Tutta questa sezione è stata scritta nell'autunno del 2005 e pubblicata a dicembre di quell'anno. Le quotazioni sono molto cambiate nel frattempo: all'epoca erano intorno ai 500 dollari/oncia e ai 350 euro/oncia, prima della grande fase rialzista che diede inizio alla vera e propria bull run nel settore dei metalli preziosi, fino a quel momento cresciuti solo contro il dollaro a causa della sua svalutazione.

L'articolo viene lasciato a disposizione benché datato sia per l'attualità di molte tesi, sia per le indicazioni di tematiche allora sconosciute ai più (l'imminente crisi dei mutui subprime, ad esempio) a dimostrazione ex post della bontà delle argomentazioni. Oggi, 15 marzo 2010, a poco più di quattro anni dalla prima pubblicazione, l'oro quota sopra i 1.100 $/oz e gli 800 €/oz: ha più che raddoppiato il proprio valore mentre le borse, dopo il declino spaventoso di fine 2008, stanno faticosamente tentando di recuperare la parità rispetto a quei giorni.



GOLD STANDARD1

Per Gold Standard si intende un sistema monetario nel quale l'unità di conto corrisponde ad un determinato peso d'oro e chi emette moneta garantisce, sotto determinate regole, di redimere le banconote in cambio di quella data quantità di metallo. Lo scopo alla base di un simile sistema è quello di tenere sotto controllo l'espansione del debito e di sottrarre la creazione della moneta al solo volere del governo, rendendo la moneta un'efficace riserva di valore nel tempo, inattaccabile dall'inflazione.

Fra il 1815 ed il 1914, nelle nazioni occidentali vigeva regime monetario aureo, dove il contenuto d'oro di tutte le principali monete era definito e, di conseguenza, lo erano i tassi di cambio fra le une e le altre. Ad esempio, il dollaro conteneva circa 1/20 di oncia d'oro mentre la sterlina ne conteneva poco meno di 1/4: il rapporto di conversione era quindi di 4.86 dollari per ogni sterlina.
In realtà la moneta, con il carico simbolico di nazionalismo che in sé racchiude è, sotto il gold standard, nient'altro che un modo convenzionale per esprimere un dato peso d'oro: nulla vieterebbe dal punto di vista logico di abolire tale nome e tale forma ed utilizzare l'oro stesso nello scambio delle merci.

L'uso comune dell'oro a livello internazionale permise l'intenso sviluppo dei commerci e un meccanismo efficiente per regolare la bilancia dei pagamenti fra i diversi paesi, scollegato dalle tentazioni inflazioniste dei vari governi. E' vero che già all'epoca il monopolio statale della coniazione, le leggi sul corso legale, i sostituti cartacei del metallo e lo sviluppo delle banche impedivano il perfetto assestamento del mercato ma in quel periodo si realizzò il miglior ordine monetario mondiale mai raggiunto.

Come evidenziato da David Hume nel diciottesimo secolo, se un paese avesse stampato carta moneta in eccesso, i suoi prezzi si sarebbero alzati rispetto a quelli delle nazioni più "virtuose". I nuovi introiti e la relativa convenienza dei beni esteri avrebbero stimolato le importazioni e scoraggiato le esportazioni, creando un deficit della bilancia commerciale che sarebbe stato ripianato vendendo oro in cambio della valuta nazionale detenuta dai paesi esteri. Alla fine, l'emorragia di metallo avrebbe costretto il paese a ridurre l'inflazione, invertendo il meccanismo e riportando in equilibrio la situazione.

Le necessità finanziarie legate alla prima guerra mondiale spinsero però i governi ad emettere così tanta carta moneta che, per evitare la bancarotta, furono costretti ad abbandonare il gold standard. Tutti i paesi, tranne gli Stati Uniti che entrarono in guerra tardi e non inflazionarono la moneta ai ritmi vertiginosi delle nazioni europee, passarono ad un regime di cambi flottanti ed estesero il conflitto dal campo di battaglia alle svalutazioni competitive, le guerre tariffarie, il controllo degli scambi ed i blocchi contrapposti di valute alleate.

Dopo il conflitto si tentò di ripristinare il regime aureo precedente. Purtroppo, piuttosto che accettare le mutate condizioni ed i danni economici inflitti dalla guerra, per motivi di prestigio nazionale la sterlina inglese, fino ad allora la moneta di riserva mondiale coniata dalla maggiore potenza del pianeta, venne ancorata all'oro alla tradizionale parità di 4,86 $ nonostante la fortissima inflazione ne avesse abbassato il valore e un cambio di 3,50 $ fosse più adatto a rispecchiare i mutati rapporti di forza al vertice dell'economia mondiale.

