Per investire con successo, la scelta dei tempi è fondamentale anche in un settore in crescita.
Comprare nel momento sbagliato può significare infatti entrare in un mercato ipercomprato, giunto in prossimità dei massimi relativi dai quali, inevitabilmente, dovrà ritracciare per compensare gli eccessi tipici delle fasi estreme, nel perenne movimento non lineare dei mercati.
In questa pagina vengono aggiornati ogni fine settimana i grafici degli ultimi 12 mesi di oro, argento, dollaro, euro e yen per confrontare l'andamento delle due materie prime selezionate dall'uomo, nei secoli, come moneta per eccellenza, rispetto alle più importanti monetine fiduciarie di oggi. L'ultimo grafico invece è dedicato ogni settimana ad un mercato diverso, ritenuto particolarmente interessante o significativo.

7 APRILE 2006

Nuovi massimi anche questa settimana per l'oro che chiude a 589.15 $/oz dopo aver sfiorato la notevole quota dei 600 $/oz.
La salita diviene sempre più difficoltosa man mano che avanza e, come detto la settiman scorsa, la cautela però è d'obbligo. In ogni mercato il momento di maggiore debolezza è proprio in corrispondenza dell'apparente maggior forza e le divergenze sono ormai chiare anche sull'MACD di lungo periodo ed anticipano un'imminente discesa.
I nuovi massimi di questa settimana giungono dopo un prolungato periodo di salita ed un guadagno di oltre il 40% da luglio a questa parte. E' di certo possibile che l'oro continui a salire con forza nelle prossime settimane ma, a questo punto, nel breve periodo le probabilità favoriscono una correzione: è lecito aspettarsi un salutare ritracciamento da sfruttare più avanti come opportunità d'acquisto: in particolare il livello di 500 $/oz sarà interessante per le implicazioni psicologiche legate ad una cifra così tonda.
Detto questo e sottolineato il quadro ipercomprato a breve termine, è comunque bene ricordare che, nonostante l'enfasi posta dai mass media nel parlare di oro ai massimi da 25 anni, siamo ben lontani da fine corsa.
I 550 $ del 1981 (il "record" tanto celebrato dai media) equivalgono oggi, secondo stime molto prudenziali, a più di 1.250: rispetto a 25 anni fa, l'oro oggi non vale nemmeno la metà.
In un'ottica d'investimento, la distanza fra la quotazione e le medie di breve e lungo è tale, comunque, da sconsigliare al momento l'entrata sul mercato in attesa di un momento più propizio. Se invece la finalità principale è di tipo assicurativo il discorso cambia: sul lungo periodo, la necessità di proteggere almeno una parte della propria ricchezza dall'eventualità di un serio crack monetario, è di certo meno legata alle tempistiche di breve rispetto ad un investimento. In termini storici l'oro è conveniente anche a questi prezzi.



Ben più tonico l'argento che raggiunge il target di 12$/oz anticipato varie volte in queste pagine, ancor prima che venisse infranta la barriera dei 10 $/oz.
Anche in questo caso sembra di assistere alle ultime fiammate che esauriscono una forte salita e, come ormai abitudine in occasione delle settimane più significative, anche oggi verranno presi in considerazione gli ultimi tre anni per fornire un quadro più ampio ed analizzare le dinamiche di questo mercato con un maggior numero di punti di riferimento.
Man mano che la quotazione si spinge verso l'alto (in tre settimane si è passati dai 10 $/oz ai 12 $/oz: un incremento del 20%) il movimento si indebolisce ponendo le basi per la sua discesa proprio nelle fasi più estreme e appariscenti della salita. Il grafico evidenzia la similitudine fra i due rally inscritti nei rattangoli rossi.
Periodo di inizio, durata ed inclinazione sono molto simili anche se quello attuale è già "più maturo" di quello culminato ad aprile 2004. L'andamento delle medie mobili di breve e di lungo è pressoché identico così come la distanza fra di esse e fra queste e la quotazione del metallo bianco. I livelli estremi di ipercomprato evidenziati nell'MACD di lungo periodo si sono spinti ancor più avanti e sono ormai del tutto insostenibili: la correzione sta per arrivare ed è probabile che sia veloce e violenta.
I mercati, è ovvio, non si ripetono in modo preciso e nulla vieta, anche nel caso dell'argento, che questo movimento prosegua ancora verso nuovi massimi nelle prossime settimane. D'altro canto però, quanto esposto è più che sufficiente per elevare al massimo il grado di attenzione, soprattutto in un mercato così volatile e sottile da riuscire a stornare in tre settimane i guadagni di 6 mesi. Sul breve periodo è improbabile (non impossibile) che il metallo bianco avanzi ancora ed è assai più verosimile un repentina, decisa correzione fin verso gli 8 $/oz, dove l'acquisto sarà nuovamente consigliato: in una prospettiva di lungo periodo, i fondamentali lasciano presagire un suo - notevole - apprezzamento.



Nuovi minimi per il dollaro che recupera solo negli ultimi due giorni della settimana una parte del terreno perso contro le valute europee nella prima parte della settimana.
La relativa immobilità del cambio dollaro yen, nonostante il deprezzamento del biglietto verde nei confronti di sterlina, franco svizzero ed euro ha portato i cambi fra queste ultime e la valuta giapponese in notevole ipercomprato, garantendo agli sforzi della BOJ un maggior successo proprio in chiusura della settimana. Euro e dollaro si muovono come sempre in modo speculare, a conferma della sfida in atto fra le due valute per un ruolo centrale sulla scena internazionale dei prossimi anni. Come sempre, lo yen è intervenuto anche questa settimana per arginare la debolezza del biglietto verde nei momenti di crisi: i giapponesi sono pur sempre i maggiori detentori di cartaccia USA ed hanno il disperato bisogno di tenere bassa la valutazione della loro per stimolare le esportazioni ed evitare di ritrovarsi con molto combustibile di carta al posto delle enormi riserve valutarie accumulate nei forzieri della BOJ.







IL GRAFICO DELLA SETTIMANA

Questa settimana il grafico è dedicato al Reuters/Jefferies CRB Index e rappresenta l'andamento delle materie prime dal 1996 ad oggi. E' evidente il doppio minimo intorno a quota 190 fra il 1999 e l'ottobre 2002 che ha posto fine al mercato orso in questo settore iniziato nel 1980 e durato 22 anni.
Prendendo in considerazione lunghi periodi di tempo, si evidenziano cicli di alcune decine di anni durante i quali certi asset sono molto redditizi mentre altri disastrosi. Ad esempio c’è una relazione inversa fra l’andamento delle materie prime e quello delle azioni: per circa 20 anni vanno bene le une mentre perdono valore le seconde, sino a quando il fenomeno si inverte.
Non esiste lo strumento che vada bene sempre e comunque. Ognuno di essi attraversa cicli di sopra e sotto valutazione che si alternano in modo naturale. A volte l’inversione di tendenza scatta a seguito di eventi fulminanti come una crisi petrolifera o l’abbandono della parità fra il dollaro e l’oro nel 1971.
Nonostante il forte apprezzamento degli ultimi anni, è probabile in un'ottica storica, che le materie prime più importanti siano solo all'inizio del ciclo che le porterà dalla forte sottovalutazione culminata nel 2002 ad un'altrettanto forte e ciclica sopravalutazione nel giro dei prossimi 10 o 15 anni. La pressione esercitata dall'industrializzazione cinese ed indiana (per citare solo i fattori più evidenti) garantisce motivazioni fondamentali allo squilibrio fra domanda ed offerta: produrre più rame, oro o petrolio non è cosa che si possa fare dall'oggi al domani.



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