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Questa pagina raccoglie l'Analisi Tecnica di diversi mercati fra cui, in particolare, Oro, Argento ed i cross Forex fra dollaro, euro e yen per confrontare l'andamento delle due materie prime selezionate dall'uomo, nei secoli, come moneta per eccellenza, rispetto alle principali monetine fiduciarie di oggi.

Gli aggiornamenti verranno pubblicati senza scadenze fisse, in funzione di particolari condizioni di mercato.

Charts courtesy of StockCharts, ProRealTime and NetDania.



19 ottobre 2007

Questa settimana il petrolio ha toccato i 90 $ al barile sul Nymex. Approfondiamo quindi l'analisi dell'oro nero, con alcuni grafici relativi al West Texas Intermediate Crude ed al Light Sweet Crude quotato al New York Mercantile Exchange.

Come anticipato il 24 agosto, la correzione estiva e l'apparente violazione del supporto si sono rivelate una bear trap e il WTIC ha chiuso l'ultima settimana con un guadagno del 5%, portandosi ben oltre l'area di resistenza statica dei massimi dell'estate 2006, intorno ad 80.

La forza notevole di questo movimento può spingere le quotazioni ancora più in alto, nonostante i livelli di ipercomprato sul breve termine. A questo punto fra l'altro, i 100 $ al barile iniziano a far sentire la propria attrazione e non sarebbe sorprendente se venissero raggiunti nelle prossime sedute.





L'analisi del WTIC su un periodo di tempo più ampio mette in evidenza la bear trap di inizio anno, quando, dopo la correzione violentissima seguita a quasi 5 anni ininterrotti di salita, il pessimismo intorno al prezioso idrocarburo era giunto a livelli paradossali.

Come sempre accade, le motivazioni fondamentali sottostanti all'apprezzamento del petrolio sul lungo periodo venivano ignorate dai mass media in favore delle razionalizzazioni ex post del terribile crollo.

Fin da fine settembre 2006 abbiamo descritto in diversi aggiornamenti come le azioni petrolifere stessero resistendo più che bene alla caduta libera del loro driver principale... fin "troppo" bene infatti, per non sollevare qualche sospetto sulla reale sostanza del nuovo "bear market" appena iniziato dall'oro nero.

Con gli sviluppi delle ultime settimane possiamo finalmente constatare che l'analisi era corretta: dopo una correzione fisiologica (prima di passare da 80 a 50, il petrolio è salito, fra il 2002 ed il 2006, da meno di 15 a 80!) eccoci a nuovi massimi. L'immane trasferimento di posizioni long sulle aziende del settore fra pesci piccoli e grandi - avvenuto nel panico generale a metà 2006 - ha ripetuto uno schema già noto e testato. Nulla di nuovo.





Così come già visto era stato, ancora prima, il motivo scatenante per l'entrata delle mani deboli: agosto 2005, Katrina.
Dopo anni di salita, a tratti turbolenta ma su bassi volumi, il grande pubblico inizia ad accorgersi del petrolio, anche grazie ai tre massimi consecutivi messi a segno fra fine 2004 e metà 2005.

E' in quelle condizioni, più propizie ad un consolidamento che ad un ulteriore rapida salita, che i volumi sul Nymex iniziano ad esplodere e all'improvviso la partecipazione in questo mercato segna record mai visti prima. Katrina arriva proprio al momento giusto: la distruzione portata dall'uragano e le preoccupazioni per la produzione di idrocarburi che ne derivano spingono chiunque a prevedere prezzi alle stelle. Chi entra intorno ai 70$ (il record di allora) vede scendere rapidamente le quotazioni fin sotto i 60$, ma è ancora troppo poco per scatenare il panico.

Dopo alcuni mesi di altalena, nell'estate del 2006 si raggiungono finalmente nuovi massimi e il petrolio arriva intorno agli 80$: i volumi sul Nymex impazziscono, superando i 500.000 contratti contro i 96.000 della sessione appena conclusa.

Da lì, in poco più di sei mesi, il petrolio perde quasi il 40% forzando alla chiusura in perdita quanti hanno aperto le posizioni long sull'entusiasmo generato prima dai massimi consecutivi e quindi dalle catastrofiche previsioni post Katrina.

I volumi attuali indicano che sul mercato ci sono solo i professionisti; nessuna mania popolare in atto: un ottimo viatico per continuare la salita.





Molto indietro rispetto al petrolio, nonostante le ultime travolgenti settimane (quasi il 55% di guadagno da inizio settembre), il gas naturale è a ridosso di un'importante zona di resistenza. A nostro avviso è verosimile che riesca a superarla, proseguendo la salita: la stagione fredda è ormai iniziata e il gas naturale è ben lontano dall'essere ipercomprato. Anzi, l'MACD è appena sul punto di passare in territorio positivo.





Oro ed argento non subiscono i contraccolpi provacati sui mercati finanziari dal raffrozamento dello yen: mentre ad agosto il metallo bianco era crollato insieme alle borse, ora si limita a consolidare. L'oro chiude la settimana con un ottimo guadagno di quasi il 2%.







Lo S&P500 invece frana malamente, perdendo più del 2.5%... ma in un giorno solo. Solo il facile supporto a 1500 è riuscito ad arginarne la caduta. Come argomentato più volte, la forza dello yen è una specie di incubo per i mercati finanziari moderni: troppo è il peso del carry trade, troppa la leva utilizzata da chi si indebita in yen per investire in mercati e valute che offrano ritorni potenziali maggiori. Finché dura dura, nessuno può sapere fino a quando. Ma ogni volta che lo yen accena un recupero, il nervosismo sui mercati sale alle stelle.





La posizione dello yen contro dollaro ed euro è inequivocabile: se non ci fossero interessi politici e capitali praticamente infiniti (si creano con un click del mouse!) a spingerlo verso il basso, l'analisi di USDJPY e quella di EURJPY non lasciarebbero molte alternative. Dopo quasi tre anni di salita - addirittura semiparabolica per il cross euro yen - e dopo sviluppi tecnici così importanti, i target ragionevoli sarebbero di almeno 110 per il primo (ma un allungo a 105 non sarebbe esagerato) e addirittura un ritorno verso 145 per il secondo.

Rimane il fatto che in un simile scenario le borse andrebbero incontro ad un vero e proprio crack e ci sono guardiani creati apposta per evitare - procrastinare - un'evenienza come questa.

Se correzione dev'essere allora, che sia la più rapida e violenta possibile, come in agosto, in modo da ritrovare al più presto condizioni compatibili con la ripresa dell'amato giochino da quotazioni più sostenibili.









Per differenza dai precedenti cross, un po' a ritroso, si può ricavare EURUSD, seduto tranquillo nel consolidamento successivo alla rottura della linea mediana della Andrew's Pitchfork. Sono ormai due anni che il principe di tutti i cross sale senza sosta: non continuerà per sempre.







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