In questa pagina vengono aggiornati ogni fine settimana i grafici degli ultimi 36 mesi di oro, argento, dollaro, euro e yen per confrontare l'andamento delle due materie prime selezionate dall'uomo, nei secoli, come moneta per eccellenza, rispetto alle più importanti monetine fiduciarie di oggi. L'ultimo grafico invece è dedicato ogni settimana ad un mercato diverso, ritenuto particolarmente interessante o significativo.

12 gennaio 2007

Reazione violenta dell'oro, benché sul grafico standard in dollari non sia così evidente. Le ratio principali, oil/gold e silver/gold illustrano invece un colpo di coda potente dopo la difficile apertura d'anno.

Il momento è assai delicato ed occorre usare la massima cautela. Dal punto di vista tecnico, la sessione appena conclusa potrebbe rappresentare una specie di piccolo "dead cat bounce" verso l'ex supporto di breve, spazzato via in modo deciso la scorsa settimana. Potrebbe però essere anche il "piercing" deciso che segna l'inizio della salita verso nuovi massimi, dopo il forte scrollone che di sicuro la settimana scorsa ha fatto mollare la presa a chissà quante mani deboli; gli elementi ormai ci sono, come ad esempio il vicino supporto della SMA a 60 e l'ipercomprato finalmente a livelli più che ragionevoli dopo gli eccessi di maggio. Il dollaro è ad un crocevia delicatissimo, pronto a testare l'ex supporto ormai divenuto resistenza: questi mercati sono strettamenti correlati e gli sviluppi dell'uno non solo influenzano ma dipendono da quelli dell'altro.

Non potendo, purtroppo, sapere in anticipo ciò che sarà ma dovendo per forza limitarci a valutare cosa sia PROBABILE che avvenga, consigliamo la massima prudenza, sia sul FOREX, sia con i metalli preziosi.
La situazione può svilupparsi in entrambe le direzioni, con grande violenza.

A breve quindi, attendiamo quotazioni migliori, preferendo nell'attuale contesto rimandare nuovi acquisti. Per il lungo periodo invece anche i prezzi attuali possono rappresentare un buon affare, a patto di saper sopportare la volatilità e le eventuali perdite delle prossime settimane.

Questo mercato rimane ancora del tutto elitario ed esclusivo, non c'è traccia di quella mania popolare che è l'ingrediente necessario e finale - se la storia insegna - per concludere al meglio la ricetta e permettere ai pochi di scaricare sui molti un bene ormai selvaggiamente sopravvalutato. D'altro canto, nonostante l'enfasi posta dai mass media nel parlare di oro ai massimi da 25 anni, siamo ben lontani da fine corsa. I 730 $ del 1980 (il "record" tanto celebrato dai media) equivalgono oggi, secondo stime MOLTO prudenziali, a più di 1.700: rispetto a 25 anni fa, l'oro oggi non vale nemmeno la metà.



Anche l'argento si piega alla forza del metallo giallo, così come evidenziato dalla discesa della ratio silver/gold. Contro il dollaro però, sua comune unità di misura, mette a segno una pausa dopo la dura performance della sessione precedente e rimane in zona di proiezione per la sfida ai massimi di maggio.

Attenzione però, vale quanto detto per l'oro: gli sviluppi a brevissimo termine possono causare, a maggior ragione su un mercato sottile come quello dell'argento, movimenti molto violenti e la situazione è così ambivalente da lasciar spazio a due ipotesi opposte. E' necessaria la massima cautela.

Nessuna operazione a breve e la solita raccomandazione di tener buone quelle di lungo periodo per gli anni a venire.



Il dollaro è al test cruciale del ex supporto che l'ha sostenuto per più di sei mesi a bassa volatilità. Da qui potrebbe tornare in pochi balzi (diciamo fra 4 e 6, un mese... un mese e mezzo) verso l'area critica intorno ad 80 o, all'opposto, riuscire a scardinare la resistenza formidabile rappresentata dal vecchio supporto, contro la quasi totalità delle opinioni. Questa convergenza di pareri bearish sul biglietto verde è forse l'argomentazione migliore a suo vantaggio... mai si realizza sui mercati ciò che è previsto dalla maggioranza: è FISICAMENTE impossibile. Molti devono perdere perché guadagnino pochi, per questo le situazioni più scontate sono le meno frequenti.

