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WEEKLY
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Per investire con successo, la scelta dei tempi è fondamentale anche in un settore in crescita. |
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13 GENNAIO 2006 |
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Questa settimana l'argento ha rallentato un pò il passo, consolidando sotto i 9.25: l'avvicinarsi della zona a due cifre e la corsa sostenuta da settembre si fanno di certo sentire. La distanza fra la quotazione attuale e le medie mobili, evidenziata in rosso, sconsiglia anche in questo caso il posizionamento a fini di investimento. Rimane per ovvi motivi identico il discorso se vi sia la necessità di mettersi al sicuro da improvvise - tutt'altro che escluse - calamità finanziarie. |
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Il dollaro ha iniziato male il 2006. Dopo le divergenze negative segnalate sia dall'RSI e sia dall'MACD durante la salita da luglio ad oggi, nella prima settimana dell'anno ha rotto il supporto che l'ha sostenuto per tutto il 2005. La prima settimana dopo le vacanze, con i mercati a pieno regime non hanno sconfessato la rottura del supporto, anche se è ancora presto per trarre conclusioni: vedremo nelle prossime settimane se è finita la reazione al trend ribassista iniziato nel 2002 ed il biglietto verde è pronto a riprendere la discesa interrotta a fine 2004: motivi per farlo ce ne sono in abbondanza |
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Come principale sfidante di cartaccia del dollaro, l'euro ha iniziato il 2006 con grande forza. Dopo le divergenze positive segnalate sia dall'RSI e sia dall'MACD durante la correzione iniziata a gennaio 2005, nella prima settimana dell'anno ha violato la resistenza dinamica valida per tutto l'anno passato. Come per il dollaro, la prima settimana a pieno regime dei mercati non ha negato il movimento dei primi giorni dell'anno. Bisogna ricordare inoltre che, a meno di invasioni e guerre dell'ultimo minuto, da marzo 2006 l'IRAN inizierà a prezzare il proprio petrolio in euro e questo aumenterà di certo la domanda di questa valuta a livello globale. L'ultimo paese ad aver proposto un'idea così bizzarra è stato l'IRAQ di Saddam ma non ha avuto grande fortuna. |
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Pausa di riflessione per lo yen in prossimità della resistenza fra 88 e 89. Vedremo a breve cosa succederà vicino a questo importante livello e se i fedeli giapponesi correranno ancora in soccorso del dollarone. Sono pur sempre i maggiori detentori di cartaccia USA ed hanno il disperato bisogno di tenere bassa la valutazione della loro per stimolare le esportazioni ed evitare di ritrovarsi con molto combustibile di carta al posto delle enormi riserve valutarie accumulate nei forzieri della BOJ. |
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IL GRAFICO DELLA SETTIMANA |
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