In questa pagina vengono aggiornati ogni fine settimana i grafici degli ultimi 36 mesi di oro, argento, dollaro, euro e yen per confrontare l'andamento delle due materie prime selezionate dall'uomo, nei secoli, come moneta per eccellenza, rispetto alle più importanti monetine fiduciarie di oggi. L'ultimo grafico invece è dedicato ogni settimana ad un mercato diverso, ritenuto particolarmente interessante o significativo.

26 gennaio 2007

L'oro completa il recupero della dura apertura dell'anno, nonostante la "forza" relativa del dollaro, chiudendo - se pur di poco, sopra l'importante soglia dei 650 $ e violando la seconda resistenza dinamica tracciata dai massimi di maggio.

Come noto, i nostri ordini di acquisto giacciono inevasi molto più in basso ed a queste condizioni riteniamo ormai tardi aprire nuove posizioni speculative, nonostante, dopo la carneficina della prima sessione di gennaio, sia ormai verosimile una nuova gamba rialzista. Abbiamo perso per pochi dollari l'occasione di incrementare la nostra esposizione e, piuttosto che aprire tardi, preferiamo aspettare la prossima fase di ostentata debolezza.

La ratio contro il petrolio sembra di nuovo giunta ad un livello sensibile e la situazione generale del reparto energetico corrisponde oggi, più di quella dei metalli preziosi, ai nostri criteri di selezione per l'apertura di nuove posizioni: massimo ipervenduto, consenso generale negativo sull'intero settore... addirittura Bush che proclama che entro pochi anni la dipendenza degli Stati Uniti dal petrolio calerà del 20%, nonostante l'evidenza consolidata di un trend in salita e, soprattutto, senza alcun riferimento alla domanda crescente di giganti come India o Cina.

Per oro e argento quindi, nessuna nuova posizione benché anche a breve ormai il quadro tecnico inizi ad essere positivo; la delusione per la mancata apertura delle porzioni speculative viene almeno in parte mitigata dalla solidità di quella di lungo periodo, del tutto insensibile alla volatilità di breve ed ancora ben lontana dall'essere liquidata.

Questo mercato rimane ancora del tutto elitario ed esclusivo, non c'è traccia di quella mania popolare che è l'ingrediente necessario e finale - se la storia insegna - per concludere al meglio la ricetta e permettere ai pochi di scaricare sui molti un bene ormai selvaggiamente sopravvalutato. D'altro canto, nonostante l'enfasi posta dai mass media nel parlare di oro ai massimi da 25 anni, siamo ben lontani da fine corsa. I 730 $ del 1980 (il "record" tanto celebrato dai media) equivalgono oggi, secondo stime MOLTO prudenziali, a più di 1.700: rispetto a 25 anni fa, l'oro oggi non vale nemmeno la metà.



Anche l'argento recupera quanto perso ad inizio anno riuscendo a superare il più blasonato cugino e lasciando sulla ratio silver/gold quello che potrebbe confermarsi un nuovo minimo crescente, dopo il recente nuovo massimo.

Benché di gran lunga più bullish sul metallo bianco, valgono qui le stesse considerazioni fatte a riguardo dell'oro: perso il treno per pochi dollari alla stazione precedente ci tocca aspettare, a malincuore, la prossima. Aprire adesso nuove porzioni speculative non è in linea con la nostra operatività consueta: dai minimi intorno a 9.5 o da quelli successivi vicini a 10.5, l'argento ha già corso troppo... peccato.




Il dollaro rimane ancora a testare l'ex supporto, in un clima di sospensione che lascia il FOREX e gli altri mercati - dalle materie prime, ai tassi di interesse, ai titoli azionari e obbligazionari - aperti a scenari contrapposti.

La risoluzione di questo movimento, in un senso o nell'altro, sarà il segnale che molti attendono per avere indicazioni fondamentali sui prossimi mesi e sui trends principali che domineranno verosimilmente il 2007. La delicatezza della situazione è tale da consigliare la massima prudenza: la violazione al rialzo della resistenza ad esempio, in altri casi un segnale affidabile, potrebbe nascondere trappole insidiose. Finché le mani deboli non avranno mollato l'osso o non saranno posizionate per la maggior parte sul lato sbagliato, nessun reale movimento prenderà corpo. La sterlina, in estremo ipercomprato, potrebbe aiutare il dollaro a fianco del fido yen, smaltendo almeno parte degli eccessi accumulati negli ultimi mesi e portando generale debolezza alle valute europee.

I momenti di congestione fra un tratto rapido e l'altro possono essere molto lunghi ed estenuanti: meglio non avere fretta.

Lo yen chiude sotto il supporto di pastafrolla.






IL GRAFICO DELLA SETTIMANA

Questa settimana il grafico è dedicato al rendimento dei T-Notes statunitensi a 10 anni ed alla sua "relazione pericolosa" con l'oro. Dal minimo intorno a 38 punti, coinciso con la fine della prima fase di apprezzamento del metallo giallo nei soli confronti del dollaro a maggio 2005, lo yeld dei T-Notes è cresciuto in un anno del 36%, toccando un massimo di 52 punti proprio in corrispondenza dell'ultimo picco dell'oro, a maggio 2006.

Il grafico evidenzia come prima del maggio 2005 la relazione fra la Moneta e il rendimento del T-Note fosse quasi assente mentre da quella data in avanti sia stata particolarmente accentuata. Nelle ultime settimane, al consolidamento orizzontale della prima è corrisposta una maggiore volatilità del secondo ma tant'è, alla chiusura dell'ultima sessione i due indici sono nuovamente appaiati.

La rottura del triangolo pluriennale avvenuta a fine 2005, la successiva conferma a fine 2006 e l'MACD di lungo periodo lasciano presagire tassi più alti nei mesi a venire, nonostante molti ritengano che la FED abbia ormai esaurito i suoi "baby steps".

Ultima annotazione importante, sembra che l'oro funga da indicatore per il T-Note, piuttosto che il contrario: guardate le divergenze fra l'uno e l'altro in occasione dell'ultimo minimo e del massimo di maggio... è come se qualcuno nella stanza dei bottoni tenesse sott'occhio il metallo giallo per muoversi di conseguenza sui tassi.



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