Per investire con successo, la scelta dei tempi è fondamentale anche in un settore in crescita.
Comprare nel momento sbagliato può significare infatti entrare in un mercato ipercomprato, giunto in prossimità dei massimi relativi dai quali, inevitabilmente, dovrà ritracciare per compensare gli eccessi tipici delle fasi estreme, nel perenne movimento non lineare dei mercati.
In questa pagina vengono aggiornati ogni fine settimana i grafici degli ultimi 12 mesi di oro, argento, dollaro, euro e yen per confrontare l'andamento delle due materie prime selezionate dall'uomo, nei secoli, come moneta per eccellenza, rispetto alle più importanti monetine fiduciarie di oggi. L'ultimo grafico invece è dedicato ogni settimana ad un mercato diverso, ritenuto particolarmente interessante o significativo.

6 GENNAIO 2006

L'oro continua la sua salita dopo la correzione di metà dicembre anche se a prezzo di una divergenza negativa (linee azzurre) sull'RSI di breve periodo, per altro non confermata dall'MACD. La distanza fra la quotazione e le medie di breve e lungo è tale da sconsigliare al momento l'entrata sul mercato in attesa di un momento più propizio, almeno in un'ottica d'investimento. Se la finalità principale è di tipo assicurativo il discorso cambia: sul lungo periodo, la necessità di proteggere almeno una parte della propria ricchezza dall'eventualità di un serio crack monetario, è di certo meno legata alle tempistiche di breve rispetto ad un investimento.



L'argento segue di pari passo l'oro anche se è meno affaticato, tanto da non aver ancora evidenziato alcuna divergenza negativa con l'RSI di breve. La distanza fra la quotazione attuale e le medie mobili, evidenziata in rosso, sconsiglia a questo stadio il posizionamento a fini di investimento. Rimane per ovvi motivi identico il discorso in caso la necessità sia di mettersi al sicuro da improvvise - tutt'altro che escluse - calamità finanziarie.
Anzi, a livello di analisi fondamentale, l'argento ha spazi di crescita ancora maggiori rispetto a quelli dell'oro.



Il dollaro ha iniziato male il 2006. Dopo le divergenze negative segnalate sia dall'RSI e sia dall'MACD durante la salita da luglio ad oggi, nella prima settimana dell'anno ha rotto il supporto che l'ha sostenuto per tutto il 2005. Le prossime settimane saranno cruciali per capire se si tratta di un movimento dovuto alla scarsa liquidità dei primi giorni dell'anno oppure se è finita la reazione al trend ribassista iniziato nel 2002 ed il biglietto verde è pronto a riprendere la discesa interrotta a fine 2004: motivi per farlo ce ne sono in abbondanza



Come principale sfidante di cartaccia del dollaro, l'euro ha iniziato il 2006 con grande forza. Dopo le divergenze positive segnalate sia dall'RSI e sia dall'MACD durante la correzione iniziata a gennaio 2005, nella prima settimana dell'anno ha violato la resistenza dinamica valida per tutto l'anno passato. Anche in questo caso, le prossime settimane diranno se si tratta di un movimento dovuto alla scarsa liquidità dei primi giorni dell'anno oppure se il colorato biglietto fiduciario europeo è pronto per riprendere l'apprezzamento interrotto a fine 2004: a meno di invasioni e guerre dell'ultimo minuto, bisogna ricordare che da marzo 2006 l'IRAN inizierà a prezzare il proprio petrolio in euro e questo aumenterà di certo la domanda di questa valuta a livello globale. L'ultimo paese ad aver proposto un'idea così bizzarra è stato l'IRAQ di Saddam ma non ha avuto grande fortuna.



Come principale alleato di cartaccia del dollaro, lo yen ha iniziato il 2006 con un movimento da pessimo amico. La divergenza positiva sull'RSI non è confermata dall'MACD e comunque, dopo il crollo ininterrotto da luglio a dicembre, una pausa era quanto meno fisiologica. Nessuna sorpresa se con il ritorno della piena liquidità i fedeli giapponesi correranno ancora in soccorso del dollarone. Sono pur sempre i maggiori detentori di cartaccia USA ed hanno il disperato bisogno di tenere bassa la valutazione della loro per stimolare le esportazioni ed evitare di ritrovarsi con molto combustibile di carta al posto delle enormi riserve valutarie accumulate nei forzieri della BOJ.



IL GRAFICO DELLA SETTIMANA

Nonostante lo sketch di fine anno sulla fornitura di gas naturale russo all'Europa e le ruberie ucraine, il combustibile non ha certo brillato nella sua prima settimana del 2006 al NYMEX. Le impietose divergenze negative confermate su entrambi gli indicatori hanno anticipato un crollo che in quattro settimane s'è mangiato il 35% del prezzo del GAS, nonostante il mese non certo brillante del dollaro.
L'ultima candela è andata a colmare il gap lasciato aperto dalla salita di fine agosto ed ora il prezzo è di nuovo in prossimità della media di lungo e dei forti supporti situati intorno agli 8 $: potrebbe essere un buon momento per inizare a pensare a qualche posizione long. I fondamentali ci sono tutti ed a livello tecnico siamo già in ipervenduto sull'RSI di breve.



















































































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