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Questa pagina raccoglie l'Analisi Tecnica di diversi mercati fra cui, in particolare, Oro, Argento ed i cross Forex fra dollaro, euro e yen per confrontare l'andamento delle due materie prime selezionate dall'uomo, nei secoli, come moneta per eccellenza, rispetto alle principali monetine fiduciarie di oggi. Gli aggiornamenti verranno pubblicati senza scadenze fisse, in funzione di particolari condizioni di mercato. Charts courtesy of StockCharts, ProRealTime and NetDania. 26 luglio 2008, ore 17.04 Dopo la rottura al rialzo di due settimane fa, oro e argento hanno speso le ultime sessioni per tornare a testare, da sopra, le vecchie resistenze. Benché il metallo bianco sia andato oltre, toccando addirittura quota 17 $/oz, l'oro ha tenuto perfettamente i livelli critici sotto i quali è rimasto intrappolato per i tre mesi del consolidamento: nulla di grave quindi nell'azione delle ultime due settimane, anzi. Questa potrebbe essere l'ultima chiamata per i ritardatari prima di proseguire verso i nuovi massimi. I grafici daily - che aggiungeremo alla consueta analisi in questo momento cruciale - illustrano questo classico test della ex-resistenza con maggiore dettaglio: dopo lo stretto trading range compreso fra aprile e giugno, le quotazioni hanno approfittato del supporto della SMA a 180 giorni per forzare la zona di congestione e raggiungere nuovi massimi. La correzione pur violenta degli ultimi giorni è del tutto fisiologica e, a nostro avviso, non ha altro valore al di fuori del normale avanzare e ritirarsi delle quotazioni intorno al loro trend principale. Anche confrontando sul grafico daily le ultime due settimane con le dinamiche dei mesi precedenti, è possibile verificare come nemmeno per l'argento il "crollo" sia stato poi così duro. La previsione rimane quindi invariata: ci aspettiamo che la corsa continui sull'impulso positivo innescato dalle nuove quotazioni e prosegua per l'oro almeno fino a 1.200 $/oz ( 24/25 per l'argento) nell'arco di un paio di mesi, al massimo tre, prima della violenta correzione di medio periodo necessaria a ridurre l'entusiasmo a livelli fisiologici ed allontanare dal mercato gli ultimi arrivati, quelli che, in questa ipotesi, avessero comprato sui nuovi massimi. Aggiungiamo inoltre i grafici degli ETF sui metalli preziosi - streetTRACKS Gold Trust Shares per l'oro e iShares Silver Trust per l'argento - indispensabili per monitorare l'andamento dei volumi su questi mercati: benché strumenti cartacei non adatti agli "amatori" più intransigenti, GLD e SLV riescono a dare importanti informazioni di breve periodo altrimenti difficili da ottenere. E' agevole constatare guardando i recenti picchi dei volumi come l'interesse per il mercato dei metalli preziosi sia ai massimi, dopo essere costantemente salito per quasi un anno. Chi ha acquistato ETF o altri surrogati di varia natura in corrispondenza del BUY sul settore del 24 e del 31 agosto intorno ai 650 $/oz, può cercare di approfittare di eventuali nuovi massimi per chiudere le proprie posizioni, senza troppa avidità ma nemmeno con ansia eccessiva, dai 1.200 $/oz in avanti. Come ormai d'abitudine, ecco il calcolatore dell'"inflazione" proposto dal Bureau of Labor Statistics statunitense utile per misurare l'entità ufficiale della svalutazione del dollaro dalla nascita della Federal Reserve nel 1913 ad oggi.
Il petrolio ha spazio per scendere senza incontrare ostacoli di una qualche rilevanza fino a circa 110 dollari al barile, dove l'incontro del supporto dinamico e di quello statico dovrebbe garantire una certa tenuta. Come anticipato in altri aggiornamenti, la nostra posizione su questo settore non può essere ribassista per motivi di carattere fondamentale: di fronte a livelli estremi come quelli appena raggiunti, non possiamo far altro che aspettare con pazienza che l'ipercomprato si sgonfi sino al punto di rendere nuovamente attraente l'apertura di posizioni al rialzo. Dopo la corsa impressionante degli ultimi 18 mesi, è verosimile che le condizioni tecniche per ripensare in modo ragionevole al lato lungo del mercato, si facciano attendere parecchio (almeno 6 mesi, ma anche 12 o 18). Per ora quindi ci limitiamo ad assistere alla tanto agognata correzione. I mercati azionari e persino quelli di altre materie prime hanno atteso questo momento con nervosismo sempre maggiore: il petrolio è essenziale per qualunque attività, dall'agricoltura, all'estrazione dei minerali, ai trasporti. Praticamente tutti i settori hanno sofferto la continua salita del greggio e la recente discesa potrebbe innescare ed alimentare il rialzo azionario tanto utile in questo momento. Anche l'oro giallo potrebbe approfittare dell'improvvisa debolezza di quello nero: la ratio wtic/gold ha ceduto proprio intorno ai vecchi massimi, senza riuscire a superarli... ora è verosimile che prosegua nella stessa direzione. Cosi come abbiamo fatto per gli ETF di oro e argento, seguiamo da oggi le quotazioni del "United States Oil Fund" (USO) in modo da mettere in evidenza le importanti dinamiche sui volumi, altrimenti non disponibili nel grafico del West Texas Intermediate Crude. Notevole, per rimanere al settore idrocarburi, il vero e proprio crack del gas naturale che ha perso più del 33% in tre sole settimane, annullando d'un colpo tutta la strada messa a segno da febbraio a questa parte. Visto questo crollo micidiale (quanti long saranno sopravvissuti?), la granitica zona di supporto e il bias negativo sull'intero settore in caso continuasse la discesa del petrolio, riteniamo che le quotazioni attuali siano un'occasione insperata per aprire posizioni al rialzo sul gas naturale.
