Tutta questa sezione è stata scritta nell'autunno del 2005 e pubblicata a dicembre di quell'anno. Le quotazioni sono molto cambiate nel frattempo: all'epoca erano intorno ai 500 dollari/oncia e ai 350 euro/oncia, prima della grande fase rialzista che diede inizio alla vera e propria bull run nel settore dei metalli preziosi, fino a quel momento cresciuti solo contro il dollaro a causa della sua svalutazione.

L'articolo viene lasciato a disposizione benché datato sia per l'attualità di molte tesi, sia per le indicazioni di tematiche allora sconosciute ai più (l'imminente crisi dei mutui subprime, ad esempio) a dimostrazione ex post della bontà delle argomentazioni. Oggi, 15 marzo 2010, a poco più di quattro anni dalla prima pubblicazione, l'oro quota sopra i 1.100 $/oz e gli 800 €/oz: ha più che raddoppiato il proprio valore mentre le borse, dopo il declino spaventoso di fine 2008, stanno faticosamente tentando di recuperare la parità rispetto a quei giorni.



MONETA1

Poche materie economiche sono più confuse e fraintese della moneta. Dopo secoli di propaganda in questo campo, è difficile oggi trovare economisti - per non dire persone senza una preparazione specifica - che non diano per scontata la necessità del monopolio statale nella produzione e nella regolamentazione della moneta. E' davvero necessario questo intervento oppure è una distorsione, conveniente solo per pochi, della libera interazione economica fra le persone?

La moneta è nata in modo spontaneo per la necessità di facilitare gli scambi fra persone diverse con abilità e necessità differenti. E' evidente che due soggetti ritengano lo scambio un modo per soddisfare i propri bisogni e quindi valutino ciò che cedono meno di ciò che ottengono grazie alla transazione. Piccoli gruppi con esigenze poco differenziate possono utilizzare il baratto per soddisfare questa necessità. Tuttavia questo sistema ha notevoli svantaggi: l'indivisibilità delle merci la mancanza di coincidenza dei desideri dei contraenti sono i più gravi benché non siano gli unici.

In un'economia basata sul baratto, se un falegname desidera una nuova camicia deve trovare un sarto disposto a scambiarla per un manufatto in legno. Data la difficoltà di reperire esigenze complementari alle proprie, il falegname può cercare chi metta a disposizione un bene più funzionale (più divisibile e di uso più frequente) a cui cedere il proprio per poi scambiarne i proventi con un sarto.
Ad esempio, può trovare un contadino che desideri un tavolo e sia disposto a pagarlo in uova, latte o burro, di certo più semplici da scambiare con una camicia se non altro per il fatto che, grazie alla loro divisibilità, possono essere dosati con maggiore precisione sul valore della camicia. E' chiaro però come questo processo renda difficoltoso lo scambio di merci e servizi.

La moneta è quindi nata, attraverso processi secolari, proprio per ovviare a questo tipo di inconveniente. Con il passare del tempo, ogni società ha selezionato come moneta quei beni che, a seconda del contesto, si prestavano al meglio a soddisfare la necessità di uno scambio rapido ed efficiente.
Questi beni, molto diversi fra loro, avevano in comune alcune caratteristiche essenziali: innazittutto erano molto richiesti e facilmente vendibili data la disponibilità limitata; erano divisibili in piccole unità senza perdere valore, erano beni durevoli, facilmente trasportabili: sale, tabacco, spezie, grano, rame.
Nei secoli, prima l'argento e quindi l'oro, si sono diffusi, in modo naturale e senza alcuna imposizione, come i beni in grado di condensare nel modo migliore queste caratteristiche. Il primo, più abbondante, ha occupato la nicchia delle transazioni di importo più modesto e frequente. L'oro è stato utilizzato invece per quelle più importanti.

Possiamo quindi giungere a due importanti conclusioni.
La prima è che la moneta è scaturita in modo autonomo da un processo di selezione naturale fra i beni più adatti a facilitare gli scambi in funzione delle loro caratteristiche merceologiche, senza che fosse necessario l'intervento di alcuna autorità. La seconda è che la moneta è una materia prima come le altre, la cui utilità nel tempo si è concentrata sempre di più, benché non solo, sulla sua capacità di agevolare gli scambi.

