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Questa pagina raccoglie l'Analisi Tecnica di diversi mercati fra cui, in particolare, Oro, Argento ed i cross Forex fra dollaro, euro e yen per confrontare l'andamento delle due materie prime selezionate dall'uomo, nei secoli, come moneta per eccellenza, rispetto alle principali monetine fiduciarie di oggi.

Gli aggiornamenti verranno pubblicati senza scadenze fisse, in funzione di particolari condizioni di mercato.

Charts courtesy of StockCharts, ProRealTime and NetDania.



31 agosto 2008, ore 18.27

Seconda chiusura settimanale per l'oro sotto la sma a 60: è la prima volta che accade dall'inizio della bull run nel 2001. Per quanto a nostro avviso disallineato rispetto ai fondamentali, il danno tecnico è ormai impresso nel grafico e non sembra avviato a risolversi molto rapidamente. Nonostante oro ed euro siano quanto di più diverso si riesca a trovare fra i tanti asset a disposizione degli investitori, fra luglio ed agosto sono stati venduti all'unisono, sull'improvvisa forza del dollaro.

Il grafico evidenzia però quanto sia fuorviante pensare che la fiduciaria valutina europea possa essere in qualche modo assimilata alla Moneta per eccellenza: nonostante l'andamento molto simile, il guadagno del metallo giallo rispetto all'euro nell'ultimo anno rimane di un ottimo 15%, DOPO il crollo recente.

Il fatto che si siano mossi insieme e siano stati venduti contemporaneamente in quanto percepiti come alternativa al biglietto verde non è altro che un errore di valutazione grossolano: le similitudini esistono fra dollaro ed euro, entrambe valute non garantite da alcun bene tangibile limitato in quantità, l'oro appartiene ad una diversa categoria ed è antagonista rispetto ad entrambe.

Non è un caso che la correlazione fra l'andamento dell'oro contro il dollaro e contro l'euro sia ben maggiore rispetto a quella fra l'andamento della valuta europea e dell'oro contro il biglietto verde: la prima relazione (oro/euro - oro/dollaro) rispecchia la forza del metallo giallo nei confronti delle due più importanti - più o meno strapazzate - valute cartacee. La seconda relazione (oro/dollaro - euro/dollaro), nonostante sia evidente nel crollo estivo, non ha un sincero valore razionale: è una pura illusione, amplificata dalla sottigliezza del mercato estivo.

Considerare oro ed euro come alternative al dollaro è un errore madornale che può costare molto caro.

Visto che le giornate di borsa d'agosto si sono concluse il 29, ne approfittiamo per proporre una serie di grafici monthly utili per capire "dove siamo" alla fine di questo mese così eclatante.

Come ormai d'abitudine, ecco il calcolatore dell'"inflazione" proposto dal Bureau of Labor Statistics statunitense utile per misurare l'entità ufficiale della svalutazione del dollaro dalla nascita della Federal Reserve nel 1913 ad oggi.













La situazione tecnica dell'argento è davvero terribile: -22.95% in agosto a fronte di una chiusura a -9.48% per l'oro. Fra l'altro, il fatto che sia stata anticipata sul grafico mensile da una tripla divergenza (ratio silver/gold, istogramma di lungo periodo e MACD di breve), rende l'ultimo crollo una semplice conferma di quanto gli indicatori stessero segnalando a chi (non noi, purtroppo) fosse sufficientemente attento e imparziale per capire... a meno che il metallo bianco non reagisca con estrema violenza in brevissimo tempo, il peggio potrebbe non essere ancora arrivato.

















Il petrolio chiude agosto con una perdita del 6.95%, decisamente modesta sia rispetto all'armageddon che si è scatenato su altre commodities, sia considerata la corsa stupefacente messa a segno negli ultimi 7 anni: il grafico parla chiaro e non lascia spazio a dubbi. Da meno di 20 $ al barile a quasi 150 con due uniche pause significative: la prima ad inizio corsa, breve ma violentissima e l'ultima fra il 2006 ed il 2007, più lunga anche se meno profonda.

Come materia prima più importante del pianeta, soggetta ad un'offerta rigida e una domanda crescente, è prevedibile che il suo prezzo salga ancora sul lungo periodo ma a breve o medio termine ci sembra più verosimile una correzione fin verso la zona compresa fra 70 e 80 dollari al barile.

Dopo la disfatta di luglio, il gas anturale chiude agosto con una perdita di quasi il 13%. Anche la ratio con l'oro non lascia chiavi di lettura alternative: il prezioso idrocarburo è ai prezzi REALI minimi degli ultimi 9 anni. Come questo sia possibile di fronte alla performance del petrolio, sinceramente, ci sfugge.









Ecco, sul lungo periodo, il respiro ampio e regolare con cui il petrolio sta superando l'oro nella corsa al rialzo.





