In questa pagina vengono aggiornati ogni fine settimana i grafici degli ultimi 36 mesi di oro, argento, dollaro, euro e yen per confrontare l'andamento delle due materie prime selezionate dall'uomo, nei secoli, come moneta per eccellenza, rispetto alle più importanti monetine fiduciarie di oggi. L'ultimo grafico invece è dedicato ogni settimana ad un mercato diverso, ritenuto particolarmente interessante o significativo.

05 gennaio 2007

L'oro inizia il nuovo hanno con un bella correzione di quasi il 5%, confermando quanto più volte ribadito in queste righe: il rally degli ultimi mesi era da attribuire più alla debolezza del dollaro che alla forza dei metalli. Questa settimana però ci ha sorpreso per il crollo del petrolio ed il nuovo massimo della ratio gold/oil: per questo approfondiremo, nell'ultimo grafico, l'analisi del settore idrocarburi.

E' ancora presto per attribuire un significato "direzionale" a questa prima chiusura settinanale dell'anno, soprattutto perché il dollaro ha di fronte a sé, vicinissimi, ostacoli molto duri. Occorre quindi un pò di pazienza per capire se il brusco movimento delle commodities prelude ad una nuova e prolungata fase correttiva o se, al contrario, è servito solo per spiazzare le mani deboli e liberare il campo per quelle forti.

Com'è noto a chi ha seguito questa pagina negli ultimi mesi, i nostri ordini d'acquisto giacciono, ancora aperti, fra 540 e 525 $: l'ipotesi che vengano raggiunti è ora un poco più verosimile ma ci accontentiamo, per adesso, di non essere rimasti intrappolati in una posizione che è già molto vicina a "vedere rosso".

A breve quindi, attendiamo quotazioni migliori mentre per il lungo periodo anche quelle attuali possono rappresentare un buon affare, a patto di saper sopportare la volatilità e le probabili perdite delle prossime settimane.

Questo mercato rimane ancora del tutto elitario ed esclusivo, non c'è traccia di quella mania popolare che è l'ingrediente necessario e finale - se la storia insegna - per concludere al meglio la ricetta e permettere ai pochi di scaricare sui molti un bene ormai selvaggiamente sopravvalutato. D'altro canto, nonostante l'enfasi posta dai mass media nel parlare di oro ai massimi da 25 anni, siamo ben lontani da fine corsa. I 730 $ del 1980 (il "record" tanto celebrato dai media) equivalgono oggi, secondo stime MOLTO prudenziali, a più di 1.700: rispetto a 25 anni fa, l'oro oggi non vale nemmeno la metà.



Molto più contenuta la correzione dell'argento che, nonostante la sua maggiore volatilità, riesce a mantenere la perdita al di sotto del 2%: un ottimo segno, riflettuto non a caso dall'impennata della ratio silver/gold.

La situazione tecnica del metallo bianco è molto migliore di quella dell'oro ed infatti rimane a ridosso dei massimi di maggio, dando l'idea di volerli attaccare. Segnalo un articolo fondamentale per capire le argomentazioni a favore dell'argento in questa bull run dei metalli preziosi, la cui pubblicazione è stata gentilmente offerta ai lettori di ITGOLD da Franklin Sanders in persona: ne consiglio vivamente la lettura.





Inizio anno strepitoso per il dollaro: il pessimismo era ormai troppo elevato per potersi tradurre ancora in una discesa del biglietto verde ed i molti ritardatari pronti a scommettere sulla sua rapida débâcle inizieranno già a sudare freddo.

Ribadiamo che è ancora troppo presto per poter dedurre informazioni definitive da questa prima seduta del 2007, soprattutto alla luce degli importanti ostacoli che ancora separano il biglietto verde dalla "zona franca" sopra 89. Può essere utile osservare quanto successo nella prima settimana del 2006: dopo un esordio molto violento (assai simile a quello di quest'anno benché di segno opposto) è la conseguente rottura del trend a salire del 2005, sono state necessarie 14 settimane di sostanziale nulla di fatto prima che la discesa venisse confermata - e consumata - in sole 4 rapide sedute.

L'euro conferma le perplessità avanzate negli scorsi aggiornamenti, man mano che la valuta europea si spingeva sempre più in alto a prezzo di segnali preoccupanti. Questa prima correzione violenta ha di certo fatto piazza pulita di tutti i pesci piccoli con l'orizzonte più breve ma è ancora lontana dall'aver cacciato fuori chi mantiene posizioni di mesi ed ha verosimilmente piazzato gli stops intorno a 1.24.

Lo yen, ancora protagonista, non trova giustizia nello yen index che, per via di come è composto e pesato, non riflette la spettacolare settimana della valuta nipponica. Chi ha avuto modo di apprezzarne il comportamento su un grafico daily o ancor meglio intraday, ha assistito ad una lezione di FOREX davvero notevole e proficua.







IL GRAFICO DELLA SETTIMANA

Questa settimana il grafico è dedicato allo XOI ed alla sua ratio con l'oro, La Moneta, e il petrolio, il suo driver principale.

Com'è noto a chi ci ha seguito, a fine settembre abbiamo completato il nostro "portafoglio idrocarburi" con azioni del settore proprio in corrispondenza dei minimi evidenziati nella zona di supporto. L'andamento della nostra posizione complessiva è ben rapresentato dall'indice americano benché alcune aziende acquistate siano europee. Fino a tre settimane fa le cose procedevano per il meglio quando però, anziché chiudere a nuovi massimi, l'indice ha corretto in simpatia con la violenta flessione del petrolio.

Benché ancora in guadagno, la nostra posizione è ora in pericolo ed è necessario analizzare la situazione e stabilire cosa fare nel caso in cui continuasse la discesa.

Le ratio danno segnali opposti: quella con l'oro fa segnare la rottura del trend a salire, lasciando presagire la debolezza relativa delle azioni petrolifere rispetto al metallo; quella con il petrolio dipinge un quadro estremamente roseo, con nuovi massimi delle aziende del settore nonostante la rapida discesa dell'oro nero.

Questo è in genere un forte segnale di acquisto perché sono le mani forti che comprano quando le condizioni appaiono più preoccupanti: il Mario Rossi medio di certo non corre a comprare azioni petrolifere quando il petrolio scende ed i recenti movimenti potrebbero quindi essere spiegati dall'acquisto a prezzi da saldo di azioni destinate a salire nei mesi a venire ed ora vendute con furia dagli investitori meno esperti.

Il mercato però va sempre e solo dove deve e non dove speriamo: occorre quindi preparare un piano di uscita dato che la nostra aspettativa di chisure a nuovi massimi è stata delusa. Poniamo gli stop al livello di entrata a parte nel caso di una società molto piccola e speculativa, i cui margini di crescita (e, ovvio, di discesa) sono così ampi che siamo pronti a perdere anche il 50% del capitale investito pur di partecipare alla sua avventura.

La permanenza dell'indice per più di tre settimane sotto la media a 60, verrà interpretata come segnale di chiusura anticipata e comporterà, tranne che per l'azienda citata, la liquidazione di tutte le posizioni in essere anche prima del raggiungimento degli stops.



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