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Questa pagina raccoglie l'Analisi Tecnica di diversi mercati fra cui, in particolare, Oro, Argento ed i cross Forex fra dollaro, euro e yen per confrontare l'andamento delle due materie prime selezionate dall'uomo, nei secoli, come moneta per eccellenza, rispetto alle principali monetine fiduciarie di oggi.

Gli aggiornamenti verranno pubblicati senza scadenze fisse, in funzione di particolari condizioni di mercato.

Charts courtesy of StockCharts, ProRealTime and NetDania.



28 dicembre 2008, ore 17.59

Dopo il tempismo eccezionale con cui la settimana scorsa abbiamo indicato il BUY perfetto sull'oro nero, il barile chiude la sessione con una perdita disonorevole - per noi - di quasi l'11%, sfondando il muro psicologico dei 40 dollari e recuperando solo nella parte finale della sessione qualche misero punto percentuale, capace di "contenere" la perdita entro il 15%.

Se sul breve periodo la previsione del bottom ormai raggiunto è stata clamorosamente ed inequivocabilmente smentita, sul medio e sul lungo riteniamo che essa sia ancora valida e anzi, che le quotazioni attuali rappresentino un incentivo ulteriore e non trascurabile rispetto a quelle dell'apertura della nostra posizione long: 32.98 $ sull'ETF United States Oil che riassume piuttosto bene l'andamento del WTIC pur ad una quota differente (all'incirca del 10%. Il prezzo di chiusura di USO questa settimana è stato di 29.10 $, l'11.76% in meno del WTIC. La perdita complessiva è stata invece maggiore, 11.98% per USO contro il 10.98% del WTIC).

Il gap fra le due quotazioni può essere spiegato sia dalle spese annuali dovute ai gestori dell'ETF sia, soprattutto, dal rollover cui essi sono costretti alla scadenza dei futures. In generale quindi, la performance di USO sarà sempre inferiore rispetto a quella di una posizione equivalente in futures sul petrolio, gestita in piena autonomia, ma permette di investire somme molto più contenute: l'unità minima per il Light Sweet Crude Oil al Nymex è di 1.000 barili, un investimento di 32.980 $ all'ultima chiusura.

Un grafico del confronto e del rapporto fra WTIC e USO è presente nella parte relativa agli idrocarburi poco più in basso. Si evince con chiarezza l'andamento strettamente correlato dei due indici e la notevole variazione della ratio negli ultimi anni. In particolare, si può notare come nelle fasi di discesa USO performi molto peggio del petrolio e solo un poco meglio durante le salite.

Fra le argomentazioni a favore di un prossimo, imminente rialzo del prezzo del greggio c'è il comportamento delle azioni delle aziende petrolifere, evidenziato in particolare dalla ratio XOI/WTIC presentata subito dopo il consueto grafico del West Texas Intermediate Crude. Così come ai primi del 2007 con il petrolio intorno ai 50 $ consigliavamo con insistenza di aprire posizioni lunghe su questo mercato anche grazie alla divergenza positiva dello XOI, altrettanto facciamo oggi.

La ratio XOI/WTIC è letteralmente esplosa negli ultimi mesi, da 10 a 25 (!) riportandosi a livelli che precedono, storicamente, l'inizio di una salita vigorosa dell'oro nero, riflessa inevitabilmente dalle quotazioni delle aziende del settore. Per qualche motivo, nell'armageddon finanziario globale e con il loro driver principale in caduta libera, le società petrolifere hanno smesso di scendere e stanno consolidando nervosamente sotto la delicatissima soglia di 1000.

La loro redditività futura si è drasticamente ridotta da quest'estate, quando il barile quotava 150 $ eppure il mercato indica chiaramente un futuro meno nero di quanto si possa immaginare in questo momento per le aziende del settore.

E non solo. I progetti economicamente convenienti con il greggio a 150 dollari al barile, sono in sicuro standby ora che il prezzo è crollato sotto i 40: a nessuno piace produrre in perdita. Come in molti altri mercati delle materie prime, i produttori, semplicemente, a questi prezzi non portano la propria merce sul mercato, creando le basi per tensioni dal lato dell'offerta che non potranno far altro che risolversi con un aumento dei prezzi nei prossimi mesi.

Tutto questo, ovviamente, senza contare la valanga di denaro pubblico creata dal nulla dalle autorità da quest'estate e i costosissimi, anacronistici, programmi di salvataggio dei diversi settori chiave portati a termine con i soldi dei contribuenti.

Sul fronte valutario, segnaliamo l'eccezionale pressione a cui è sottoposta la sterlina inglese, ai minimi storici contro l'euro (e con il paniere di valute che lo costituiva anche prima del suo debutto ufficiale) e ancora in perdita contro il biglietto verde. Sarà interessante vedere cosa succederà alla blasonata valuta britannica e quali saranno le spiegazioni ex post degli esperti.

Come ormai d'abitudine, ecco il calcolatore dell'"inflazione" proposto dal Bureau of Labor Statistics statunitense utile per misurare l'entità ufficiale della svalutazione del dollaro dalla nascita della Federal Reserve nel 1913 ad oggi.































































































































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