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Questa pagina raccoglie l'Analisi Tecnica di diversi mercati fra cui, in particolare, Oro, Argento ed i cross Forex fra dollaro, euro e yen per confrontare l'andamento delle due materie prime selezionate dall'uomo, nei secoli, come moneta per eccellenza, rispetto alle principali monetine fiduciarie di oggi.

Gli aggiornamenti verranno pubblicati senza scadenze fisse, in funzione di particolari condizioni di mercato.

Charts courtesy of StockCharts, ProRealTime and NetDania.



18 gennaio 2008

Prima chiusura settimanale in negativo per i metalli preziosi da più di un mese a questa parte. I livelli sull'MACD di medio periodo corrispondono per l'oro a quelli toccati al picco della salita del 2006 mentre l'istogramma di lungo periodo non fa ancora registrare letture così estreme.

A nostro avviso, sia a livello di prezzo che di tempo, ci troviamo circa a metà strada. Il grafico dell'argento può essere d'aiuto in questo senso visto il parallelismo eccezionale fra i trienni 2003-2005 e 2005-2007; nel confronto è evidenziata la situazione ai primi del 2006: una buona approssimazione di quella attuale e, soprattutto, un'utile traccia per immaginare la strada delle prossime settimane.

E' ovvio che una similitudine, pur così marcata, non possa garantire in alcuna maniera che le prossime settimane ripetano quelle del 2006; tenerne conto è però essenziale ed è stato uno degli elementi alla base del BUY dell'agosto scorso.

Da notare che l'argento prima di questa fase di forza è giunto a livelli di ipervenduto ben maggiori rispetto alla salita precedente e che questa è solo la terza settimana che l'istogramma di lungo è in territorio positivo: un buon viatico per proseguire in questa direzione ancora per qualche mese.

Per monitorare in tempo reale i nuovi record NOMINALI di oro, argento, petrolio e delle altre principali commodities, ecco il calcolatore dell'"inflazione" creato dal Bureau of Labor Statistics statunitense.









La pausa del petrolio dopo la corsa del 2007 è senz'altro giustificata. Forse però il vociare per i prezzi eccessivi e le "inevitabili" conseguenze del rallentamento statunitense sul prezzo dell'oro nero - e di alcune materie prime industriali come rame, acciaio ed alluminio - stanno creando aspettative troppo unidirezionali per non lasciar spazio a qualche bella sorpresa.

Ad esempio, nonostante i livelli notevoli di ipercomprato, serie tensioni in Iran spingerebbero il petrolio verso l'alto, all'improvviso e con estrema violenza, ben al di là di quanto l'analisi tecnica e quella fondamentale riterrebbero appropriato.









Spike improvviso sui volumi del DBV. E' già successo in due occasioni negli ultimi mesi ed in entrambi i casi ha segnato l'inizio di una fase più o meno solida di salita. Vedremo nelle prossime sessioni se questo terzo caso confermerà i precedenti oppure le difficoltà iniziate per il carry trade lo scorso agosto sono destinata a continuare.





Le aspettative del mercato sulle prossime mosse della FED non lasciano spazio a dubbi: ulteriori riduzioni dei tassi sono date ormai per scontate. Solo nell'ultima settimana il rendimento sui T-Notes a due anni si è ridotto di quasi il 9%, chiudendo sotto il 2.4% mentre il livello ufficiale dei tassi continua a rimanere al 4.25%: un gap davvero notevole.

Nonostante questo però, il dollaro sembra alle prese con la costruzione di una base, poco sopra 75 sul dollar index, per tentare un'inversone di rotta che, almeno a livello secondario, appare quanto mai verosimile.

Interessante notare come, nel grafico di lungo periodo, l'andamento del rendimento dei T-Notes a 5 anni abbia smesso di anticipare quello del dollaro fra il 2004 ed il 2005. Mentre prima i tassi in discesa anticipavano un dollaro in difficoltà, la salita dei rendimenti iniziata nel 2003 e proseguita per anni non è riuscita ad aiutare più di tanto il biglietto verde.

Alla stessa maniera quindi, la caduta dei tassi di interesse prevista per il prossimo futuro potrebbe non influenzare negativamente la valuta statunitense.









Lo S&P500 chiude la settimana con un drammatico -5.41%, portando la perdita complessiva dai massimi di ottobre al 16% circa. I volumi però hanno fatto segnare un record storico: quasi 22 miliardi di azioni scambiate, MAI così tante nella storia di questo indice. Rimaniamo dell'idea che quello in atto sia un semplice passaggio di proprietà fra piccoli e grandi operatori, identico a quello anticipato, segnalato e sfruttato con piacere sullo XOI quando il petrolio crollava a fine 2006.

Ovviamente comprare lo S&P, benché sensato a queste condizioni, rimane una scelta perdente rispetto ad altri assets: la ratio spx/gold non lascia adito a dubbi.





Anche l'analisi delle gold bugs mette in evidenza come il movimento in atto sia ancora acerbo e, benché iniziato ad agosto, sia in grado di continuare ancora alcuni mesi, i migliori dal punto di vista dei risultati potenziali. Nella salita terminata del 2006, l'HUI ha corso per un anno per poi riposare in una stretta fase di consolidamento per 15 mesi.





Lo XOI è comprensibilmente più costante: le aziende petrolifere infatti hanno capitalizzazioni enormi ed è logico che l'andamento di pachidermi così massicci sia più lento e meno volatile delle "piccole" società aurifere. Una realtà rappresentata in modo chiaro nel grafico: lo XOI negli ultimi tre anni è "solo" raddoppiato, godendo però di una maggiore regolarità; l'HUI è quasi triplicato a costo di un andamento molto più tortuoso.







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