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Questa pagina raccoglie l'Analisi Tecnica di diversi mercati fra cui, in particolare, Oro, Argento ed i cross Forex fra dollaro, euro e yen per confrontare l'andamento delle due materie prime selezionate dall'uomo, nei secoli, come moneta per eccellenza, rispetto alle principali monetine fiduciarie di oggi.

Gli aggiornamenti verranno pubblicati senza scadenze fisse, in funzione di particolari condizioni di mercato.

Charts courtesy of StockCharts, ProRealTime and NetDania.



24 agosto 2008, ore 09.52

La pausa di agosto è stata letale per i metalli preziosi. L'oro, dopo essere crollato fin sotto gli 800 $/oz è riuscito a stento a recuperare nell'ultima settimana, chiudendo con un guadagno di circa il 5,23% ma pur sempre sotto la fatidica soglia degli 850 $/oz, più volte indicata in questi aggiornamenti come il solido supporto in grado di sostenere le quotazioni e respingerle verso l'alto: le nostre previsioni sono state tragicamente smentite dai fatti ed il mercato, come sempre, ha imposto la propria concreta evidenza nonostante le elucubrazioni e le speranze dei partecipanti.

Dal massimo intorno a 990 $/oz a cui l'avevamo lasciato, il metallo giallo ha perso più del 21% in sole quattro settimane, una correzione paragonabile a quella di maggio 2006, avvenuta però dopo la corsa eccezionale iniziata nell'estate del 2005 da livelli di ipercomprato ben più estremi: all'epoca ci aspettavamo un simile storno mentre quanto accaduto nelle ultime settimane ci ha preso letteralmente in contropiede.

Ovviamente, il disastro è stato ancora più tragico per l'argento, precipitato come un macigno attraverso vari - inutili - livelli di supporto dai 19.50 $/oz fin sotto i 12.50: un collasso del 35% che ha spazzato via in un lampo quasi tutti i guadagni accumulati con fatica in 12 lunghi mesi di pazienza. Come ci hanno fatto puntualmente notare, la nostra previsione prima della pausa d'agosto era per un'ultima, rapida corsa fino a 24 prima dell'inevitabile storno. Trovare il metallo bianco a circa la metà di tale valore dopo averlo eletto come unico medium per sfruttare la gamba rialzista sull'intero settore iniziata ad agosto 2007 non è solo un danno economico rilevante.

A prescindere dal contesto in cui si è sviluppato questo movimento (il mercato d'agosto è sempre sottile, a causa della relativa assenza di vari operatori), un'analisi più ampia delle dinamiche con cui si è costruita l'ultima salita avrebbe potuto sollevare qualche sospetto, benché ex post sia sempre molto più facile fare delle considerazioni.

La debolezza dell'argento rispetto all'oro ad esempio, percepibile con maggiore chiarezza sui grafici mensili, suona ora come un chiaro avvertimento che qualcosa mancava all'appello. La divergenza sostanziale fra l'azione dell'argento e quella della ratio silver/gold - evidente sulle candele monthly - non era certo un buon auspicio e, benché ci si potesse aspettare che venisse corretta nell'ultimo spike al rialzo, avrebbe dovuto consigliare almeno il posizionamento di alcuni stop loss difensivi, per non perdere tutto il guadagno così faticosamente accumulato nell'ultimo anno.

Le stesse aziende del settore hanno sottoperformato l'oro, via via in modo più deciso. Mentre nel primo lungo rialzo da fine 2000 a fine 2003 hanno superato il loro driver principale del 250%, dall'agosto 2005 al maggio 2006 non sono riuscite ad andare oltre il 30%, un fattore di moltiplicazione 1.3 assolutamente inadeguato a fronte dei maggiori rischi impliciti nell'acquisto di azioni piuttosto che di metallo fisico. Nell'ultima gamba rialzista iniziata ad agosto 2007, l'HUI è addirittura rimasto indietro, arrivando a perdere il 25% rispetto all'oro: una situazione paradossale e inaccettabile dal punto di vista rischio/rendimento.

L'improvvisa, più volte preannunciata, forza del dollaro è andata ben oltre gli effetti preventivati. Inutile sottolineare quanto sia sospetto il fatto che si sia approfittato di agosto per portare questo colpo durissimo ai metalli preziosi: le regole del gioco sono chiare, l'interesse istituzionale a comprimere il più possibile oro e argento è così ovvio da non lasciare scusanti.

Il danno tecnico, enorme, è ormai fatto e sarà necessario molto tempo prima che possa essere riassorbito, a meno che - e non crediamo sia verosimile - il crollo di agosto venga riassorbito e superato con una velocità pari a quella con cui si è prodotto, generando un rarissimo "v-bounce" da ipervenduto tecnico, quando i fondamentali sono totalmente disallineati. In questa ipotesi ottimistica, il recente collasso potrebbe essere la tipica scrollata con cui gli operatori più capitalizzati mandano fuori dal mercato i più piccoli e impreparati.

A parte le rosee speranze, l'unico lato positivo è che a questi prezzi è conveniente aggiungere metallo fisico alle posizioni di lungo periodo: i fattori alla base della crescita delle quotazioni di tutte le commodities sul lungo periodo rimangono immutati anche se questa correzione dovesse durare alcuni mesi.

