti dall'entusiasmo dei media per questo mercato destinato solo a crescere, stressato da tensioni invincibili fra domanda ed offerta che si sarebbero tradotte, senza indugio, in una crescita potente delle quotazioni del petrolio: i 100 dollari al barile erano dati a quell'epoca ormai cosa fatta.

Infatti crollò fin quasi a 50, dissanguando, come sempre, gli ultimi, superificali, arrivati.

Nonostante l'ennesimo macello di piccoli risparmiatori condizionati dai media generalisti però, gornali e tv avevano ragione su un tema di fondo: la domanda sempre crescente, l'offerta rigidissima, le scorte planetarie sempre più esigue e di qualità sempre più scadente, gli investimenti enormi, onerosissimi sia in termini finanziari sia temporali, necessari per progettare e portare in produzione nuovi pozzi, sono solo alcuni dei fattori che spingeranno il prezzo del petrolio sempre più in alto.

Detto questo, se eravamo per il BUY fra 18 e 12 mesi fa con l'oro nero fra i 60 ed i 53 dollari al barile, ORA e per i prossimi mesi, siamo convinti che ci siano mercati più promettenti, con un rapporto rischio/rendimento ben più vantaggioso.

Una correzione di medio periodo è ormai verosimile e non intaccherà le ottime prospettive di lungo di questo mercato: salire all'infinito in modo rettilineo è impossibile e se il petrolio era un ottimo affare a novembre 2006 o un'occcasione più unica che rara a gennaio 2007, oggi, dopo un guadagno che oscilla fra il 108% ed il 127% in circa 18 mesi, non lo è più.

L'ultima settimana chiusa con un aumento di più dell'8% dev'essere interpretata come un avvertimento: le probabilità che si continui a lungo in questa direzione diminuiscono ad ogni passo.

Sui media poi iniziano a vedersi sempre più spesso storielle di questo tenore: pessimo viatico per una prosecuzione sostenibile della salita.

A scanso di equivoci è opportuno sottolineare però che NON abbiamo cambiato idea sul trend "secolare" del prezioso idrocarburo: riteniamo soltanto che la vigorosa salita degli ultimi mesi necessiti di una pausa salutare a medio termine e di una correzione. Attenzione quindi a shortare questo settore anche di fronte agli ipercomprati più estremi: finché i notevoli squilibri di lungo periodo non verranno riassorbiti, prendere il lato corto potrebbe essere un errore fatale.













Anche la ratio oil/gold rompe al rialzo la difficile resistenza statica compresa fra 0.12 e 0.13 sottolineando l'eccezionale potenza del movimento in atto su questo mercato.





Poco movimento invece per i metalli di base, a parte l'acciaio che chiude la settimana a nuovi massimi, subito a ridosso dei 525 dollari.













Leggera ripresa per i prodotti agricoli sintetizzati dall'Agricultural Prices uno dei Goldman Sachs Commodity Index; la distanza con la zona di supporto è però ancora piuttosto consistente: data la situazione tecnica e dopo la corsa degli ultimi dodici mesi un prolungamento della correzione è l'ipotesi più verosimile.





Settimana all'apparenza molto critica per lo S&P500 che perde con violenza tutto il terreno faticosamente conquistato nelle due sessioni precedenti. Eppure le risalite dai minimi avvengono di solito in modo stentato, sofferto, lento, scalfendo a poco a poco il pessimismo che grava sul mercato dopo una forte discesa (queste si, in genere, rapide e taglienti).

Il fatto notevole delle ultime tre settimane è che le quotazioni sono riuscite a superare un'importante zona di resistenza, avvicinandosi a quel livello chiave posto fra 1400 e 1450 dove sono impostati un gran numero di ordini di vendita per l'apertura di nuove posizioni al ribasso e per la liquidazione di quelle al rialzo aperte intorno a 1275.

Se, come ci aspettiamo, lo S&P500 dovesse continuare verso nuovi massimi, l'andamento degli ultimi mesi dall'inizo dell'anno ad oggi, verrebbe ricordato in futuro come una semplice falsa rottura, nulla di particolarmente drammatico se osservato in un'ottica di lungo periodo come quella esposta sotto il grafico weekly.

Un marasma sufficiente però a fare uscire dal mercato gli operatori meno resistenti e permettere a quelli più capitalizzati di subentrare nelle posizioni long con un sconto, gradito, di circa il 20% rispetto alle quotazioni dello scorso ottobre.









La volatilità sul settore bancario è veramente molto elevata. Nonostante questo però, dopo il panico segnato dalla vicenda Bear Stearn, continuiamo a pensare che il supporto intorno a 75 sia destinato a resistere e che dopo il vero e proprio tracollo che ne ha quasi dimezzato il valore in dodici mesi, ora sia venuto il momento di respirare.









A seguito di quanto detto per il petrolio, le azioni del settore, sintetizzate dall'indice XOI ci sembrano oggi in un momento di difficoltà destinato a perdure alcuni mesi.

L'HUI invece, benché certo non in uno dei periodi più esaltanti della sua storia, presenta una configurazione tecnica più promettente: il supporto intorno a 375 è solidissimo e se davvero i metalli preziosi dovessero splodere verso l'alto nella fase finale della gamba iniziata la scorsa estate, l'indice delle Gold Bugs americane potrebbe finalmente violare i 500 dollari in modo deciso e sostenibile.









La Fed ha abbassato il Funds Rate al 2.00% ma il mercato continua ad aspettarsi un rialzo...





Siamo alla resa dei conti sul DBV. Dopo aver negato la rottura del supporto statico che l'ha sostenuto per mesi, il nostro indice sintetico per il carry trade ha chiuso la sessione a ridosso della resistenza dinamica discendente. Vedremo presto se, come crediamo, lo slancio delle ultime settimane permetterà al DBV di violarla con la stessa energia con cui ha negato la rottura di marzo.





Rallentamento nel recupero del dollaro questa settimana, indebolito dalla riduzione dei tassi operata dalla Fed nonostante alcune voci di una possibile inversione di tendenza e dalla forza dello yen.

Il quadro rimane però immutato e, a nostro avviso, favorevole all'acquisto di dollari a queste condizioni e con un'orizzonte temporale fra i 12 ed i 36 mesi.

Non siamo a favore del dollaro a priori, basta leggere le pagine della sezione "Perché" di questo sito, scritte a fine 2005 o le analisi settimanali sul FOREX dei primi mesi del 2006 per verificarlo. Da allora però il dollar index è sceso da 92 a 71: una perdita del 22.8% in poco più di due anni, enorme sul mercato delle valute ed impressionante se riferita alla valuta di riserva mondiale.























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