Tutta questa sezione è stata scritta nell'autunno del 2005 e pubblicata a dicembre di quell'anno. Le quotazioni sono molto cambiate nel frattempo: all'epoca erano intorno ai 500 dollari/oncia e ai 350 euro/oncia, prima della grande fase rialzista che diede inizio alla vera e propria bull run nel settore dei metalli preziosi, fino a quel momento cresciuti solo contro il dollaro a causa della sua svalutazione.

L'articolo viene lasciato a disposizione benché datato sia per l'attualità di molte tesi, sia per le indicazioni di tematiche allora sconosciute ai più (l'imminente crisi dei mutui subprime, ad esempio) a dimostrazione ex post della bontà delle argomentazioni. Oggi, 15 marzo 2010, a poco più di quattro anni dalla prima pubblicazione, l'oro quota sopra i 1.100 $/oz e gli 800 €/oz: ha più che raddoppiato il proprio valore mentre le borse, dopo il declino spaventoso di fine 2008, stanno faticosamente tentando di recuperare la parità rispetto a quei giorni.



DEBITO

Da quando l’amministrazione Nixon ha abbandonato la convertibilità fra dollaro e oro nel 1971, è venuto meno il sistema monetario internazionale basato sul rapporto fisso fra il prezioso metallo e la moneta USA e fra questa e le altre valute. Tra gli obblighi più noiosi e impopolari, esso prevedeva che per ogni dollaro uscito dalle rotative della FED, fosse depositato nei suoi forzieri un dato quantitativo d’oro a garanzia.
Eliminato un così costoso e rigido orpello, è divenuto possibile stampare, ad libidum ed a costo pressoché nullo, una quantità di preziosi e cartacei biglietti verdi, con cui pagare merci e servizi agli assetati venditori sparsi ai quattro angoli del pianeta.

Non solo l’America è il più grande consumatore del mondo ma ne è anche il maggiore debitore. In poche parole essa consuma da anni ben più di quanto produca (cioè di quanto possa permettersi) nonostante sia il primo produttore di beni e servizi.



Deficit Commerciale USA in milioni di dollari dal 1960 al 2004
U.S. Census Bureau



Questo scompenso fra entrate ed uscite è possibile solo grazie alla fiducia (al credito) che il sistema economico statunitense riscuote dal secondo dopoguerra ed alla solvibilità che tutto il mondo gli riconosce ed in virtù della quale gareggia nell’acquisto di carta con stampata una sua promessa di pagamento, dollari compresi.
Il mondo produce beni e servizi, li vende agli Stati Uniti ed investe i dollari ottenuti in aggregati monetari americani.
Un po’ come se andassimo dal salumiere e pagassimo il conto con denaro stampato da noi, certi che un attimo dopo il negoziante ce lo vorrebbe prestare per riaverlo in futuro, con un (piccolo) interesse: non ci mancherà il contante per remunerare questo prestito, ne stampiamo a nostra discrezione.
Mica male.

In questo contesto, l'imponente espansione monetaria degli ultimi dieci anni (addirittura in accelerazione a fine 2005!!) unita all'eccezionale riduzione dei tassi successiva all'11 settembre 2001, ha innondato il sistema economico americano con una quantità di "moneta facile" degna di una republlica delle banane.

A farne le spese è prima di tutto il consumatore, il cui reddito (fisso) reale viene eroso allo stesso ritmo con cui sale l'inflazione. Inoltre, e forse ancora più grave, l'inverosimile disponibilità di moneta e credito protratta per anni ha modificato le abitudini dei cittadini, scoraggiando il risparmio che, per la prima volta nella storia, a fine 2005 è diventato negativo: in media il consumatore americano spende più di quanto guadagni.



Risparmio netto come percentuale del reddito lordo



Dopo lo scoppio della bolla del NASDAQ nel marzo del 2000, l'immensa mole di liquidità a disposizione dei cittadini si è diretta verso il mercato immobiliare in cerca di un investimento più "sicuro" delle azioni. Formule innovative di finanziamento e l'abbassamento dei criteri di selezione per l'erogazione dei mutui hanno permesso a chiunque di indebitarsi per comprare una casa.

La nuova mania, dopo quella azionaria culminata nel 2000, è ora quella degli immobili: i prezzi sono lievitati a ritmi sempre più sostenuti, la proprietà delle case di nuova costruzione passa di mano varie volte prima che ne sia terminata la costruzione.
La possibilità di pagare solo la quota interessi del proprio mutuo per il primo anno o addirittura nemmeno quella, incoraggia la speculazione edilizia e molti cittadini comprano e vendono un immobile entro 12 mesi, proprio per sfruttare al meglio queste clausole che tuttavia sono vantaggiose solo finché i prezzi degli immobili continuano a salire: nel caso contrario, o si vende l'immobile in perdita o si iniziano a pagare rate ben più corpose di quelle del primo anno.

La crescita continua dei prezzi e le formule innovative escogitate dall'ingegneria finanziaria hanno spinto molti proprietari a rinegoziare i mutui contratti anni addietro per "estrarre liquidità" dalla propria abitazione.
In pratica, a fronte di un maggior valore (nominale) dell'immobile rispetto all'epoca in cui s'è contratto il mutuo, si rinegozia l'intero debito, aumentandolo in funzione della "garanzia" (nominale!) più alta fornita dall'abitazione. I soldi in più vengono spesi in consumi e permettono di sostenere uno stile di vita che il reddito non riesce più a sostenere.
Finché dura.


Crescita del costo medio delle abitazioni e dell'indebitamento relativo dei cittadini americani - www.prudentbear.com




Crescita dell'indebitamento delle famiglie rispetto al PIL ed alla propria ricchezza - www.prudentbear.com




In un'economia trainata più che altro dalla spesa compulsiva dei propri cittadini ed indebitata come mai prima d’ora, i tredici rialzi consecutivi dei tassi di interesse dal giugno del 2004 a fine 2005 possono mettere a dura prova la sostenibilità dei debiti contratti da imprese e consumatori.
L'impennata nei fallimenti (negli Stati Uniti può accadere anche alle persone fisiche) in questi ultimi mesi - anche a seguito dell'entrata in vigore di una legge più restrittiva a riguardo - sembra segnalare proprio questo.
Le risorse a disposizione per fronteggiare un’eventuale crisi sono decisamente ridotte e la situazione attuale dell’economia americana, la famosa locomotiva mondiale è, nonostante l’apparenza e la percezione generale, tutt’altro che solida.



Espansione del debito Pubblico e Privato (Consumatori, Aziende e settore finanziario)
Dati in MILIARDI di dollari dal 1969 al 2004

Federal Reserve - Flow of Funds Accounts of the United States - Z.1 – se non specificato diversamente





CONCLUSIONI