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Questa pagina raccoglie l'Analisi Tecnica di diversi mercati fra cui, in particolare, Oro, Argento ed i cross Forex fra dollaro, euro e yen per confrontare l'andamento delle due materie prime selezionate dall'uomo, nei secoli, come moneta per eccellenza, rispetto alle principali monetine fiduciarie di oggi. Gli aggiornamenti verranno pubblicati senza scadenze fisse, in funzione di particolari condizioni di mercato. Charts courtesy of StockCharts, ProRealTime and NetDania. 12 luglio 2008, ore 23.09 Finalmente oro e argento rompono al rialzo gli spazi di consolidamento che li hanno tenuti intrappolati per molte settimane, subito dopo il crollo di marzo. Benché la debolezza del dollaro spieghi in parte le ottime chiusure settimanali dei metalli preziosi, bisogna sottolineare che, anche se con valori più contenuti, le dinamiche positive del settore sono state confermate anche contro l'euro, la sterlina inglese, il franco svizzero e lo yen: non sono solo le difficoltà del biglietto verde a spingere al rialzo oro e argento. Sono passate 17 settimane dai massimi sopra 130 $/oz segnati dall'oro a metà marzo, record storico nominale assoluto. L'ultima chisura sopra i 960 $/oz è ormai a pochissima distanza da quei livelli e a nostro avviso le quotazioni impiegheranno non più di due o tre settimane per far segnare nuovi massimi. Passati quelli, ci aspettiamo quindi che la corsa continui sull'impulso positivo innescato dalle nuove quotazioni e prosegua almeno fino a 1.200 $/oz nell'arco di un paio di mesi, al massimo tre, prima della correzione violenta di medio periodo necessaria a ridurre l'entusiasmo a livelli fisiologici ed allontanare dal mercato gli ultimi arrivati, quelli che, in questa ipotesi, avessero comprato sui nuovi massimi. Chi è entrato intorno ad 850 $/oz per sfruttare l'ultimo tratto speculativo della corsa e non ha la possibilità di seguire i mercati ogni giorno, è bene che metta in macchina ordini di vendita automatici intorno a quotazioni considerate verosimili e remunerative (ad esempio fra 1.200 e 1.300 $/oz) per non rischiare di perdere il momento buono per troppa avidità: un guadagno del 30% in soli sei mesi sarebbe già ottimo. Chi ha la possibilità di gestire con maggiore attenzione e assiduità la posizione invece, può lasciare ad una verifica almeno giornaliera la scelta del momento più adatto per portare a casa il guadagno potenziale. Chi ha acquistato ETF o altri surrogati di varia natura in corrispondenza del BUY sul settore del 24 e del 31 agosto intorno ai 650 $/oz, può predisporsi ad approfittare dei nuovi massimi per iniziare a chiudere le proprie posizioni, senza troppa avidità ma nemmeno con ansia eccessiva, dai 1.200 $/oz in avanti. Tutto questo è riferito ovviamente solo agli speculatori di "breve" periodo, entrati dopo la correzione di marzo su strumenti molto liquidi ma scioccamente cartacei come gli ETF. Chi ha investito in metallo fisico la scorsa estate farebbe meglio a nostro avviso a non preoccuparsi di realizzare i propri guadagni almeno per qualche anno. Come ormai d'abitudine, ecco il calcolatore dell'"inflazione" proposto dal Bureau of Labor Statistics statunitense utile per misurare l'entità ufficiale della svalutazione del dollaro dalla nascita della Federal Reserve nel 1913 ad oggi.
