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Questa pagina raccoglie l'Analisi Tecnica di diversi mercati fra cui, in particolare, Oro, Argento ed i cross Forex fra dollaro, euro e yen per confrontare l'andamento delle due materie prime selezionate dall'uomo, nei secoli, come moneta per eccellenza, rispetto alle principali monetine fiduciarie di oggi. Gli aggiornamenti verranno pubblicati senza scadenze fisse, in funzione di particolari condizioni di mercato. Charts courtesy of StockCharts, ProRealTime and NetDania. 19 ottobre 2008, ore 21.46 Si chiude un'altra settimana terribile sui mercati. Non tanto per il risultato finale, positivo per le borse, quanto per l'estrema volatilità, giunta a livelli semplicemente impensabili fino a poco tempo fa, del tutto fuori scala rispetto ai parametri stabiliti negli ultimi decenni. Nemmeno durante il crollo clamoroso del 1987 si sono viste condizioni così sbilanciate e livelli di paura tanto elevati. La rapidità con cui qualunque settore ha visto decimare le proprie quotazioni non ha, letteralmente, precedenti storici. In genere, durante il crollo dei mercati azionari, alcuni settori come quello delle materie prime si apprezzano, proprio per lo spostamento dei capitali che, in uscita dai settori in crisi, confluiscono in quelli ad essi correlati negativamente. In occasione di questo vero e proprio armageddon finanziario globale invece nulla, a parte il dollaro, lo yen e - in una certa misura - l'oro, è riuscito a conservare il proprio valore. Azioni di titoli bancari così come aziende operanti nel settore petrolifero o nella creazione di software hanno subito perdite del 50% in pochi mesi. Nessun porto sicuro nel mercato azionario: non stupitevi troppo se il vostro solido pacchetto di "lungo periodo" vale la metà rispetto ad un anno fa. Tutti gli indici più comuni per analizzare l'andamento dei mercati sono a livelli nemmeno presi in considerazione fino a questa estate. Tanto per citare un esempio, le azioni che al 10 ottobre, sulla borsa di New York, hanno raggiunto i livelli minimi delle ultime 52 settimane, sono state l'87.7%. Un livello inconcepibile, totalmente al di fuori da tutti i possibili riferimenti storici: quasi 2.900 dei 3.300 titoli scambiati nella più importante piazza mondiale hanno fatto segnare di recente le quotazioni più basse dell'ultimo anno. Per mettere nella giusta prospettiva l'eccezionalità di questo dato basti pensare che, durante il crollo del 2000 - il paragone più vicino e ancora relativamente fresco nella mente dei piccoli e grandi investitori - i livelli più estremi furono intorno al 20%, meno di un quarto di quello appena toccato. Nonostante questo, lo Standard&Poor 500 perse circa il 50% del proprio valore fra il picco dell'anno 2000 e il minimo intorno ad 800 segnato tre volte fra il 2002 ed il 2003. In linea con i precedenti storici. Tutto questo sarebbe paradossale anche non considerando la colossale iniezione di denaro pubblico riversata dalle banche centrali e dai governi sui mercati nel vano tentativo di arginare il crollo e ripristinare, a spese dei contribuenti, la fiducia così cruciale in un sistema basato sul consumo compulsivo, sul debito e sulla continua espansione della massa monetaria nominale, come quello in cui viviamo. Se possiamo ritenere fisiologico il deprezzamento del petrolio dai 145 dollari al barile di quest'estate ai 70 segnati la scorsa settimana (più del 50%) dopo essere cresciuto di quasi tre volte nei 18 mesi fra i minimi intorno a 50 dei primi del 2007 e il massimo storico nominale di luglio 2008, poco senso ha la performance dell'oro, quasi nullo quello dell'argento, sconcertante l'andamento del gas naturale e addirittura imbarazzante il collasso dell'acciaio, passato da 550 a 150 in alcune settimane mentre i mercati venivano travolti da fiumi indescrivibili di liquidità, anch'essi senza precedenti storici. Ciò che salta agli occhi dall'analisi grafica cross market sottostante è che il comportamento di mercati diversissimi è del tutto omogeno. Che si parli di titoli azionari, di argento, di cambio fra dollaro australiano e yen o di acciaio è tutta la stessa storia: un crollo generalizzato e granitico che esprime un'unica tendenza, l'allontanamento massiccio dal rischio a favore degli strumenti ritenuti "più sicuri". La correlazione fra settori così distanti non è mai stata tanto stretta ed esprime nel modo più chiaro la vera dominante di queste settimane: il panico. Il denaro c'è - ce n'è fin troppo - ma viene tesaurizzato o convogliato verso i titoli di stato, paradossalmente considerati quasi esenti da rischi. A nostro avviso, in estrema sintesi, la situazione è questa. Stiamo assistendo ad un evento epocale e questo 2008 verrà ricordato alla stregua del 1929 che ancora oggi evoca scenari orribili ed è sinonimo di crack e fallimento. Il sistema finanziario, per come lo conosciamo, è ad un bivio. Può essere che gli sforzi coordinati delle maggiori autorità mondiali riescano ad invertire la marcia intrapresa dai mercati grazie alle immense inieizioni di denaro pubblico, risollevando nelle prossime settimane le quotazioni delle borse e delle materie prime così com'è possibile che falliscano, e che quanto appena visto sia solo l'innesco di una crisi monetaria internazionale nemmeno immaginabile: in fondo, i problemi finora emersi sono solo una parte di quelli realmente celati sotto le pudiche coperte con cui si scalda il cuore del pubblico. Nel primo caso, le quotazioni attuali di quasi tutte le materie prime e di alcune aziende (le migliori operanti in questo settore) sono a livelli così artificialmente bassi da costituire affari sicuri per gli anni a venire, stroncate dal panico dilagante ed eccezionale che non ha lasciato superstiti, al di là di ogni ragionevolezza. Nel secondo caso, crediamo sia poco rilevante la scelta di come investire il proprio denaro a meno che non sia nell'acquisto di una bella casa con terreno, alcuni animali utili al proprio sostentamento come galline, mucche, pecore e conigli e macchinari per la produzione autonoma di energia, come un mulino a vento o dei pannelli fotovoltaici. Ovviamente alcune monete d'oro e qualche lingotto d'argento potranno assicurare un notevole potere d'acquisto in condizioni estreme ma nemmeno chi ha pubblicato questo sito nel 2005 convinto che i metalli preziosi rappresentassero un buon veicolo per difendere il proprio capitale si augura un simile scenario. Intanto, gli europei che un anno fa hanno investito in oro hanno beneficiato, alla chiusura di venerdì, di un ritorno del 10%, contro il -47% del mibtel o gli asfittici ritorni reali negativi del reddito fisso. Chi, ritardatario, è arrivato dopo abbia pazienza: siamo convinti verrà ricompensata. Come ormai d'abitudine, ecco il calcolatore dell'"inflazione" proposto dal Bureau of Labor Statistics statunitense utile per misurare l'entità ufficiale della svalutazione del dollaro dalla nascita della Federal Reserve nel 1913 ad oggi.
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