Per investire con successo, la scelta dei tempi è fondamentale anche in un settore in crescita.
Comprare nel momento sbagliato può significare infatti entrare in un mercato ipercomprato, giunto in prossimità dei massimi relativi dai quali, inevitabilmente, dovrà ritracciare per compensare gli eccessi tipici delle fasi estreme, nel perenne movimento non lineare dei mercati.
In questa pagina vengono aggiornati ogni fine settimana i grafici degli ultimi 12 mesi di oro, argento, dollaro, euro e yen per confrontare l'andamento delle due materie prime selezionate dall'uomo, nei secoli, come moneta per eccellenza, rispetto alle più importanti monetine fiduciarie di oggi. L'ultimo grafico invece è dedicato ogni settimana ad un mercato diverso, ritenuto particolarmente interessante o significativo.

10 MARZO 2006

Settimana di correzione per l'oro e gli indici azionari ad esso legati, HUI e XAU. E' ormai quasi un anno che il metallo giallo procede imperterrito ed èè lecito aspettarsi un salutare ritracciamento da sfruttare più avanti come opportunità d'acquisto: in particolare il livello di 500 $/oz sarà interessante per le implicazioni psicologiche legate ad una cifra così tonda.
Nulla vieta che lunedì il metallo giallo si getti in un solo balzo verso nuovi massimi ma, benché tutto sia possibile nei mercati finanziari, l'investitore prudente deve essere sempre attento ad operare con il favore delle probabilità e, data la situazione, è più facile che l'oro nelle prossime settimane corregga versa il basso piuttosto che salga ancora molto.
E' bene ricordare però che, nonostante l'enfasi posta dai mass media nel parlare di oro ai massimi da 25 anni, siamo ben lontani da fine corsa ma si tratta, nella peggiore delle ipotesi, di un'inevitabile correzione di breve periodo destinata a riequilibrare il +32% messo a segno dal prezioso metallo da settembre ad oggi.
I 550 $ del 1981 (il "record" tanto celebrato dai media) equivalgono oggi, secondo stime molto prudenziali, a più di 1.250: rispetto a 25 anni fa, l'oro oggi non vale nemmeno la metà.
In un'ottica d'investimento, la distanza fra la quotazione e le medie di breve e lungo è tale, comunque, da sconsigliare al momento l'entrata sul mercato in attesa di un momento più propizio. Se invece la finalità principale è di tipo assicurativo il discorso cambia: sul lungo periodo, la necessità di proteggere almeno una parte della propria ricchezza dall'eventualità di un serio crack monetario, è di certo meno legata alle tempistiche di breve rispetto ad un investimento. In termini storici l'oro è conveniente anche a questi prezzi.



Dopo la storica rottura della soglia dei 10 $/oz, anche l'argento ha chiuso la settimana con il segno meno, benché abbia sofferto meno dell'oro.
Come evidenziato nel grafico a tre anni della scorsa settimana, nonostante i livelli attuali di ipercomprato, non è inverosimile aspettarsi un ultimo balzo fin verso quota 12 $/oz da cui è altrettanto probabile che il metallo bianco crolli in verticale per ribilanciare gli eccessi della corsa che, da settembre 2005 ad oggi, gli hanno permesso di guadagnare più del 50%. La particolare ristrettezza del mercato dell'argento, fa si che il metallo bianco sia da sconsigliare a chi non ha nervi molto saldi e capacità di resistere all'estrema volatilità che ne è caratteristica.
Rimane però valido quanto scritto per l'oro: se l'ottica con cui si acquista è orientata all'investimento, allora il momento migliore è già passato e la prudenza - soggettiva - consiglia di aspettarne uno più propizio (almeno intorno agli 8.25 $/oz). Se il fine invece è di tipo assicurativo e si intende destinare almeno una piccola parte dei propri averi ad asset diversi dalla cartaccia, a livello storico l'argento è ancora sottovalutato e, in una prospettiva di lungo periodo, i fondamentali indicano come probabile un suo - notevole - apprezzamento.



Forte reazione del dollaro al movimento della scorsa settimana tanto da disegnare, come evidenziato in rosso sul grafico, un "bullish engulfing", pattern che in genere viene interpretato come segno di grande forza. Nonostante questo però, il fatto che questo non sia stato confermato da una figura equivalente sul grafico dell'euro (in genere speculare), la notevole debolezza dello yen - che di solito lavora a sostegno del biglietto verde - la debolezza relativa dei metalli preziosi e del petrolio, la perdurante situazione di ipercomprato e le divergenze sugli indicatori di breve e di lungo periodo e le notevoli resistenze poste in area 91-92 del dollar index, inducono a dubitare che il pattern di questa settimana possa essere il primo passo di una forte salita del dollaro. A ben vedere anzi, a livello grafico non è stata ancora messa in discussione la sua debolezza e l'ultima settimana potrebbe configurarsi come un tipico movimento di scrematura dei piccoli investitori prima di riprendere il trend discendente.
L'azione dell'euro e dello yen lasciano aperta la strada per questa ipotesi: massima cautela sia in una direzione che nell'altra. Può essere utile bilanciare la propria posizione, alzista o ribassista, usando come hedge un cross speculare ad eurusd come ad esempio l'usdchf, per poi chiudere, quando la direzione sar più chiara, il trade perdente.







IL GRAFICO DELLA SETTIMANA

Questa settimana il grafico è dedicato all'acciaio, sintetizzato dal DJ US Steel Index, e riferito agli ultimi tre anni. Come si può verificare dal grafico, esso è passato negli ultimi tre anni da circa 50$ a quasi 250$: un incremento che fa impallidire quello di oro ed argento ed è comune a molti metalli di base. Data la centralità dell'acciaio nell'economia mondiale è inverosimile aspettarsi che una tale dinamica dei prezzi non si rifletta nel costo dei prodotti finali e non venga scaricata sul consumatore finale. A questo riguardo risulta ancor più difficile credere che i numeri ufficiali relativi agli indici dei prezzi siano veritieri o, quantomeno, che prendano in considerazione panieri di beni realmente significativi per misurarne l'aumento. L'evidenza empirica sancisce invece che siamo in un "bull market" delle materie prime e la storia insegna che per loro stessa natura essi durano in genere fra i 15 ed i 20 anni e terminano con tassi di interesse molto ma molto più alti di quelli attuali.



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