Il petrolio riesce a recuperare in extremis una seduta settimanale molto difficile, esasperando sempre più tutti coloro che aspettano con ansia almeno una correzione, se non un vero e proprio crollo. Nonostante il -11.67% perso nell'ultima settimana dal gas naturale, nonostante le persistenti difficoltà delle aziende del settore petrolifero (-4.77%), l'oro nero è riuscito a chiudere in guadagno, seppure modesto. Riteniamo che la correzione sia vicina, a meno che non venga materialmente impedita dall'improvviso acuirsi delle tensioni geopolitche nell'area mediorientale: l'analisi tecnica e quella fondamentale non possono che capitolare, sul breve periodo, di fronte ai movimenti estremi indotti dal panico. Se si scatenasse una vera crisi con l'Iran, l'affollarsi di tutti gli operatori su un solo lato del mercato potrebbe spingere i prezzi del petrolio a quotazioni del tutto inverosimili oggi... 250/300 dollari al barile sarebbero solo dietro l'angolo, pronti a marchiare in modo indelebile un'epoca, gettando in ginocchio tutti coloro che già ora hanno difficoltà ad affrontare le conseguenze della recente corsa del petrolio. La posizione attuale è quindi neutra, troppo tirato il quadro tecnico per puntare ancora al rialzo con buoni margini di profitto, troppo delicato il quadro fondamentale per assumersi il rischio di andare al ribasso: meglio aspettare - e molto - prima di aprire una qualsiasi posizione in questo mercato.
Continua sugli stessi livelli da mesi ormai la lotta fra oro giallo e oro nero sintetizzata dalla ratio wtic/gold.
L'alluminio ha finalmente rotto al rialzo, raggiungendo nuovi massimi all'inedita quotazione di 1.52. Mentre il rame continua ad aggirarsi nella fase laterale in cui è confinato da quasi tre anni nonostante la drammaticità delle sue escursioni settimanali, l'acciaio recupera almeno in parte il vero e proprio crollo della scorsa settimana, quando aveva chiuso la sessione con una perdita del 18% che deve aver mietuto non poche vittime alle prese con il neonato future quotato al London Metal Exchange.
Lo S&P500 continua inesorabile la propria discesa, lasciandosi alle spalle il supporto di 1275, la soglia importante dei 1250 e reagendo solo in corrispondenza dei 1225, un vecchio livello di supporto statico tutt'altro che resistente. Siamo proprio agli sgoccioli: se le borse non invertiranno la direzione al più presto, lo scenario da noi ipotizzato si avvia ad essere smentito dai fatti. Come anticipato, il nostro quadro rialzista verrà confutato a seguito di quotazioni stabilmente al di sotto dei 1250 punti su un grafico weekly.
Continua il tracollo del settore bancario a stelle e strisce, esasperato da voci sempre più insistenti di nuovi problemi legati ai subprime e possibili nuovi fallimenti eccellenti. Ogni nuova revisione delle perdite verosimili per questo settore è rivista al rialzo. Stime autorevoli parlano di 1.6 miliardi di dollari ancora da conteggiare... una cifra difficile da gestire anche per le rotative allenate della FED. Stessa sorte per gli homebuilders, strettamenti legati alle fortune del sistema bancario.
Fra i tanti allarmi sulla sostenibilità dell'attuale corsa del petrolio, il comportamento delle aziende del settore di fronte alla forza prepotente del loro driver principale è il più emblematico. Come a fine 2006/inizio 2007 la forza delle società petrolifere ci è servita per ridimensionare la debolezza del petrolio, caldeggiando l'acquisto di azioni del settore, così oggi i continui storni valgono come un avviso che qualcosa non torna: o lo XOI reagirà intorno a 1.350 recuperando il terreno perso fino a qui rispetto al petrolio o sarà l'oro nero a correggere con violenza l'immane salita messa a segno da 18 mesi a questa parte.
Carry trade in terra di nessuno: la sfida alla resistenza dinamica è più lunga di quanto pensassimo anche se la lentezza è una delle caratteristiche principali delle operazioni profittevoli sullo spread positivo fra diverse valute.
Le tre valute principali sono a punti cruciali: la previsione più facile è per un recupero di dollaro e yen a scapito dell'euro.
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