Ecco la capitolazione della ratio wtic/gold al test del supporto statico.
Niente di notevole per i metalli di base.
I prodotti agricoli sono nuovamente intorno a 400, la parte bassa della zona di consolidamento in cui le quotazioni attendono che il forte ipercomprato di aprile lasci spazio a livelli più sostenibili. Anche in questo settore la resa del petrolio potrà portare un po' di sollievo, stemperando almeno per qualche tempo le tensioni più aspre e scoraggiando, se non altro, la componente speculativa dall'intraprendere troppo facilmente la via rialzista.
Il limite di 1250 s'è dimostrato duro come previsto e per ora possiamo contare una sola chiusura settimanale sotto tale livello, non abbastanza per confutare la tesi esposta nelle scorse settimane. Anzi, da questi livelli, con questi volumi, con il petrolio che sembra finalmente deciso almeno a rallentare, con una bullish% sotto il 40% e una divergenza positiva con la ratio spx/gold, le possibilità che quello appena tracciato sia un minimo destinato a durare aumentano notevolmente. Durante i mesi estivi i mercati sono sempre molto sottili e questo può causare movimenti estremi, come il crollo dei cross yen il 15 agosto 2007. Vedremo se qualcuno sta preparando una sorpresa per questo agosto 2008, magari di segno opposto rispetto a quella dell'estate precedente.
Reazioni di una violenza inaudita sul settore bancario americano: le quotazioni sono passate da meno di 48 a più di 70 in 7 giorni borsa, un aumento di più del 45% che ha sicuramente spazzato via dal mercato tutti gli short entrati a seguito delle notizie allarmanti su Fannie Mae e Freddie Mac. Aprire una posizione a seguito di quanto si legge sui giornali è in genere azzardato e controproducente... questa volta per alcuni è stato letale.
Come previsto in queste righe, la perdurante debolezza delle aziende petrolifere era un cattivo auspicio per l'oro nero. Come a fine 2006 - inizio 2007 la forza delle società petrolifere ci è servita per ridimensionare la debolezza del petrolio, caldeggiando l'acquisto di azioni del settore, così oggi i continui storni valgono come un avviso che qualcosa non torna: o lo XOI reagirà intorno a 1.350 recuperando il terreno perso fino a qui rispetto al petrolio o sarà l'oro nero a correggere con violenza l'immane salita messa a segno da 18 mesi a questa parte.
Lo yen è ad un livello cruciale: le sorti del carry trade e dei molti mercati ad esso legati sono quasi tutte nelle mani della valuta nipponica. Un rimbalzo sul supporto affosserebbe le borse, al contrario, se lo yen continuasse a cedere terreno, gli spazi di manovra sarebbero molto più ampi e le prospettive più rosee per i mercati azionari. E non solo per loro. Il grafico del DBV mette in evidenza che, pur ben più in basso dei picchi raggiunti l'estate scorsa subito prima del crollo di ferragosto, il carry trade gode di buona salute, avanza piano piano da quattro mesi, gira intorno al valore medio degli ultimi 18 ed è ai massimi da marzo: non proprio un malato terminale come molti hanno prematuramente sostenuto. Bisogna ricordarsi sempre che le salite dei cross a differenziale positivo dei tassi d'interesse sono stentate, lente, soporifere... sempre sul punto di cedere di schianto. Al contrario le discese sono fulminanti, profonde e violentissime. Questo è dovuto al fatto che una posizione aperta a carry trade positivo matura interessi giorno per giorno ed è quindi sostenuta dal fattore tempo: più si rimane in posizione più si guadagna (a parità di tasso di cambio, ovviamente). A fronte di un ritorno in interessi certo e proporzionale alla durata dell'operazione, il tasso di cambio rappresenta un rischio, anche notevole se si è entrati a quotazioni non vantaggiose. Periodicamente quindi, dopo queste salite lunghe e stentate, i cross "da carry trade" correggono con violenza, come successo nell'estate 2007. Da allora, la discesa fino a marzo 2008 è stata stranamente lunga e particolarmente severa... carburante per continuare ad arrampicarsi in modo incerto ce n'è ancora parecchio.
Sembra che l'euro stia proprio per cedere il testimone al dollaro, almeno per un recupero di medio periodo. Se si intende rimanere in posizione molto a lungo senza subire costi in interessi troppo elevati, il cross più allettante per puntare al rialzo del biglietto verde contro una delle valute europee è il franco svizzero.
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