In questa pagina vengono aggiornati ogni fine settimana i grafici degli ultimi 36 mesi di oro, argento, dollaro, euro e yen per confrontare l'andamento delle due materie prime selezionate dall'uomo, nei secoli, come moneta per eccellenza, rispetto alle più importanti monetine fiduciarie di oggi. L'ultimo grafico invece è dedicato ogni settimana ad un mercato diverso, ritenuto particolarmente interessante o significativo.

9 febbraio 2007

Oro e argento chiudono con forza la settimana avvicinandosi ai massimi di maggio senza aver bisogno della debolezza del dollaro per mettere a segno guadagni importanti.

Da notare che l'MACD di lungo periodo è ormai in un territorio più che compatibile con una salita potente e prolungata e che le quotazioni, dopo aver avvicinato la cruciale media a 60 periodi, se ne stanno allontanando in modo graduale e sostenibile.

Fatte le debite proporzioni però, il movimento attuale potrebbe ripetere ad un livello più ampio quello avvenuto fra novembre 2004 e luglio 2005 e riservare brutte sorprese a chi, con un orizzonte temporale di breve periodo, aspettasse i breakout per aprire le proprie posizioni al rialzo. I bull markets si comprano nei momenti di massima debolezza: c'è poi chi vende quando raggiungono un ipercomprato estremo a medio termine e chi tiene comunque la posizione aspettando - per anni - lo svolgimento completo della corsa.

Aprire nuove posizioni ora è, per noi, fuori discussione nonostante l'alto potenziale di crescita: troppo tardi, lasciamo correre i profitti sulla posizione di lungo periodo ed impieghiamo le risorse destinate alla speculazione su altri mercati.





Il dollaro rimane quasi immobile sotto l'importante supporto evidenziato in precedenza, a conferma di come possano essere decisive le resistenze dinamiche. L'analisi della ratio con l'oro invece mette in evidenza un rottura che, pur non segnalando con certezza la prossima disfatta della valuta statunitense, non può essere ignorata: il sostegno della ratio dollar/gold alla valuta di riserva mondiale sta venendo meno. Gli unici punti a favore del biglietto verde sono, in primo luogo, che davvero in pochi sono disposti a scomettere sulla rottura della resistenza sotto cui sta soggiornando da più di un mese e, in seconda battuta, che il rapporto contro l'oro di euro e yen è in una situazione ancor più critica.






IL GRAFICO DELLA SETTIMANA

Questa settimana il grafico è dedicato al rapporto fra HUI e XAU, i due famosi indici statunitensi che raggruppano le aziende operanti nel settore aurifero.
La differenza principale fra l'uno e l'altro è che le società comprese nel primo non ricorrono - se non in minima parte - al mercato dei derivati per fissare il prezzo a termine della propria produzione, rimanendo così totalmente esposte alle fluttuazioni dei metalli.

Come risulta in modo chiaro dal grafico, con quotazioni dell'oro in salita la sfida fra HUI e XAU è stata a senso unico: la ratio è crollata da più di 1.25 a quasi 0.40 per il semplice fatto che le aziende minerarie che, attraverso futures ed opzioni, si sono impegnate a vendere al prezzo "attuale" una quota della propria produzione (a volte anche maggiore dell'output annuale!) ad una certa data futura, stavano di fatto shortando i metalli, trovandosi poi a percepire molto meno di quanto avrebbero potuto.

Tale dinamica è evidenziata anche dalla diversa strada percorsa dai due indici dai primi del 2001: lo XAU è cresciuto da 40 a 160, un onesto 333% in 6 anni, l'HUI è passato da meno di 33 a più di 380: oltre il 1000% di guadagno.

Da notare come prima della fine del mercato orso, la ratio procedesse in senso inverso, premiando le aziende che riuscivano a fissare un prezzo precedente - mediamente maggiore di quello successivo - per il proprio prodotto.

Le azioni delle società minerarie tendono ad anticipare - pur essendone schiave - il movimento dei metalli: approfondire lo studio del rapporto fra due indici così vicini ma così diversi può dare ottimi spunti operativi.



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