Per investire con successo, la scelta dei tempi è fondamentale anche in un settore in crescita.
Comprare nel momento sbagliato può significare infatti entrare in un mercato ipercomprato, giunto in prossimità dei massimi relativi dai quali, inevitabilmente, dovrà ritracciare per compensare gli eccessi tipici delle fasi estreme, nel perenne movimento non lineare dei mercati.
In questa pagina vengono aggiornati ogni fine settimana i grafici degli ultimi 12 mesi di oro, argento, dollaro, euro e yen per confrontare l'andamento delle due materie prime selezionate dall'uomo, nei secoli, come moneta per eccellenza, rispetto alle più importanti monetine fiduciarie di oggi. L'ultimo grafico invece è dedicato ogni settimana ad un mercato diverso, ritenuto particolarmente interessante o significativo.

13 GENNAIO 2006

L'oro sale con cautela nonostante la divergenza negativa (linee azzurre) sull'RSI di breve periodo, ancora non confermata dall'MACD. La distanza fra la quotazione e le medie di breve e lungo è tale da sconsigliare al momento l'entrata sul mercato in attesa di un momento più propizio, almeno in un'ottica d'investimento. Se la finalità principale è di tipo assicurativo il discorso cambia: sul lungo periodo, la necessità di proteggere almeno una parte della propria ricchezza dall'eventualità di un serio crack monetario, è di certo meno legata alle tempistiche di breve rispetto ad un investimento.



Questa settimana l'argento ha rallentato un pò il passo, consolidando sotto i 9.25: l'avvicinarsi della zona a due cifre e la corsa sostenuta da settembre si fanno di certo sentire. La distanza fra la quotazione attuale e le medie mobili, evidenziata in rosso, sconsiglia anche in questo caso il posizionamento a fini di investimento. Rimane per ovvi motivi identico il discorso se vi sia la necessità di mettersi al sicuro da improvvise - tutt'altro che escluse - calamità finanziarie.
Anzi, a livello di analisi fondamentale, l'argento ha spazi di crescita ancora maggiori rispetto a quelli dell'oro.



Il dollaro ha iniziato male il 2006. Dopo le divergenze negative segnalate sia dall'RSI e sia dall'MACD durante la salita da luglio ad oggi, nella prima settimana dell'anno ha rotto il supporto che l'ha sostenuto per tutto il 2005. La prima settimana dopo le vacanze, con i mercati a pieno regime non hanno sconfessato la rottura del supporto, anche se è ancora presto per trarre conclusioni: vedremo nelle prossime settimane se è finita la reazione al trend ribassista iniziato nel 2002 ed il biglietto verde è pronto a riprendere la discesa interrotta a fine 2004: motivi per farlo ce ne sono in abbondanza



Come principale sfidante di cartaccia del dollaro, l'euro ha iniziato il 2006 con grande forza. Dopo le divergenze positive segnalate sia dall'RSI e sia dall'MACD durante la correzione iniziata a gennaio 2005, nella prima settimana dell'anno ha violato la resistenza dinamica valida per tutto l'anno passato. Come per il dollaro, la prima settimana a pieno regime dei mercati non ha negato il movimento dei primi giorni dell'anno. Bisogna ricordare inoltre che, a meno di invasioni e guerre dell'ultimo minuto, da marzo 2006 l'IRAN inizierà a prezzare il proprio petrolio in euro e questo aumenterà di certo la domanda di questa valuta a livello globale. L'ultimo paese ad aver proposto un'idea così bizzarra è stato l'IRAQ di Saddam ma non ha avuto grande fortuna.



Pausa di riflessione per lo yen in prossimità della resistenza fra 88 e 89. Vedremo a breve cosa succederà vicino a questo importante livello e se i fedeli giapponesi correranno ancora in soccorso del dollarone. Sono pur sempre i maggiori detentori di cartaccia USA ed hanno il disperato bisogno di tenere bassa la valutazione della loro per stimolare le esportazioni ed evitare di ritrovarsi con molto combustibile di carta al posto delle enormi riserve valutarie accumulate nei forzieri della BOJ.



IL GRAFICO DELLA SETTIMANA

Questa settimana il grafico è dedicato alla ratio DOW JONES/ORO, così utile per verificare quale sia l'andamento dell'importante indice borsistico americano se non espresso in dollari iperinflazionati ma in qualcosa che ha una curriculum di moneta ben più solido e datato.
Pare che l'ultimo anno non sia stato poi così buono se si sottraggono alla crescita della borsa gli steroidi dell'inflazione!



6 GENNAIO 2005

















































































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