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Questa pagina raccoglie l'Analisi Tecnica di diversi mercati fra cui, in particolare, Oro, Argento ed i cross Forex fra dollaro, euro e yen per confrontare l'andamento delle due materie prime selezionate dall'uomo, nei secoli, come moneta per eccellenza, rispetto alle principali monetine fiduciarie di oggi.

Gli aggiornamenti verranno pubblicati senza scadenze fisse, in funzione di particolari condizioni di mercato.

Charts courtesy of StockCharts, ProRealTime and NetDania.



15 febbraio 2009, ore 17.12

Nuovi massimi storici assoluti per l'oro contro l'euro questa settimana. Con quest'ultimo balzo del 3.52% e la chiusura a 732 €/oz, il metallo giallo mette a segno un guadagno dai minimi di settembre del 42.3%.

Buona anche la performance contro il dollaro e le altre principali valute nonché rispetto alle materie prime più importanti.

Sui principali ETF i volumi scambiati continuano ad essere in forte crescita: GLD, il più importante, ha messo a segno questa settimana il secondo miglior risultato di sempre, con 155,77 milioni di quote scambiate (equivalenti a 15.57 milioni di once, più di 5 tonnellate d'oro) contro una media 2008 inferiore a 70 milioni e addirittura intorno a 30 nel 2007.

Il guadagno dell'oro rispetto all'euro alla chiusura di venerdì 13 febbraio è stato del 18.42% negli ultimi 12 mesi, del 60.98% negli ultimi 36 e del 124.01% negli ultimi 72, come evidenziato nei grafici più in basso.

La ratio GOLD/WTIC (che rappresenta la forza relativa dell'oro rispetto al petrolio) è nuovamente intorno al massimo poco sopra 24 segnato a fine dicembre 2008 mentre a giugno ha sfiorato un minimo di 6: la corsa dell'oro giallo ed il contemporaneo crollo di quello nero si sono tradotti in una vera e propria esplosione al rialzo di questo indice tanto importante quanto relativamente poco seguito.

I livelli a questo punto sono così estremi (sia per profondità, sia per velocità del movimento) da rendere a nostro avviso improbabile che la sottoperformance del petrolio rispetto al metallo giallo continui ancora a lungo. Il grafico degli ultimi vent'anni parla chiaro e, benché gli eventi recenti non abbiano precedenti negli ultimi ottanta, il petrolio non è un titolo bancario o una valutina cartacea fiduciaria come dollari o euro ma la materia prima più cruciale e strategica dei giorni nostri.

Le conseguenze reali della crisi finanziaria esplosa quest'estate saranno certamente terribili e prolungate ma le quotazioni del barile sono crollate innanzittutto per l'ondata di disinvestimenti forzati che ha travolto quasi tutti i mercati. E certo, la contrazione della produzione e dei consumi e la conseguente minor domanda di petrolio dev'essere tenuta presente e computata nel valore attuale del prezioso idrocarburo ma non bisogna dimenticare l'immensa quantità di denaro pubblico creato dal nulla per tentare di arginare la crisi e l'espansione dei paesi asiatici che continuerà, benché a ritmi meno estremi.

Riteniamo quindi che le quotazioni del petrolio rappresentino un ottimo affare in un ottica di medio e lungo periodo e che la ratio GOLD/WTIC sia destinata ad invertire a breve la sua corsa senza che questo implichi il calo dell'oro ma soltanto una salita più vigorosa del prezzo del barile.





A questo riguardo riprendiamo quanto accennato alcune settimane fa riguardo allo strumento "ideale" per guadagnare un'esposizione positiva nei confronti di questo mercato. Come scritto in queste pagine, abbiamo acquistato a dicembre alcune quote dell'ETF United States Oil a 32.98 $ in previsione di una salita nel prezzo del petrolio.

Nonostante che il West Texas Intermediate Crude sia oggi più in alto rispetto a dove si trovava a fine dicembre, l'ETF USO è in perdita di circa il 22%, ponendo coloro che come noi l'hanno acquistato nell'odiosa situazione di aver interpretato in modo corretto l'andamento del mercato sottostante ma di aver scelto lo strumento sbagliato per seguirlo.

La spiegazione tecnica del perché USO sia all'improvviso così poco capace di fare ciò che dovrebbe (e cioè seguire le quotazioni del petrolio, dopo anni in cui le ha approssimate in modo quasi perfetto) è contenuta in questo articolo, insieme alla possibile soluzione: l'ETF USL che acquista uguali posizioni in ognuno dei contratti futures dei successivi 12 mesi, minimizzando il problema del "contango" così deleterio - e costoso - per chi ha comprato USO (3.46 miliardi di dollari sono convolati in questo ETF soltanto fra dicembre e gennaio!).

Di seguito la rappresentazione grafica del confronto fra WTIC, USO e USL e, poco più in basso, la ratio USL/WTIC dalla quale si evince con chiarezza come USL si stia comportando addirittura meglio del proprio benchmark. Lo spike eccezionale dei volumi negli ultimi giorni (più che decuplicati all'improvviso) dice che qualcosa di grosso si sta per muovere su questo piccolo e quasi sconosciuto ETF.

Come ormai d'abitudine, ecco il calcolatore dell'"inflazione" proposto dal Bureau of Labor Statistics statunitense utile per misurare l'entità ufficiale della svalutazione del dollaro dalla nascita della Federal Reserve nel 1913 ad oggi.







































































































































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