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Questa pagina raccoglie l'Analisi Tecnica di diversi mercati fra cui, in particolare, Oro, Argento ed i cross Forex fra dollaro, euro e yen per confrontare l'andamento delle due materie prime selezionate dall'uomo, nei secoli, come moneta per eccellenza, rispetto alle principali monetine fiduciarie di oggi.

Gli aggiornamenti verranno pubblicati senza scadenze fisse, in funzione di particolari condizioni di mercato.

Charts courtesy of StockCharts.com.com and ProRealTime.com



24 agosto 2007

Dopo il vero e proprio terremoto scatenato la scorsa settimana sui mercati valutari dall'improvviso rafforzamento dello yen, l'ultima sessione si è chiusa con un deciso recupero. Il danno tecnico è però ormai fatto e la situazione attuale, estremamente delicata, richiede la massima attenzione.

Nonostante molte voci autorevoli abbiano parlato di una generale chiusura di carry-trades, il fenomeno si è limitato al violentissimo rafforzamento della valuta nipponica, senza interessare il franco svizzero, seconda scelta per chi intende sfruttare i differenziali dei tassi fra le diverse valute.

Inoltre, il fatto che tutto si sia concentrato intorno a ferragosto, con liquidità ai minimi livelli ed i mercati notoriamente esposti a movimenti estremi, lascia qualche dubbio sulla reale sostanza degli ultimi sviluppi. Occorre aspettare il ritorno delle normali condizioni operative per verificare se quanto successo sia sostenibile e rappresenti un'inversione del trend discendente per lo yen o se sia stata solo un'enorme presa di beneficio per iniziare ancora una volta la stessa tattica da livelli più ragionevoli.

Di certo molti pesci questa volta, non solo quelli piccoli, sono rimasti nella rete.



Eurusd invece, a conferma che il terremoto è circoscritto ai cross yen ed a quelli più esotici, chiude la settimana praticamente al livello in cui ha aperto quella precedente.



Può essere interessante analizzare i movimenti sul mercato dei cambi alla luce di quanto è accaduto allo S&P500. Il recente ed estremo innalzamento della volatilità è avvenuto in corrispondenza dei massimi storici dell'importante indice borsistico americano, dopo quasi 5 anni di discesa a partire dai minimi dello S&P a fine 2002.

E' facile osservare come la volatilità si sia contratta man mano che l'indice saliva, toccando i minimi sotto 10 proprio all'inizio del 2007 con un mercato fortemente sbilanciato sul lato bullish, come testimoniato dall'andamento della percentuale di posizioni long, sulla parte bassa del grafico.

Non è innaturale che dopo una salita così calma, prolungata e regolare, al raggiungimento di nuovi massimi assoluti si sia scatenata un'ondata di vendite, anzi. E con la bullish % ora sotto il 50% ed il trend in atto sullo S&P500 nemmeno lontanamente scalfitto, è a nostro avviso probabile che nelle prossime settimane la salita continui.



Un rapido accenno all'argento che, dopo il crollo della scorsa settimana è a livelli assolutamenti appettibili per l'apertura di nuove posizioni al rialzo sia di medio che di lungo periodo. Più che la quotazioni in dollari, è significativa, come sempre, la ratio silver/gold adagiata sul granitico supporto fra 0.0170 e 0.0175, ex invincibile resistenza ormai superata.



In linea con quanto segnalato numerose volte nei mesi passati, il petrolio è tornato ai livelli dell'estate scorsa. A differenza di allora però, l'attenzione sul prezioso oro nero è molto calata. I disastri post Katrina sono ormai acqua passata ed ora l'attenzione del grande pubblico è catalizzata da tutt'altri argomenti.

Nonostante questo però, gli squilibri fortissimi fra domanda ed offerta hanno permesso al petrolio di mettere a segno dal gennaio 2007 una performance del 50% nel disinteresse generale se non addirittura nel clima di terrore per quanti, entrati a livelli inaccettabili nell'estate del 2006, hanno visto la propria posizione perdere più del 30% in pochi mesi.

L'ultimo mese di correzione è del tutto fisiologico dopo la corsa messa a segno da inizio anno e riteniamo verosimile che nelle prossime settimane il petrolio si spinga verso l'importantissima barriera dei 100 $ al barile, dove subirà nuovamente una copertura maniacale da parte dei media.

Chi è riuscito a comprare azioni di compagnie petrolifere nella seconda metà del 2006, con il petrolio in picchiata ed il pessimismo imperante sull'intero settore idrocarburi, è probabile che sia riuscito a cogliere un'occasione che nei prossimi anni regalerà grandi soddisfazioni.







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