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Questa pagina raccoglie l'Analisi Tecnica di diversi mercati fra cui, in particolare, Oro, Argento ed i cross Forex fra dollaro, euro e yen per confrontare l'andamento delle due materie prime selezionate dall'uomo, nei secoli, come moneta per eccellenza, rispetto alle principali monetine fiduciarie di oggi.

Gli aggiornamenti verranno pubblicati senza scadenze fisse, in funzione di particolari condizioni di mercato.

Charts courtesy of StockCharts, ProRealTime and NetDania.



25 gennaio 2008

Il taglio di 75 punti base operato dalla FED al funds rate permette ai metalli preziosi di ribaltare il difficile avvio di settimana e chiudere la sessione in territorio positivo.

L'oro in particolare lascia sul grafico una candela piuttosto promettente ed un guadagno superiore al 3%, davvero un'ottima conclusione per una settimana iniziata non proprio nel migliore dei modi. L'MACD di medio periodo ha raggiunto nuovi massimi mentre l'istogramma di lungo è ancora indietro: la parte più dirompente di questa fase di salita, a nostro avviso, deve ancora iniziare.

Nel tentativo di sostenere borse e consumi la Federal Reserve alimenta il prezzo di qualunque asset fisico, sia esso un metallo prezioso, una granaglia, una materia prima energetica o un metallo di base.

Le ricadute in termini di "disagio percepito" dal consumatore per gli aumenti dei beni di prima necessità vengono posticipate rispetto all'immediata caduta della borsa o all'impossibilità di far fronte a rate del mutuo sempre più pesanti. Il problema di fatto non viene risolto - nemmeno si tenta di farlo - ma lo si sposta altrove e lo si rimanda, ingigantendolo.

Come ormai d'abitudine, ecco il calcolatore dell'"inflazione" proposto dal Bureau of Labor Statistics statunitense: anche secondo i calcoli accomodanti del BLS, la chiusura a 910 $/oz di questa settimana, corrisponderebbe ad appena 361 $/oz del 1980. Rispetto al record storico REALE di allora, non siamo nemmeno a metà strada.













A meno di eventi eclatanti in medioriente, la pausa necessaria al petrolio per poter assorbire gli eccessi della corsa vigorosa del 2007 si preannuncia piuttosto lunga. Un test della zona intorno a 77.5 dollari sembra verosimile e sarebbe da accogliere come nuova occasione di acquisto per le aziende del settore.





Anche la ratio fra petrolio ed oro sembra confermare quanto appena detto: ha cominciato a scendere a metà del 2005, quando l'oro ha iniziato ad apprezzarsi contro TUTTE le valute mondiali e non solo contro il biglietto verde. Durante il 2007 la ratio ha corretto con un controtrend ascendente la discesa che l'ha vista dimezzarsi, in 18 mesi, da 0.16 a 0.08. Giunta però a metà del proprio recupero ha fallito la sfida con la resistenza statica intorno a 0.12, lasciando sul terreno nelle ultime settimane più del 20%.





Vediamo ora su un grafico weekly gli effetti del taglio dei tassi della FED sugli indici borsistici.

Dalle ultime sessioni del 2007 ad oggi lo S&P500 ha spazzato via un supporto dinamico che resisteva da 18 mesi ed un'area di sostegno statico, piuttosto corposa, intorno a 1350. Negli estremi più neri della sessione appena conclusa, prima che mamma FED corresse in aiuto di mercati e consumatori nel panico completo, il venerabile indice americano aveva raggiunto i 1275 già visti a fine 2005: un bel balzo indietro.

Dal punto di vista tecnico la situazione è molto seria ma limitarsi all'AT in questo tipo di mercati "politici", gonfiati da un mare di liquidità sottostante, sarebbe perdente, come possono confermare gli orsi che numerosi sono rimasti intrappolati dalla salita lenta, "irrazionale" e inarrestabile delle borse fra il 2003 e fine 2007.

Mentre dai massimi dello scorso ottobre lo S&P500 è giunto a perdere quasi il 20% (storno tutt'altro che trascurabile soprattutto se concentrato in meno di quattro mesi), in moneta REALE il crollo è quasi del doppio. Ben consapevoli che l'andamento più rappresentativo delle reali condizioni di salute di questo indice sia sintetizzato dalla ratio spx/gold, continuiamo a ribadire come a questi livelli nominali ci sia spazio per nuove posizioni long e che l'impennata dei volumi (a record storici REALI) testimoni un importante passaggio di proprietà fra i piccoli investitori terrorizzati e quelli più grandi che, di regola, comprano solo a buone condizioni.





Il cedimento delle aziende petrolifere, anticipato dalla notevole divergenza negativa, è stato esasperato dalle parole di Bush e dal crollo dell'azionario generico. Fra 1100 e 1250 le quotazioni sono entrate in contatto con il supporto granitico che fra il 2005 ed il 2007, quand'era ancora una resistenza, ha richiesto 18 mesi per essere superato. La reazione è stata infatti immediata e potente e lo XOI ha guadagnato nelle ultime sedute della settimana un ottimo 10%, non sufficiente però per chiudere la sessione in terreno positivo.

Anche la ratio xoi/gold aveva segnalato una divergenza preoccupante sui nuovi massimi tale da consigliare, per la prima volta dopo molti mesi, di alleggerire le posizioni sul settore. Ecco cosa scrivevamo il 29 ottobre con lo XOI sopra 1500: "Chi ci ha seguito nella campagna sulle azioni petrolifere partita a fine 2006, farebbe bene a prepararsi ad alleggerire le posizioni: in un anno il ritorno è stato di circa il 50%, più che soddisfacente. I pochi punti percentuali addizionali che si possono ragranellare a costo di rischi sempre maggiori vanno a scapito di altri settori più promettenti, almeno a medio termine."





A rispecchiare la maggior forza dei metalli, l'HUI chiude questa settimana difficile con un ottimo risultato, incurante delle difficolta delle borse , della volatilità sulle valute e persino di quella di oro ed argento. Un buon segno per le prossime settimane.







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