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Questa pagina raccoglie l'Analisi Tecnica di diversi mercati fra cui, in particolare, Oro, Argento ed i cross Forex fra dollaro, euro e yen per confrontare l'andamento delle due materie prime selezionate dall'uomo, nei secoli, come moneta per eccellenza, rispetto alle principali monetine fiduciarie di oggi.

Gli aggiornamenti verranno pubblicati senza scadenze fisse, in funzione di particolari condizioni di mercato.

Charts courtesy of StockCharts, ProRealTime and NetDania.



27 aprile 2008, ore 12.36

Chiusura sotto i 900 $/oz per l'oro, con una perdita di quasi il 3% rispetto alla settimana precedente. Ancora più pesante la sessione per l'argento che si ferma sotto i 17 $/oz perdendo quasi il 5% in una sola settimana.

L'analisi della ratio silver/gold evidenzia come la fase di salita iniziata ad agosto 2007 - e a quanto pare in grande difficoltà in questo momento - sia stata la più breve e la più stentata fra le tre che, a partire da fine 2003, hanno scandito la bull run dei metalli preziosi in generale e quella dell'argento nei confronti dell'oro in particolare.

Escludendo l'ipotesi che il metallo bianco sia destinato a sottoperformare il più famoso e seguito cugino negli anni a venire (troppe infatti sono le ottime argomentazioni a suo favore), l'analisi delle quotazioni ufficiali dei due metalli e del loro confronto diretto attraverso la ratio lascia intendere che la gamba rialzista iniziata ad agosto 2007 sia tutt'altro che finita e che anzi, la parte più succulenta debba ancora venire.

Ci aspettiamo infatti che con l'avanzare di questa bull run, le periodiche fasi di salita si facciano più volatili, prolungate e irregolari, inframmezzate da correzioni sempre più violente e profonde, in modo da rendere impossibile la presa alle mani deboli per scacciarle dal mercato prima delle fasi più remunerative.

Dopo lo storno di marzo e le ultime settimane di stretto trading range, riteniamo verosimile quindi che il movimento riprenda al rialzo fra non molto, superando per durata ed obiettivi di prezzo quanto preventivato l'estate scorsa.

Le condizioni attuali non sono ovviamente favorevoli come all'epoca del BUY sul settore del 24 e del 31 agosto ma, in un'ottica di più breve periodo e per chi fosse rimasto a secco allora o volesse mediare al rialzo, crediamo che la sofferenza di queste ultime settimane abbia allontanato ormai molti degli ultimi arrivati, liberando la strada per ulteriori rialzi.

Sei settimane di agonia possono essere lunghissime per chi è entrato con la speranza di un guadagno facile ed immediato e di certo l'ottimismo fra i recenti oroentusiasti non regna sovrano.

Come ormai d'abitudine, ecco il calcolatore dell'"inflazione" proposto dal Bureau of Labor Statistics statunitense utile per misurare l'entità ufficiale della svalutazione del dollaro dalla nascita della Federal Reserve nel 1913 ad oggi.

















Sempre vigorosa invece la situazione per gli idrocarburi. Mentre la crescita della domanda di oro e argento è legata al diffondersi lento e graduale della consapevolezza circa la totale inaffidabilità delle valute nazionali, non garantite da altro se non dalla fiducia di chi le utilizza e dal potere coercitivo degli stati, le materie prime energetiche sono indispensabili per sostenere l'attuale architettura produttiva delle nostre società.

L'essere vitali, disponibili in quantità limitate e non rinnovabili, sarebbe già più che sufficiente per spingere al rialzo i prezzi di fronte ad una domanda in aumento. L'inflazione della massa monetaria in atto non può far altro che accelerare ed amplificare questo processo.

Attenzione quindi a shortare questo settore anche di fronte agli ipercomprati più estremi: finché i notevoli squilibri di lungo periodo non verranno riassorbiti, prendere il lato corto sul mercato degli idrocarburi potrebbe essere un errore fatale.

La posizione del gas naturale e l'assetto della sua ratio contro il petrolio sembrano perfetti per anticiparne il sorpasso rispetto all'oro nero.

















Nulla di fatto invece per i metalli di base, tutti più o meno fermi alle quotazioni della scorsa settimana.
L'alluminio sembra in procinto di rompere al rialzo l'attuale fase di congestione per proseguire verso nuovi massimi la corsa inziata ai primi di quest'anno.

L'acciao, dopo aver polverizzato un record dopo l'altro ed aver stracciato ogni altro concorrente nel settore commodities da cinque anni a questa parte, iniza a dare segni di affaticamento: la vistosa divergenza negativa con la ratio steel/gold anticipa un verosimile rallentamento per le quotazioni di questo metallo, cresciute dell'800% (!) dal 2003 ad oggi.

