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Questa pagina raccoglie l'Analisi Tecnica di diversi mercati fra cui, in particolare, Oro, Argento ed i cross Forex fra dollaro, euro e yen per confrontare l'andamento delle due materie prime selezionate dall'uomo, nei secoli, come moneta per eccellenza, rispetto alle principali monetine fiduciarie di oggi.

Gli aggiornamenti verranno pubblicati senza scadenze fisse, in funzione di particolari condizioni di mercato.

Charts courtesy of StockCharts, ProRealTime and NetDania.



28 giugno 2008, ore 16.45

Le difficoltà del dollaro e delle borse spingono al rialzo i metalli preziosi, ora a ridosso del trading range che da 14 settimane li tiene intrappolati dopo la violenta correzione di marzo.

Come già sottolineato in altre occasioni, subito dopo il brusco tracollo seguito ai massimi dell'oro sopra 1000 $/oz, abbiamo aumentato la porzione speculativa sull'argento aperta in corrispondenza del BUY sul settore del 24 e del 31 agosto, ritenendo che il movimento al rialzo partito l'estate scorsa non fosse ancora terminato.

Certo, il rapporto risk/reward è decisamente meno allettante ora (era un po' meglio un paio di settimane fa, alla base del trading range intorno a cui gironzolavano le quotazioni) ma nonostante tutto appare ancora sufficiente per piccole posizioni speculative con stop loss rigorosi e take profit fra il 10 e il 20% più alti dei massimi di marzo.

Vedremo fra pochissimo se lo scenario con dollaro e metalli preziosi in rafforzamento simultaneo verrà smentito oppure no: sia il biglietto verde sia oro e argento sono a livelli cruciali, il primo sul fragile supporto che dovrebbe difenderlo dalla prosecuzione della caduta, i secondi a quello che sembra un passo dalla tanto attesa sezione conclusiva della salita inziata ad agosto 2007. Dopodiché, la nota relazione potrebbe ritrovare vigore, amplificando, grazie al recupero del biglietto verde, la correzione dei metalli da livelli di ipercomprato ben più significativi degli attuali.

Come ormai d'abitudine, ecco il calcolatore dell'"inflazione" proposto dal Bureau of Labor Statistics statunitense utile per misurare l'entità ufficiale della svalutazione del dollaro dalla nascita della Federal Reserve nel 1913 ad oggi.

















Ancora una settimana di forte accelerazione per il petrolio che chiude la sessione sopra 140 con un guadagno del 3.59%. Nonostante più che autorevoli pareri contrari, non indicheremo MAI di shortare un settore così delicato, rigido e vitale, a prescindere dai livelli pur estremi di ipercomprato già raggiunti.

In un mercato toro - e quello del petrolio lo è per definzione e per ottimi motivi - le sorprese avvengono in genere al rialzo: è sempre possibile che l'aprirsi di un nuovo fronte di crisi in medio oriente faccia esplodere i prezzi ben oltre qualsiasi considerazione tecnica (e fondamentale) di breve periodo.

Anche se non si verificasse una simile eventualità, a livello tecnico il petrolio è si ipercomprato come MAI prima d'ora ma la salita è stata così regolare e potente da non aver creato divergenze con l'indicatore, segno che il trend, per adesso, è solido.

Detto questo ribadiamo che un'analisi serena di profitti e perdite potenziali non può portare all'apertura di posizioni al rialzo: quelle venivano consigliate in queste pagine fra fine 2006 ed i primi del 2007, quando il petrolio quotava fra 50 e 60 dollari al barile e sono state gradualmente liquidate raggiunti prima i 100 e quindi i 120 dollari.

In pratica la posizione attuale è neutra, troppo tirato il quadro tecnico per puntare ancora al rialzo con buoni margini di profitto, troppo delicato il quadro fondamentale per assumersi il rischio di andare al ribasso.

Altri hanno opinioni diverse su quale sia il lato buono del mercato...

Dopo il grafico weekly, quello mensile in cui si può apprezzare l'intera bull run.





