E' vero però che nelle ultime due settimane molti ritardatari avranno già mollato la presa: per questo le prossime sedute saranno così importanti. Occorre avere pazienza, ed aspettare i risultati del test al fine di contenere al massimo i rischi.

L'euro si muove in modo speculare al dollaro, confermando anche questa settimana le riserve sull'avanzata recente, apparentemente solida ma in realtà bacata da molte ambiguità. Dicembre e queste due prime settimane dell'anno devono essere viste come un fattore positivo per gli euro bullish dato che stanno contribuendo a moderare gli squilibri di ottobre e novembre. Rimane comunque un momento delicato per la valuta europea e l'eventuale attacco ai massimi di fine 2004 potrebbe essere, più che altro, un colpo di grazia.

Dopo le riserve sulla capacità dello Yen Index di rivelare il comportamento genuino della valuta nupponica, utilizziamo questa settimana un grafico mensile di usdjpy, anticipando agli iscritti l'aggiornamento monthly pubblico di fine gennaio.

Il quadro dipinto è davvero notevole: dicembre ha chiuso violando una potentissima resistenza dinamica quasi decennale, dopo un primo tentativo fallito a fine 2005 ed un altro ad ottobre 2006. Anziché crollare come in genere accade sui tentativi falliti, usdjpy ha completato una "cup&handle" da manuale. Le implicazioni di tale formazione, anche in assenza della rottura della resistenza, sono estremamente bullish: attenzione a dar per scontata la fine del carry trade... l'analisi tecnica dice anzi l'esatto opposto e i target in vista sono 135 e quindi 150.






Chart courtesy of netdania.com

IL GRAFICO DELLA SETTIMANA

Anche questa settimana il grafico è dedicato allo XOI ed al petrolio... la questione, come sapete, ci sta a cuore. Mentre l'oro nero sembra avviato verso il tracollo, l'indice delle compagnie petrolifere rimane saldamente intorno ai suoi valori massimi, insensibile alla caduta del suo driver principale.

Questa divergenza, evidenziata in tutta la sua potenza dalla ratio XOI/WTIC in basso, ci lascia tutto sommato tranquilli in una posizione che altrimenti sarebbe preoccupante. Chi vende in un momento simile? Chi compra? Perché dopo aver seguito fedelmente il petrolio durante la salita, ora lo XOI consolida anziché crollare, mettendo a segno anzi un nuovo massimo assoluto?

In una prospettiva di lungo periodo, del tutto insensibile al rumore di breve, la stima dei ricavi futuri di un'azienda è essenziale per stabilire se il suo prezzo attuale sia consono, oppure sopra o sotto valutato. Ancora oggi, dopo settimane e settimane di discesa, il prezzo del petrolio è il doppio di poco più di tre anni fa. Questo significa che gli investimenti pianificati dalle aziende petrolifere a cavallo fra il 1995 ed il 2000 ed ormai sul punto di giungere alla produzione dell'agognato idrocarburo, sono stati parametrati su prezzi risibili rispetto agli attuali. Un petrolio a 53.87, ultima chiusura, rappresenta quindi ricavi DOPPI rispetto a quelli originariamente pensati da chi aveva considerato lucroso affrontare un'avventura così dispendiosa - in termini di tempo e di denaro - e rischiosa come estrarre l'oro nero dalle profondità della terra.

Questo, a nostro avviso, sta sostenendo lo XOI durante la pesante correzione del WTIC. Ciò che sta avvenendo è un semplice passaggio di proprietà fra le emotive mani deboli e le razionali mani forti... una volta completato, ci aspettiamo (e si certo, lo speriamo) che sulla ritrovata forza del petrolio lo XOI esploda verso l'alto.



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