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Questa pagina raccoglie l'Analisi Tecnica di diversi mercati fra cui, in particolare, Oro, Argento ed i cross Forex fra dollaro, euro e yen per confrontare l'andamento delle due materie prime selezionate dall'uomo, nei secoli, come moneta per eccellenza, rispetto alle principali monetine fiduciarie di oggi. Gli aggiornamenti verranno pubblicati senza scadenze fisse, in funzione di particolari condizioni di mercato. Charts courtesy of StockCharts, ProRealTime and NetDania. 23 novembre 2008, ore 21.59 L'oro chiude la settimana con un guadagno di circa il 6.5%, sia contro il dollaro, sia contro l'euro, sul mercato dei futures. Di fronte all'ulteriore discesa delle borse (e al drammatico crollo del settore bancario a stelle e strisce che perde in una settimana il 23.74%), il segnale inviato a chi ha buone orecchie per sentire è davvero significativo: i grafici delle performances d'altro canto parlano chiaro. Chi ha cambiato dollari contro oro tre anni fa è ancora seduto oggi su un guadagno che sfiora il 60%, chi l'ha fatto con gli euro è in attivo del 48.53%: quanti asset hanno conservato il proprio valore in questo modo negli ultimi tre anni? Uno dei grafici più significativi per gli investitori italiani è il settimo: il confronto fra l'andamento del mibtel, dei bond e dell'oro negli ultimi 12 mesi. Durante l'armageddon finanziario che ha sconvolto i mercati in questi mesi, la quotazione del metallo giallo si è mantenuta in una stretta fascia di tolleranza compresa fra un rendimento minimo del -2.5% ed uno massimo 18%, toccato proprio sul massimo storico assoluto di ottobre, all'apice del disastro finanziario. Davvero niente male, soprattutto considerando che con il balzo dell'ultima settimana il metallo giallo si è riportato a ridosso dei 640 €/oz e non sembra per nulla intenzionato a fermarsi lì. La borsa di Milano, nel frattempo, ha fatto registrare un nuovo minimo portando il risultato degli ultimi 12 mesi a un bel -50%, quasi tondo. Da notare la chiusura del petrolio - sotto i 50 dollari al barile, a livelli non visti dai primi del 2005 - parzialmente smentita dalla forte accelerazione delle aziende del settore. Lo XOI ha chiuso la settimana con una perdita pesante ma ha limitato notevolmente i danni sul finire della seduta e, come in altri casi negli anni passati, la divergenza fra le aziende petrolifere e il loro driver principale potrebbe essere un segnale importante per indicare la fine del trend. Da questi livelli di ipervenduto un rimbalzo è sempre più probabile: l'oro nero ha perso quasi due terzi del proprio valore da quest'estate e le aspettative di recessione mondiale devono essere viste anche alla luce dell'incessante produzione di moneta da parte delle banche centrali e della indispensabilità del petrolio nell'economia mondiale. Se è vero che Europa e Stati Uniti avranno una crescita negativa nei prossimi mesi, i giganti asiatici, con i loro miliardi di consumatori affamati, scenderanno da tassi di crescita a due cifre a dinamiche di sviluppo più contenute ma comunque esorbitanti. Per alimentare le quali il petrolio sarà essenziale. Come ormai d'abitudine, ecco il calcolatore dell'"inflazione" proposto dal Bureau of Labor Statistics statunitense utile per misurare l'entità ufficiale della svalutazione del dollaro dalla nascita della Federal Reserve nel 1913 ad oggi.
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