Come viene utilizzata la materia prima oro-moneta? In particolare, cos'è l'offerta di moneta?
Che siano libbre, tonnellate, once o grammi, le materie prime vengono valutate in termini di peso.
Se l'oro viene scelto come moneta, è indifferente che il suo peso venga espresso nei paesi anglossassoni con unità di misura diverse dalle nostre: un oncia troy sarà sempre uguale a 31.1035 grammi. La misura convenzionale con cui si esprime il peso è del tutto irrilevante. Anche se i governi hanno voluto imprimere un forte significato nazionalista e patriottico alla moneta, è fuorviante pensare al denaro come a dollari, franchi, marchi o sterline: essi non sono altro che nomi dati a monete contenti quantità di metallo predefinite e quindi, in definitiva, nient'altro che vocaboli usati per indicare un certo peso d'oro fino.

Addirittura si può sostenere che sia irrilevante la forma data all'oggetto moneta, che sia del tutto equivalente (ed infatti così è stato benché non sia più) pagare con oro in grani, in polvere, in lingotti o monete: ciò che conta è che sia stabilito con certezza il contenuto in oro fino della forma scelta in pagamento.

Data l'irrilevanza della forma della moneta, è verosimile pensare che la produzione di monete possa essere affidata ad aziende private eliminando l'intervento dello stato? E' davvero necessario che lo stato, per motivi di sicurezza e certezza del prodotto finito "moneta" intervenga a difesa della comunità in regime di monopolio?
La giustificazione principale addotta per motivare l'accentramento della coniazione nelle mani dello stato è la necessità di prevenire le frodi in un settore così delicato. A questa obiezione si può rispondere però che le leggi che perseguono la truffa e la contraffazione vengono applicate in ogni settore dell'attività economica senza che sia necessario il monopolio statale e che in alcune attività, come ad esempio nella produzione di medicinali, la precisione delle quantità dei diversi componenti sia essenziale almeno quanto nella produzione di moneta.

Altra argomentazione usata dai sostenitori della necessità dell'intervento statale è che, in presenza di diverse monete, quelle migliori verrebbero tesaurizzate mentre quelle di peggiore qualità rimarrebbero in circolazione, proprio come succede quando troviamo nel portafoglio due biglietti di uguale importo, uno lacero e l'altro nuovo.
Questo fenomeno è sintetizzato dalla nota legge di Gresham: la moneta cattiva scaccia quella buona.
Se diverse aziende offrissero sul mercato monete d'oro, il pubblico, come accade per tutti gli altri prodotti, individuerebbe quelle migliori e quelle peggiori ed attribuirebbe un valore diverso a monete con lo stesso contenuto nominale d'oro a seconda della provenienza da un'azienda nota per lo scrupolo e l'attenzione dedicati ai propri prodotti o, al contrario, da un'azienda orientata ad una produzione di massa. Lo stesso dicasi per monete identiche all'origine ma consumate dall'uso rispetto ad altre nuove di zecca: sul mercato le monete consumate non sparirebbero ma verrebbe loro attribuito un valore minore.
La legge di Gresham acquista validità solo quando, per decreto, si obblighino le persone a valutare in modo uguale monete diverse. Allora si, le monete migliori verrebbero tesaurizzate lasciando in circolazione solo quelle peggiori.

Di fatto la storia racconta di numerosi casi di monete emesse da zecche private. In California ne circolavano ancora nel 1848.

La moneta si differenzia dalle altre materie prime per un motivo principale.
Se la ricchezza di una comunità, come di un singolo individuo, è data dall'abbondanza dei beni e ciò che la limita è la scarsità delle risorse necessarie per produrli, un aumento dell'offerta di moneta si traduce solo nella diminuzione relativa del suo prezzo-potere d'acquisto. Mentre un aumento nella disponibilità delle altre materie prime permette di soddisfare una maggiore richiesta delle stesse, l'incremento della moneta si traduce solo nella sua svalutazione. Questo perché il suo ruolo principale (anche se non l'unico) è quello di facilitare gli scambi.
Nel caso dell'oro, la scoperta di un nuovo ricchissimo giacimento permette una maggiore produzione - a prezzi più vantaggiosi - di quei beni che, come i gioielli, lo utilizzano come input ma, nel suo utilizzo come moneta, l'aumento dell'offerta si traduce solo in una diminuzione del suo valore unitario e cioè in un aumento relativo dei prezzi degli altri beni.
La quantità ideale di moneta è quella che minimizza gli ostacoli negli scambi e viene determinata dal desiderio dei diversi soggetti di cedere i propri beni per ottenere quelli altrui.