Alluminio e rame tentano di sfidare i massimi assoluti mentre l'acciaio langue quasi immobile da alcune settimane: sembra che le quotazioni dell'importante metallo di base siano in attesa del posizionamento degli operatori più capitalizzati dopo la recente quotazione del future al London Metal Exchange.













I prodotti agricoli di nuovo a ridosso dei massimi a quota 500: come anticipato le scorse settimane, la ratio gkx/gold ha confermato la solidità della recente salita, anticipando il movimento nominale.





Lo S&P500 crolla inesorabilmente verso l'ultimo supporto in zona 1275 intorno al quale è verosimile aspettarsi una qualche forma di timida reazione benché sia sempre meno probabile che quel livello riesca a garantire un'effettiva tenuta.

Lo scenario ipotizzato si avvia quindi a venire smentito dai fatti: come anticipato, il nostro quadro rialzista verrà smentito a seguito di quotazioni stabilmente al di sotto dei 1250 punti su un grafico weekly.









Buona parte della debolezza dello S&P500 è dovuta alla tragedia in atto nel settore bancario americano, sintetizzato dall'indice BKX, reduce da un -25% in sole sei settimane. Si rincorrono voci sempre più insistenti su possibili nuovi fallimenti illustri e nel frattempo giungono notizie che ben sintetizzano l'attuale clima in campo finanziario.









Settore petrolifero sempre al palo, nonostante la salita inarrestabile del proprio driver principale: un pessimo segno. Discorso opposto per le azioni delle società aurifere che confermano l'ottima seduta del metallo giallo con una performance lodevole proprio in corrispondenza del solido supporto statico costruito negli ultimi tre anni.









La FED ha lasciato invariati i tassi di interesse nella seduta del 25 giugno, deludendo chi ormai puntava almeno su un piccolo rialzo. La resistenza fra 3.00 e 3.25 era comunque sufficientemente robusta per garantire una reazione simile anche in caso di decisioni diverse.





Sembra che a poco a poco il carry trade si stia facendo strada attraverso la resistenza dinamica che ha contenuto il movimento del DBV da circa un anno a questa parte. A proposito di carry trade però, non è possibile non sottolineare un fatto molto curioso, meritevole di seri approfondimenti.

Subito sotto il solito grafico del "PowerShares DB G10 Currency Harvest Fund", il nostro indice preferito per monitorare l'andamento del carry trade, è riportato il raffronto fra il Dow Jones ed i cambi euro/yen (in alto) e euro/franco svizzero (in basso).

E' facile notare come dopo 5 anni di correlazione molto stretta fra l'andamento del più noto fra gli indici borsistici mondiali e due dei classici cross valutari utilizzati da chi specula sul differenziale dei tassi, tale "magica" sintonia si sia spezzata. Il cambio euro/yen sale mentre il Dow Jones si inabissa, lasciando solo il rapporto fra le due monete europee a muoversi come al solito.

E' ancora troppo presto per capire se questo segni una svolta epocale o se le cose siano destinate a rientrare nella normalità al più presto. Di certo però il fatto non è trascurabile e non è sfuggito a chi di dovere... ci terremo aggiornati su questo argomento, aggiungendo d'ora in avanti questo nuovo grafico al consueto studio del DBV preparato finora.

Vedremo presto se la recente forza dello yen negherà in modo brutale i timidi tentativi di riprendere l'amato e lucroso giochino: in genere quando la valuta nipponica si apprezza, non fa prigionieri.









Seconda settimana difficile di seguito per il dollar index che chiude proprio sull'esile supporto contro trend di breve periodo. Siamo convinti però che da questi livelli sia più probabile che il biglietto verde continui la salita piuttosto che riprendere la discesa.













Ottima reazione della sterlina sul supporto statico costruito negli ultimi due anni. In qualità di valuta di prima scelta per il lato lungo dei carry trades, il pound beneficia di consistenti flussi in entrata che ne sostengono le quotazioni nei momenti di maggiore debolezza.









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