Anziché ridurre lo stock di moneta per abbassare i prezzi e risanare i gravi squilibri postbellici, nella conferenza di Genova del 1922 venne creato un nuovo ordine monetario mondiale: il gold Exchange Standard. Esso prevedeva che il dollaro sarebbe rimasto vincolato all'oro mentre gli altri paesi avrebbero adottato un semigold standard senza l'uso di monete d'oro ma solo di barre molto pesanti e costose (riservando quindi la convertibilità, di fatto, solo ai grandi capitali nel commercio internazionale ed escludendola per la generalità della popolazione).

La Gran Bretagna poteva convertire le sterline sia in oro sia in dollari mentre tutti gli altri paesi dovevano redimere le proprie valute in sterline. Le parità fra le valute europee e l'oro furono molto sopravvalutate per accordarsi a quella della sterlina. Così contraffatto il Gold Standard non riuscì a compensare le notevoli tensioni monetarie internazionali e in pochi anni venne abbandonato a causa dell'incapacità dell'Inghilterra di rispettare una parità tanto sopravvalutata.

Fra il 1931 ed il 1945 si ritornò al caos monetario, ai blocchi antagonisti, alla libera fluttuazione dei cambi ed alle barriere doganali. Nel 1933, F.D.Roosvelt impose ai cittadini americani di consegnare il prorio oro allo stato alla valutazione di 20.67 $/oz (solo i gioielli e le monete da collezione vennero risparmiate) ed interruppe la convertibilità fissa fra il metallo e l'oro sul mercato interno, relegandola solo alle transazioni internazionali.
Nel 1952 il dollaro venne svalutato e l'oro passò a 35 $/oz: una perdita del 65% a danno della popolazione americana che, solo un anno prima, aveva obbedito all'ordine di confisca.

Nel 1944, presso Bretton Woods, New Hampshire, si riunì la conferenza finanziaria internazionale di 45 paesi, che sancì la nascita dell'Organizzazione Internazionale per il Commercio (ITO) della Banca Mondiale (BIRS) e del Fondo Monetario Internazionale (IMF).
Il sistema valutario internazionale venne così plasmato sulla supremazia politica, economica e militare degli USA e decretò la centralità del dollaro, convertibile in oro (tranne che per i cittadini statunitensi), al quale tutte le altre valute dovevano rapportarsi in un regime di cambi fissi, ancora una volta molto sopravvalutati rispetto al loro reale potere d'acquisto. Questa artificiale sottovalutazione del dollaro spinse per almeno 20 anni le esportazioni americane e permise alla FED di inflazionare la propria moneta a ritmi vertiginosi.

Il dollaro, non più l'oro, divenne la riserva di valore custodita e accumulata dalle diverse Banche Centrali.
I padri fondatori di questo sistema furono l'inglese J. M. Keynes e l'americano H. D. White.

Alla fine del 1949 le riserve auree statunitensi raggiunsero la cifra record di 21.800 tonnellate, circa il 70% di tutte le riserve del mondo capitalistico. Questo sistema permise agli Stati Uniti di accumulare ingenti deficit commerciali, estinguibili con dollari cartacei che gli altri paesi sarebbero stati costretti ad accettare e conservare.

Alla fine del 1967 gli USA dovevano al resto del mondo circa 36 miliardi di dollari, di cui 18 a governi e banche centrali estere. La forte ripresa economica europea raggiunta alla fine degli anni '60 però, spinse la Francia (amante dell'oro sin dai tempi della tragica avventura cartacea di John Law) a richiedere la conversione in oro di buona parte delle proprie riserve in dollari, creando un pericoloso precedente.
Infatti, dal record del 1949, alla fine del 1960 gli USA possedevano 15.800 tonnellate d'oro (circa il 44% del totale) e alla fine del 1971 solo 8.600 tonnellate (circa il 21%).

Nel 1971 il presidente Nixon annunciava la rottura unilaterale degli accordi di Bretton Woods e l'abolizione della convertibilità fissa fra dollaro e oro sui mercati internazionali.
Dal prezzo ufficiale di 42,2 $/oz del 1971, l'oro, libero da ogni vincolo, salì entro la fine del 1979 a 440 $/oz, più che decuplicando il proprio valore.
L'anno seguente, il 21 gennaio del 1980, il prezioso metallo fece segnare un prezzo massimo di 895 $/oz: un record ancora imbattuto.

In meno di dieci anni il prezzo dell'oro crebbe di 20 volte.





INFLAZIONE





*Liberamente tratto da What Has Government Done to Our Money? di Murray N. Rothbard