Tutta questa sezione è stata scritta nell'autunno del 2005 e pubblicata a dicembre di quell'anno. Le quotazioni sono molto cambiate nel frattempo: all'epoca erano intorno ai 500 dollari/oncia e ai 350 euro/oncia, prima della grande fase rialzista che diede inizio alla vera e propria bull run nel settore dei metalli preziosi, fino a quel momento cresciuti solo contro il dollaro a causa della sua svalutazione.

L'articolo viene lasciato a disposizione benché datato sia per l'attualità di molte tesi, sia per le indicazioni di tematiche allora sconosciute ai più (l'imminente crisi dei mutui subprime, ad esempio) a dimostrazione ex post della bontà delle argomentazioni. Oggi, 15 marzo 2010, a poco più di quattro anni dalla prima pubblicazione, l'oro quota sopra i 1.100 $/oz e gli 800 €/oz: ha più che raddoppiato il proprio valore mentre le borse, dopo il declino spaventoso di fine 2008, stanno faticosamente tentando di recuperare la parità rispetto a quei giorni.



INFLAZIONE

Ben Bernanke, da poco indicato come prossima guida della Fed alla fine dell’era Greenspan, ha detto:

“Like gold, U.S. dollars have value only to the extent that they are strictly limited in supply. But there U.S. government has a technology, called a printing press (or, today, its electronic equivalent), that allows it to produce as many U.S. dollars as it wishes at essentially no cost. By increasing the number of dollars in circulation, or even credibly threatening to do so, the U.S. government can also reduce the value of a dollar in terms of goods and services, which is the equivalent to raising the prices in dollars of those goods and services. We conclude that, under a paper-money system, a determined government can always generate higher spending and hence positive inflation.”

Ben S. Bernanke Il discorso completo

Non solo Bernanke ha affermato che, come l’oro, i dollari hanno valore solo se disponibili in quantità limitata ma che le attuali tecnologie hanno reso ancora più economico per lo Stato produrre denaro (ora in modo elettronico), sottolineando che l’inflazione dipende dall’emissione di moneta e non da altro.

Questo è un punto cruciale data la generale confusione sul significato e l’origine dell’inflazione. Il cittadino medio oggi non riesce a dare una spiegazione corretta dell’inflazione e finisce, quasi sempre, nell’identificarla con l’aumento dei prezzi. Non a caso i mass media definiscono l’inflazione in modo vago e la ricollegano, a seconda del momento, a fenomeni naturali, concertazioni di produttori o lavoratori, mancanza di concorrenza ed altro ancora. Viene invertito così il rapporto di causa ed effetto fra inflazione ed aumento dei prezzi: il secondo è l’effetto della prima e non il contrario. Può sembrare una differenza sottile ma non è così.

I prezzi variano solo in funzione di tre variabili:

1. L’offerta di moneta e credito
2. L’offerta di beni e servizi
3. La domanda di beni e servizi

I prezzi possono salire solo se:

1. Aumenta l’offerta di moneta e credito
2. Diminuisce l’offerta di beni e servizi
3. Aumenta la domanda di beni e servizi

Il resto è fumo gettato negli occhi del cittadino che, in un sistema di moneta cartacea, deve mantenere la propria fiducia nel valore delle banconote con cui ogni giorno acquista ciò che gli è necessario e con cui viene remunerato per il proprio lavoro.

In un sistema economico il livello generale dei prezzi è espressione della quantità di moneta a fronte della quantità di beni e servizi disponibili e della velocità con cui la moneta circola fra i diversi soggetti.

La velocità di circolazione è inversamente proporzionale alla fiducia del cittadino nella moneta: minore la fiducia, minore la propensione a detenere un mezzo di pagamento che ci si aspetta perda valore e quindi maggiore la velocità con cui le persone se ne vogliono sbarazzare.



Velocità di circolazione della moneta in Germania fra il 1913 ed il 1923:
Il grafico evidenzia come, nelle fasi finali dei processi inflazionistici, la velocità della moneta aumenti in modo esponenziale
(fonte: www.financialsense.com)






Data la centralità della fiducia in un sistema monetario cartaceo non garantito da un metallo prezioso sottostante (o da altro bene limitato in quantità non riproducibile a piacere), il governo ha il disperato bisogno che i proprio cittadini non mettano in dubbio il valore del denaro.
A tal fine negli Stati Uniti, dall’amministrazione Clinton in avanti, gli indici statistici utilizzati per rilevare l’aumento dei prezzi al consumo sono stati più volte “aggiornati” in modo da riflettere un valore inferiore a quello reale e fornire quindi dati meno allarmanti. Questi “giochetti” statistici sono stati effettuati attraverso lo scorporo dagli indici di voci essenziali (la spesa per il cibo, il carburante, il riscaldamento, l’acquisto della casa) e tramite approssimazioni ed aggiustamenti opportuni.

Ecco un grafico che rappresenta il CPI (Consumer Price Index) americano com’è oggi e come sarebbe se non fosse stato modificato ad hoc.


Nonostante il fatto che, per ora, il cittadino non si soffermi più di tanto sulla discrepanza fra l’aumento dei prezzi rilevato e quello reale, è già consapevole che la loro crescita sia ben maggiore di quanto indicato dai tassi ufficiali delle statistiche governative.
Nonostante i tredici rialzi consecutivi dei tassi di interesse a breve, la FED non ha smesso di immettere moneta e credito nel sistema, perseguendo a parole una politica monetaria restrittiva ma continuando di fatto ad aumentare la quantità di denaro circolante e, quindi, l’inflazione.

Stampare banconote inflazionando la moneta è un metodo alternativo (meno appariscente e politicamente meno critico almeno nel breve periodo rispetto all'aumento dell'imposizione fiscale) con cui un Governo può raccogliere fondi, imponendo di fatto, sulla generalità dei cittadini, una tassa indiretta rappresentata dalla perdita di valore del denaro circolante, grazie alla quale svaluta, fra l'altro, di pari passo i propri debiti.

Ecco l’andamento, negli Stati Uniti, dal 1996 ad oggi dell’aggregato monetario M3: la misura più ampia della quantità di moneta circolante nel sistema economico. Come si può notare è più che raddoppiata in dieci anni.



Il ruolo egemone conservato dal dollaro nel commercio internazionale ha obbligato dal 2005 le Banche Centrali degli altri paesi a fare altrettanto, innescando una sorta di svalutazione competitiva al fine di evitare l’eccessivo apprezzamento delle proprie monete contro il biglietto verde. I dati forniti dalla BCE, l'unica Banca Centrale che abbia voce in capitolo in tema di inflazione per i paesi della zona euro, parlano chiaro: la crescita media su base annua, da agosto ad ottobre 2005, è stata dell'8,2%.

Anche per questo, mentre dal 2001 al 2004 l’oro è cresciuto più che altro contro la moneta statunitense, negli ultimi mesi ha preso a correre anche contro l’euro e lo yen.
L’oro, che come ha sottolineato Bernanke è disponibile in quantità finite incrementabili solo con notevole impiego di tempo e denaro, non ha tardato a segnalare l’impennata dell’inflazione a livello internazionale.


Oro contro dollaro: gennaio 2001 – dicembre 2005

Oro contro euro: gennaio 2001 – dicembre 2005

Oro contro yen: gennaio 2001 – dicembre 2005





DEBITO