Come ormai d'abitudine, ecco il calcolatore dell'"inflazione" proposto dal Bureau of Labor Statistics statunitense utile per misurare l'entità ufficiale della svalutazione del dollaro dalla nascita della Federal Reserve nel 1913 ad oggi.

















































Petrolio sul supporto di lungo periodo che, a nostro avviso, non riuscirà a fermare la discesa. Meglio fare affidamento sulla media a 60 settimane che per la prima volta ha superato i 100 dollari al barile, un evento eccezionale. Dopo la corsa degli ultimi mesi le probabilità che il petrolio sia un buon investimento nel 2009 sono sicuramente inferiori rispetto ad altri settori o asset.

Volendo rimanere fra gli idrocarburi, il gas naturale presenta un quadro tecnico molto più allettante anche se è meglio aspettare settembre per la conferma degli attuali minimi intorno a 8.0, proprio al limite inferiore dell'area di supporto. Se dovesse mancare una reazione in questa zona, la successiva trend line rialzista gravita ora intorno ai 6.5: il 18% più in basso rispetto alle quotazioni attuali!

















Nonostante tutto, la ratio wtic/gold rimane sempre a ridosso della resistenza statica ed è ora giunta al test del supporto dinamico che, a nostro avviso, fallirà.





Storni fra il 16% dell'alluminio ed il 27% dell'acciaio per i metalli di base, più o meno in linea con quelli preziosi anche se, a livello grafico, la situazione rimane più positiva.













Ottimo invece, per ora, l'agosto dei prodotti agricoli, rimbalzati sul supporto e pronti a sfidare i massimi recenti che definiscono l'ampia zona di consolidamento in cui le quotazioni attendono che il forte ipercomprato di aprile lasci spazio a livelli più sostenibili.





Lo sforzo apocalittico con cui si tenta di difendere un indice strategico come lo S&P500 è testimoniato dai volumi eccezionali che, nonostante la pausa estiva, si stanno riversando sul settore. La sopresa che avevamo messo in conto per agosto s'è manifestata nel mercato che non ci aspettavamo e, nonostante la débâcle dei metalli preziosi le borse non sono riuscite ad approfittare di una simile occasione positiva.

Mentre a livello nominale riteniamo verosimile che gli indici borsistici principali resistano, il loro valore reale è destinato a scendere ancora molto sul lungo periodo. Sul breve invece, la divergenza con la ratio S&P/gold ha correttamente anticipato la reazione intorno a 1200.









Non si può dire lo stesso per il settore bancario americano: qui la ratio con l'oro ha segnato nuovi minimi insieme alle quotazioni nonostante il crollo del metallo giallo.

L'unica divergenza positiva è con l'istogramma di lungo periodo... attenzione però, esso mette a confronto l'andamento delle ultime 36 settimane con quello delle ultime 60 ed è quindi adatto ad investimenti con un orizzonte temporale di almeno 3 anni.









Le aziende petrolifere reagiscono al supporto mentre quelle aurifere lo tagliano come burro. Il costo dell'oro nero ha messo in difficoltà le aziende che estraggono quello giallo, un'attività particolarmente avida di energia: questo fattore ha di certo un peso rilevante nella pessima performance delle aziende del settore aurifero negli ultimi due anni. D'altro canto il prezzo del loro prodotto è salito, al meglio, del 50% dal primo gennaio 2007 mentre quello del petrolio è cresciuto, nello stesso periodo, del 150%.









I mercati continuano ad aspettarsi un rialzo dei tassi da parte della FED.



Il DBV, il nostro indice sintetico per il carry trade, nega con violenza la rottura al rialzo del canale ribassista che lo tiene in trappola da ormai un anno. Vista la recente forza del dollaro, il fido yen può concedersi una pausa e recuperare le energie che, come sempre, gli saranno richieste in abbondanza per sostenere l'alleato a stelle e strisce.





Ora che la situazione sul mercato valutario si è sbloccata e finalmente il dollaro è risucito a reagire, vedremo se si stratta di un fuoco di paglia oppure se anche sul medio periodo (da uno a tre anni) il biglietto verde sarà in grado di recuperare almeno una parte del molto terreno perso dal settembre 2001 a questa parte.

I rapporti fra le valutine cartacee sono più politici che economici. Nessuna della principali valute fiduciare del pianeta è garantita da un bene tangibile, sia esso l'oro, il legno o almeno le patate. E' quindi di fatto una semplice questione di fiducia: esse avranno valore finché le popolazioni che ne fanno uso glielo attribuiranno e di certo gli sforzi per alimentare questa convinzione sono immani, a vari livelli.

La storia insegna che MAI si è riuscito a sostenere un sistema monetario cartaceo per lungo tempo senza la garanzia di un bene tangibile ad assicurarne il valore. E' anche vero che mai come oggi il controllo e la propaganda delle istituzioni hanno raggiunto livelli di efficienza e capillarità tanto elevati.

La partita si gioca quindi fra la naturale propensione ad attribuire valore alle risorse scarse e il depistaggio illusionista volto a distrarre e confondere il cittadino, al fine di nascondere le reali conseguenze dell'inflazione monetaria in atto.

Sul FOREX quindi, meglio diffidare dei dati macroeconomici rimaneggiati proposti dalle varie istituzioni per concentrarsi su sistemi di analisi tecnica pura perché una vera, genuina, analisi fondamentale è di fatto impossibile per il cittadino comune.























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