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Questa pagina raccoglie l'Analisi Tecnica di diversi mercati fra cui, in particolare, Oro, Argento ed i cross Forex fra dollaro, euro e yen per confrontare l'andamento delle due materie prime selezionate dall'uomo, nei secoli, come moneta per eccellenza, rispetto alle principali monetine fiduciarie di oggi.

Gli aggiornamenti verranno pubblicati senza scadenze fisse, in funzione di particolari condizioni di mercato.

Charts courtesy of StockCharts, ProRealTime and NetDania.



31 gennaio 2008

Ieri sera la FED ha abbassato i tassi di 50 punti base dopo la corposa riduzione della scorsa settimana.

A livello grafico c'è da notare più che altro la tenuta del dollaro nonostante questo secondo intervento della banca centrale americana sia avvenuto a così poca distanza dal precedente e con modalità così poco composte. Anche il rendimento dei T-Notes a due anni si muove in controtendenza e chiude la giornata in positivo, sebbene a livelli infimi.

Questa volta la scusa per intervenire è stato il dato - di certo sovrastimato in senso ottimistico - sul GDP, cresciuto solo dello 0.6% nel quarto trimestre 2007.

In realtà però, visto che il GDP viene misurato in dollari, la sua stima subisce un innalzamento "naturale" causato dall'espansione della massa monetaria. Considerando in modo cautelativo l'inflazione della valuta americana nel quarto trimestre 2007 intorno al 2,5% (per un totale annualizzato del 10%: meno di quella certificata dalla BCE) e ricalcolando il GDP alla luce di questo risultato, si ottiene un Prodotto Interno Lordo negativo, più realistico.

E' curioso notare a questo riguardo come il termine INFLAZIONE venga identificato a volte con una causa ed altre con l'effetto della stessa, a seconda dell'oggetto a cui questa inflazione è riferita.

Cercando sui migliori vocabolari la definizione di inflazione si ottengono in genere due risultati, uno riferito a quella monetaria e l'altro più generale. La prima è identificata con l'aumento dei prezzi o la perdita di valore della valuta (che in pratica coincidono), nel secondo caso invece ci si riferisce correttamente all'"eccesso di offerta" che porta un qualunque bene a perdere valore, siano essi pomodori, immobili o addetti ad una certa professione.

Solo per la moneta l'inflazione viene identificata con l'effetto (l'aumento dei prezzi) piuttosto che con la causa (l'eccesso di produzione) anche se il concetto è chiaro: se un anno si producono troppi pomodori, il loro prezzo cala. Al contrario, una gelata improvvisa si traduce in prezzi della verdura più alti. Lo stesso vale per gli infermieri o i geometri: quando scarseggiano si è disposti a contenderseli pagandoli meglio perché il loro valore aumenta insieme alle difficoltà con cui si riesce a trovarne; quando ce ne sono troppi (sono inflazionati) avranno problemi a trovare lavoro.

La moneta no, è discriminata: in questo caso la relazione causa/effetto è ridondante.
C'è solo il secondo, senza bisogno della prima.

Per fortuna ci informano che gli stipendi sono cresciuti più dell'inflazione nel 2007: il potere d'acquisto del nostro denaro è salvo!

Come ormai d'abitudine, ecco il calcolatore dell'"inflazione" proposto dal Bureau of Labor Statistics statunitense





Per lo stesso motivo la performance di oro ed argento, di per se non negativa, desta qualche preoccupazione: la mossa precipitosa della FED avrebbe dovuto tradursi in un bel balzo verso l'alto. Una reazione così tiepida vale in questo caso come una negativa e, se confermata sui time frames maggiori, meriterebbe di certo molta attenzione.

Aspettiamo almeno la chiusura della settimana per approfondire la questione.









Le borse e, con esse, il buonumore strategico dei consumatori vanno difesi ad ogni costo: c'è questo in buona sostanza dietro la riduzione di ieri sera. Vedremo se almeno nella sessione odierna la medicina sortirà gli effetti sperati.





Sul fronte carry trade, la mossa della FED sposta definitivamente il dollaro dalla parte delle valute low-yielding. Considerando i due estremi costituiti, fra i paesi industrializzati, dalla Nuova Zelanda e dal Giappone, la prima con tassi fermi all'8.25% ed il secondo ancorato stoicamente al suo 0.50%, otteniamo un punto mediano di 4.375% per dividere il lato long da quello short per il carry trade. Con l'attuale 3.00% il dollaro è a soli 25 punti base dal franco svizzero, la seconda scelta assoluta dopo lo yen per il lato corto delle operazioni sui cambi concentrate sul differenziale dei tassi.







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