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Questa pagina raccoglie l'Analisi Tecnica di diversi mercati fra cui, in particolare, Oro, Argento ed i cross Forex fra dollaro, euro e yen per confrontare l'andamento delle due materie prime selezionate dall'uomo, nei secoli, come moneta per eccellenza, rispetto alle principali monetine fiduciarie di oggi. Gli aggiornamenti verranno pubblicati senza scadenze fisse, in funzione di particolari condizioni di mercato. Charts courtesy of StockCharts, ProRealTime and NetDania. 19 marzo 2008 Volatilità infrasettimanale in aumento per i metalli preziosi: l'oro sopra i 1.000 $/oz attira l'attenzione del grande pubblico e con essa l'isteria tipica delle fasi finali dei movimenti al rialzo o al ribasso. Sembra ieri che i 500 $/oz erano ritenuti un livello accidentale, di breve periodo, insostenibile: chissà se i grandi analisti, al tempo così certi dei loro giudizi, hanno messo i soldi lì dove avevano la bocca, shortando il metallo giallo. Ad ogni modo, la nuova fase di crescita iniziata ad agosto si sta avvicinando alla fine: 1.100? 1.200? per chi è entrato correttamente intorno a 675 l'estate scorsa non cambia molto. Meglio quindi prepararsi a liquidare le porzioni speculative senza essere troppo esosi. Occore poi considerare che la prolungata debolezza del dollaro (addirittura in accelerazione in queste ultime settimane), distorce, enfatizzandola, la corsa di tutte le commodities: misurare i prezzi in euro è indispensabile, non solo per avere un'idea più realistica dell'andamento delle materie prime ma anche per valutare le recenti vicissitudini dei mercati azionari. Come ormai d'abitudine, ecco il calcolatore dell'"inflazione" proposto dal Bureau of Labor Statistics statunitense utile per misurare l'entità ufficiale della svalutazione del dollaro dalla nascita della Federal Reserve nel 1913 ad oggi.
Un po' di montagne russe anche per gli idrocarburi...
Fra i metalli di base, nella sessione di ieri ha brillato l'acciaio. Questo mercato sta per essere rivoluzionato da un'innovazione epocale: dal 28 aprile sarà negoziabile al London Metal Exchange (LME) il future "forward" sull'acciao, facilitando enormemente gli scambi di un prodotto standardizzato (ne esistono moltissimi tipi) ad un prezzo trasparente, su una piazza importante come quella londinese. Proprio in vista di questo evento e delle pressioni enormi - anche speculative - che si riverseranno su un settore così strategico, gli amici di GM Consulenza hanno lavorato a lungo ad un "Report Acciaio" redatto con i soliti crismi della giovane società di analisi lombarda. Quindi, concetti chiari, obiettivi precisi, strategie e indicazioni operative supportate da ricerca, dati fondamentali e molto, molto studio del mercato. L'offerta speciale finiva ieri: non sappiamo però se ci sia un po' di indulgenza con gli ultimi ritardatari...
Il panico diffuso dalla vicenda Bear Stearns, solo l'ultima di una serie di pessime notizie per i mercati finanziari, ha portato all'ennesimo lunedì nero: non una novità di recente. Nell'aggiornamento del 12 marzo scrivevamo: "la giornata di ieri può aver segnato un punto di svolta, un pivot da cui invertire la marcia, quanto meno per una salutare correzione di medio periodo", con riferimento al potente movimento al rialzo delle borse, in particolare del settore bancario proprio nei giorni del tracollo della famosa banca americana. La giornata di ieri ha completato, a nostro avviso, il pattern di inversione, dopo aver fatto saltare nella sessione di lunedì gli stop loss messi subito a ridosso di 75 sul Bank Index, livello cruciale evidenziato il 22 gennaio, ribadito il 10 marzo e... ripulito l'altroieri. Il sentimento è così sbilanciato verso il pessimismo, nervosismo e paura sono così alti che, insieme all'analisi tecnica delle ultime giornate, confermiamo che a nostro avviso da qui, per le borse, inizia la risalita. Attenzione anche qui a misurare le performance delle azioni statunitensi in euro... la quotazione in dollari è troppo generosa. In compenso, gli asset a stelle e strisce godono in questo momento di un extra sconto che non è detto duri ancor a lungo.
Un'altra riduzione dei tassi sorprendente da parte della FED porta i Fed Funds al 2.25, un livello impensanbile pochi mesi fa benché anticipato dal crollo violentissimo dello Yeld sui treasury a due anni. Sembra verosimile però che intorno a questi livelli la banca centrale americana possa fermarsi: propellente per la borsa ne ha gettato in gran quantità e, viste le quotazioni, la forza della speculazione dovrebbe essere sufficiente a questo punto per muovere al rialzo il valore nominale senza grandi fatiche. Oro e argento sono più vicini a fine corsa ed al meritato riposo che alla fase di pieno vigore, fattore che di certo può aiutare la FED a risparmiare alcune cartucce, almeno per il resto dell'anno.
Il DBV ha violato il solido supporto statico che l'ha sostenuto negli ultimi mesi: l'avversione al rischio sale alle stelle e il carry trade ne risente. Vedremo presto se questa situazione è destinata a rientrare rapidamente oppure se questa violazione verrà confermata anche nelle prossime sedute.
Il dollaro è così in basso che ormai la reazione ad eventi che in condizioni normali l'avrebbero affossato si fanno sempre più blande: ieri ha addirittura guadagnato sul taglio di 75 punti base! La pressione al recupero, anche su questo mercato, ci sembra sempre più forte. Attenzione, non è casuale questa svalutazione del biglietto verde: gli Stati Uniti sono oberati di debiti, sia all'interno sia verso l'esterno. Svalutare il dollaro è un sistema molto comodo per scaricare sugli altri paesi - i fornitori di materie prime e manufatti - e sui cittadini statunitensi meno preparati gli oneri di questo debito. Si paga si, ma a livello nominale, con una moneta che solo nell'ultimo anno ha perso il 20% del proprio valore, mica male. Detto questo però, ogni movimento su ogni mercato dev'essere bilanciato: non può continuare all'infinito in un'unica direzione. Non siamo a favore del dollaro a priori, basta leggere le pagine della sezione "Perché" di questo sito, scritte a fine 2005 o le analisi settimanali sul FOREX dei primi mesi del 2006 per verificarlo. Da allora però il dollar index è sceso da 92 a 71: una perdita del 22.8% in poco più di due anni, enorme sul mercato delle valute ed impressionante se riferita alla valuta di riserva mondiale.
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