Tutta questa sezione è stata scritta nell'autunno del 2005 e pubblicata a dicembre di quell'anno. Le quotazioni sono molto cambiate nel frattempo: all'epoca erano intorno ai 500 dollari/oncia e ai 350 euro/oncia, prima della grande fase rialzista che diede inizio alla vera e propria bull run nel settore dei metalli preziosi, fino a quel momento cresciuti solo contro il dollaro a causa della sua svalutazione.

L'articolo viene lasciato a disposizione benché datato sia per l'attualità di molte tesi, sia per le indicazioni di tematiche allora sconosciute ai più (l'imminente crisi dei mutui subprime, ad esempio) a dimostrazione ex post della bontà delle argomentazioni. Oggi, 15 marzo 2010, a poco più di quattro anni dalla prima pubblicazione, l'oro quota sopra i 1.100 $/oz e gli 800 €/oz: ha più che raddoppiato il proprio valore mentre le borse, dopo il declino spaventoso di fine 2008, stanno faticosamente tentando di recuperare la parità rispetto a quei giorni.



CONCLUSIONI

Il prezzo dell'oro, proprio per il ruolo millenario occupato da questa materia prima, è tenuto sotto stretto controllo da chi attua quelle politiche che verrebbero smascherate dalla sua repentina salita.

La presenza di imponenti posizioni ribassiste sull'oro nei principali mercati mondiali dei derivati, per un totale che supera 5 anni (cinque anni!) di produzione del metallo, lascia intendere che c'è qualcuno che proprio non può permettersi che LA moneta salga troppo rispetto ai soldini fiduciari che usiamo nella vita di tutti i giorni.

Questa enorme posizione in vendita ammonta a circa 10-15.000 tonnellate: non si tratta solo di oro fisico dato in leasing dalle Banche Centrali alle cosidette Bullion Banks - aumentando di fatto l'offerta di metallo e deprimendone il prezzo -, ma di futures ed opzioni che vengono regolati poi per contanti. Chissà cosa succederebbe se i detentori della posizione in acquisto non si accontentassero più della carta colorata ma pretendessero, com'è nei loro diritti, la consegna fisica del oro.

Da anni ormai, la domanda di oro fisico è maggiore dell'offerta di metallo estratto dalle miniere (nel caso dell'argento le proporzioni sono ancora più estreme). Questo divario viene attenuato in parte dalla vendita delle riserve auree delle Banche Centrali che però, come sanno bene gli inglesi, può avere controindicazioni politiche: 395 tonnellate d'oro britannico (cioè dei contribuenti) è stato svenduto a prezzo di saldo fra il 1999 ed il 2002 con una perdita che, per ora, si aggira intorno a 1.6 miliardi di sterline.

La stessa enfasi posta dai mass media nella celebrazione dei "nuovi massimi" raggiunti dall'oro dopo 25 anni non ha senso.
Dire che i 550 $ all'oncia di oggi hanno lo stesso valore del 1981 è grossolanamente sbagliato e spinge l'osservatore distratto a ritenere che, giunto così in alto, l'oro sia ormai destinato a scendere.
In realtà, nel 1981, il potere d'acquisto di quei 550 $ era almeno il doppio di adesso: il reddito mediano negli Stati Uniti era di 18 mila dollari, la stessa cifra oggi è al di sotto della soglia di povertà per una famiglia di quattro persone. Il prezzo mediano di una casa era di circa 76 mila dollari: oggi non bastano nemmeno per comprare un pezzo di nuda terra. L'automobile media costava intorno ai 7 mil