Nella forma di monete o lingotti, l'oro potrebbe non essere adatto ad ogni transazione e, soprattutto per importi e distanze considerevoli, non sarebbe comodo da trasportare. Anche in questo caso, la storia ci insegna come siano state adottate in modo spontaneo soluzioni per risolvere con efficacia questa esigenza.
Nacquero infatti aziende attive nello stoccaggio e nella conservazione sicura dell'oro dei propri clienti, a fronte del ricevimento del quale venivano rilasciate ricevute di deposito. Grazie a queste ricevute il proprietario dell'oro poteva, in qualunque momento, ottenere da questi magazzini l'oro che vi aveva depositato.

Queste ricevute iniziarono ad essere scambiate (girate) fra una persona e l'altra, trasferendo la proprietà dell'oro senza la necessità di muoverlo fisicamente. L'innovazione fu enorme e permise di rendere il metallo ancor più adatto all'uso monetario: la portabilità e la trasferibilità vennero accresciute in modo eccezionale, stimolando lo scambio divenuto ancor più facile ed efficiente.
Erano nate le banche e le ricevute da esse emesse iniziarono a circolare come veri e propri sostituti della moneta. Il guadagno di queste aziende era rappresentato dalle spese di custodia e trasferimento dell'oro e dalla vendita di altri servizi ai propri clienti, così come un magazzino di granaglie ottiene il proprio reddito da tale attività.

A mano a mano che questo sistema si diffuse assieme alla fiducia verso questi nuovi istituti e le ricevute da essi emesse, vi fu un'ulteriore evoluzione, in grado di semplificare ancora lo scambio di beni e servizi. Anziché la ricevuta, si iniziò a trasferire fra due soggetti solo una parte delle attività registrate a loro nome. Così, a fronte di un deposito di 100 once d'oro ed alla conseguente registrazione di un'attività nelle disponibilità di un soggetto, questi poteva trasferire ad altro cliente della stessa banca (o di altra banca) parte di quelle 100 once semplicemente sottraendo l'importo da trasferire dal proprio conto e aumentando dello stesso importo quello dell'altro.
Anche la necessità della produzione fisica della ricevuta di deposito venne superata a tutto vantaggio dell'economicità, della sicurezza e della rapidità dello scambio.
Bisogna sottolineare che, a seguito di queste innovazioni, l'offerta di moneta rimaneva immutata perché sia le ricevute che i depositi bancari non sono altro che una rappresentazione di una certa quantità d'oro: quello dei clienti delle banche depositato presso i loro forzieri.

Il problema si pone però nel momento in cui vengano emesse ricevute di deposito in eccedenza rispetto al metallo fisico depositato presso la banca. Cosa succede in questo caso?
Se una banca ha in custodia 100 once d'oro ed emette certificati di deposito per un totale di 150 once, questi verranno utilizzati, a tutti gli effetti, per acquistare merci o servizi sino all'ammontare nominale da essi rappresentato. La quantità di moneta è cresciuta del 50%, in modo fittizio, permettendo alla banca di aumentare il proprio giro d'affari senza che però sia in grado di soddisfare gli impegni presi con il pubblico.

In sostanza, la banca sta assumendo dei rischi in base ad un ragionamento di tipo assicurativo e cioè che non tutti i propri clienti vorranno ritirare il proprio oro allo stesso momento. Tecnicamente la banca è già fallita: se tutti gli aventi titolo al ritiro dell'oro si presentassero insieme per convertire la propria carta in metallo, essa non potrebbe soddisfare tali richieste.
La ricevuta di deposito non è un titolo di credito emesso dalla banca ma, a tutti gli effetti, un documento che sancisce l'avvenuto deposito (e la corretta conservazione) di un bene altrui (l'oro) preso in carico dalla banca, specializzata nel fornire servizi di custodia e nel facilitare il trasferimento della proprietà di tale bene fra soggetti diversi. L'emissione di certificati per un valore maggiore dell'oro detenuto in custodia è quindi configurabile come una truffa: si promette ciò che già in principio si sa di non poter realizzare.

Senza l'intervento distorsivo dell'autorità, ci sono comunque tre limiti principali all'inflazione della moneta da parte di una banca:

1. il numero dei clienti di ogni banca
2. la diffusione dell'uso di sostituti cartacei nel sistema economico
3. la fiducia dei clienti nelle proprie banche

Minore il numero dei clienti per banca, minore la diffusione totale dell'uso di sostituti cartacei e minore la fiducia dei clienti nelle banche e più difficile sarà per ogni banca del sistema emettere certificati di deposito in eccesso rispetto all'oro conservato nei propri forzieri.





GOVERNI





*Liberamente tratto da What Has Government Done to Our Money? di Murray N. Rothbard