Vale la pena ricordare che domani sarà una giornata storica per l'acciaio. Dal 28 aprile sarà negoziabile infatti al London Metal Exchange (LME) il future "forward" sull'acciao, facilitando enormemente gli scambi di un prodotto standardizzato (ne esistono moltissimi tipi) ad un prezzo trasparente, su una piazza importante come quella londinese.

Proprio in vista di questo evento e delle pressioni enormi - anche speculative - che si riverseranno su un settore così strategico GM Consulenza ha preparato un "Report Acciaio" redatto con i soliti crismi della giovane società di analisi lombarda. Quindi, concetti chiari, obiettivi precisi, strategie e indicazioni operative supportate da ricerca, dati fondamentali e molto, molto studio del mercato.













Ancora una settimana difficile per i prodotti agricoli: dopo la strepitosa salita degli ultimi 12 mesi, una correzione violenta era il minimo che ci si potesse aspettare. Il supporto non è molto vicino ed è quindi probabile che la fase di ridimensinamento non sia ancora giunta al termine. Intorno a 350 sull'Agricultural Prices del Goldman Sachs Commodity Index, l'incontro fra il supporto statico e la media mobile di lungo periodo garantirà un'ottima tenuta.





Sul fronte azionario, continua la scalata del "wall of worry da parte dello S&P500 che chiude la settimana proprio alla soglia del livello chiave posto fra 1400 e 1450, l'addove giacciono ammassati in gran quantità gli ordini di vendita per l'apertura di nuove posizioni al ribasso e quelli per la liquidazione di quelle al rialzo aperte intorno a 1275. Questo range di quotazioni piuttosto ampio, ed in particolare la zona più ristretta fra 1425 e 1450, saranno cruciali per determinare la direzione futura dell'importante indice borsistico statunitense.

Come già detto in altre occasioni di recente, ci aspettiamo che dopo un po' di maretta e strappi in entrambe le direzioni, lo S&P500 continui verso nuovi massimi.





Il settore bancario sembra aver trovato la sua area di supporto intorno a 75: il fatto che la vicenda Bear Stearn non sia riuscita a fargli violare in modo sostenibile tale livello e la profondità dello storno negli ultimi 12 mesi, nonché le solite questioni monetarie che alimentano ogni mercato e le precise strategie politiche rivolte nella stessa direzione, ci fanno propendere almeno per un controtrend secondario in questo settore così come in quello degli homebuilders, ad esso collegato.









I settori petrolifero ed aurifero invece, dopo i notevoli guadagni degli scorsi anni e le rotture al rialzo del 2007, languono senza riuscire a sfruttare in modo convincente la forza dei rispettivi drivers, l'oro nero e quello giallo.

Fra i due comunque, L'HUI ci sembra posizionato meglio per sfruttare eventuali accelerazioni al rialzo da parte dei metalli preziosi sul breve periodo.









Sul fronte tassi a breve, per la prima volta da mesi a questa parte le quotazioni chuidono sopra i tassi attuali, fermi al 2.25% per il Fed Funds Rate. Il crollo è stato così rapido ed imponente che guadagni come quello dell'ultima settimana (11.42%) sono assolutamente naturali.





Come sospettato, il DBV ha negato la rottura del supporto statico strategico che l'ha sostenuto per mesi. A nostro avviso il carry trade è un giochino troppo goloso per poter essere abbandonato di colpo e senza rimpianti. E' naturale alleggerire le posizioni, ridurle fino ad azzerarle e magari addirittura invertirle per alcuni mesi in coincidenza dei momenti di svolta del mercato, quando gli operatori migrano dall'eccessivo ottimismo all'eccessivo pessimismo. Ma da qui a dimenticare una tattica così proficua, ce ne passa.

Momenti estremi come questi, dove l'avversione al rischio ha portato i cross tipicamente utilizzati nel carry trade ai livelli relativi più spinti degli ultimi anni, sono i migliori per ricostituire le posizioni liquidate ed iniziare da capo un nuovo, lungo, lento periodo di rendimenti da differenziali positivi dei tassi di interesse.

C'è un grande cambiamento rispetto a pochi mesi fa. Il dollaro è ormai passato fra le divise low-yielding e questo influirà non poco sul volume di aperture long dedicate al biglietto verde.





Sul FOREX la situazione sta maturando a poco a poco verso un recupero del biglietto verde, ormai salassato da anni di continua emoraggia. Il dollar index ha trovato un valido supporto intorno a 71 e con l'euro, lo yen ed il franco svizzero a livelli estremi contro la valuta statunitense, un controtrend appare sempre più verosimile.

Non siamo a favore del dollaro a priori, basta leggere le pagine della sezione "Perché" di questo sito, scritte a fine 2005 o le analisi settimanali sul FOREX dei primi mesi del 2006 per verificarlo. Da allora però il dollar index è sceso da 92 a 71: una perdita del 22.8% in poco più di due anni, enorme sul mercato delle valute ed impressionante se riferita alla valuta di riserva mondiale.























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