Allumino (-8.52%), acciaio (-11.83%) e rame (-7.50%) seguono da vicino le sorti dei metalli preziosi, chiudendo il mese di agosto con perdite piuttosto pesanti anche se con un quadro tecnico migliore. Sembra che il rallentamento dell'economia a stelle e strisce, la famosa locomotiva economica del pianeta, non abbia le conseguenze deprimenti sui prezzi delle materie prime che molti si aspettavano.













I prodotti agricoli riescono invece a limitare i danni ad un simbolico -1.27%, nonostante l'andamento parabolico tenuto negli ultimi anni e la correzione delle altre materie prime, in particolare il petrolio, così essenziale anche in agricoltura per carburanti e fertilizzanti.

Forse il primo "sfizio" che si tolgono i 2.5 miliardi di asiatici che stanno approdando a migliori condizioni economiche è quello di mangiare qualcosa in più. Visti i numeri, gli basterebbe davvero poco per esercitare una pressione tremenda sui prezzi.





Dopo il record assoluto di volumi a luglio (in corrispondenza di quella promettente candela mensile), lo S&P500 chiude agosto con "soli" 70 miliardi di azioni scambiate, più del doppio rispetto al picco del 2000 o al minimo del 2002. Come ripetiamo da alcuni mesi è questo uno dei principali motivi che ci fa ritenere che gli indici azionari siano destinati a non scendere a livello nominale, nonostante il loro valore reale sia in picchiata. Lo sforzo apocalittico con cui si tenta di difenderli non è certo opera dei piccoli risparmiatori, alle prese con la difficile quadratura del bilancio familiare piuttosto che con la speculazione borsistica.

E se non ci sono i pesci piccoli, il mercato è ben posizionato per la saita.

Riportiamo anche il grafico del Dow Jones, meno significativo a livello economico ma assai di più dal punto di vista politico, in quanto più piccolo e "maneggevole": le quotazioni sono scese fino ad un supporto così evidente - e solido - che una reazione da questi livelli appare davvero scontata.

I volumi sono, in questo caso, 10 (dieci!) volte quelli medi raggiunti nel 1999, intorno ai prezzi più alti.

Le ratio contro l'oro raccontano una storia tutta diversa ma quel che importa è ciò che ha larga copertura sui media principali: non è certo ai valori reali che guarda il piccolo investitore ma a quelli nominali che abilmente gli vengono presentati.













XOI e HUI, aziende petrolifere e aurifere, hanno grafici di lungo periodo davvero poco promettenti. Il sospetto è che dopo anni di salita eccezionale (lo XOI è passato da 400 a 1600 dal 2003 ad oggi, l'HUI era a 36 nel 2000 ed ha sfiorato i 520 lo scorso marzo: un incremento paradossale di quasi il 1.500%), sia giunto il momento di una possibile pausa di medio periodo... un paio d'anni per smaltire l'eccessivo entusiasmo accumulato di recente, soprattutto per le aziende del settore aurifero.









Ecco la relazione dollaro e tassi di interesse a due anni rappresentata su un grafico di lungo periodo. Fino alla fine del 2005, l'andamento dei tassi ha anticipato in modo regolare e piuttosto preciso quello del biglietto verde. Poi, all'improvviso, la relazione si è rotta ed il dollaro ha continuato a scendere nonostante la FED continuasse ad alzare i tassi.

Vista l'inutilità di una così costosa politica, la banca centrale americana ha invertito la rotta ed ha drasticamente ridotto i tassi, facendoli precipitare in pochi mesi e riducendo così le già poche argomentazioni a favore dell'acquisto di dollari. Ora che i mercati sembrano aver svoltato - almeno sul medio periodo - sarà interessante monitorare il nuovo equilibrio che si instaurerà fra l'andamento del biglietto verde e quello dei T-Notes a due anni.





Agosto è stato il mese peggiore per il cross EURUSD dall'inizio della salita partita a fine 2001. Addirittura, per trovare un singolo mese con una perdita maggiore al -5.85% appena messo a segno, bisogno risalire ai tempi pre euro, mantenendo le proprozioni fra le diverse valute che lo compongono e proiettando all'indietro il suo ipotetico valore: il primo mese peggiore che incontriamo è il giugno 1993. Benché agosto sia in genere il meno significativo, quello appena concluso è stato di certo un mese importante.

Ancora peggio ha fatto la sterlina, la quarta protagonista sui mercato valutari in quanto a volumi dopo euro, dollaro e yen.

Contro il dollaro è riuscita a perdere un eclatante 8.14% per cui bisogna tornare all'ottobre 1992 - ai tempi dell'attacco valutario di Soros - per trovare una performance più disastrosa. La discesa è stata così violenta che la sterlina ha perso il 2.48% contro lo strapazzatissimo euro e il 7.23% contro lo yen,nonostante l'enorme differenziale di interessi a proprio vantaggio.

La valuta nipponica in questa fase sembra quella con il quadro tecnico migliore. Se le cose dov'essero continuare nella direzione segnata con così tanta violenza ad agosto, lo yen potrebbe finalmente recuperare parte del terreno ceduto negli ultimi anni per sostenere il dollaro.



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