Per investire con successo, la scelta dei tempi è fondamentale anche in un settore in crescita.
Comprare nel momento sbagliato può significare infatti entrare in un mercato ipercomprato, giunto in prossimità dei massimi relativi dai quali, inevitabilmente, dovrà ritracciare per compensare gli eccessi tipici delle fasi estreme, nel perenne movimento non lineare dei mercati.
In questa pagina vengono aggiornati ogni fine settimana i grafici degli ultimi 24 mesi di oro, argento, dollaro, euro e yen per confrontare l'andamento delle due materie prime selezionate dall'uomo, nei secoli, come moneta per eccellenza, rispetto alle più importanti monetine fiduciarie di oggi. L'ultimo grafico invece è dedicato ogni settimana ad un mercato diverso, ritenuto particolarmente interessante o significativo.

16 GIUGNO 2006

L'oro questa settimana scivola fin sotto i 550 $/oz e recupera in chiusura, a 580. Dopo la violenta accelerazione con cui ha concluso la salita che in 12 mesi l'ha portato da 414 a 730 dollari per oncia, la correzione, ampiamente scontata ed anticipata per tempo, sta riequilibrando l'eccessiva euforia degli ultimi arrivati, ormai in rosso pesante, magari su contratti derivati. La salita è stata lunga e molto remunerativa per chi si è posizionato per tempo
Visto il recupero nella parte finale della settimana è verosimile che da questi livelli si produca un rimbalzo su cui comunque non fare troppo affidamento perché gli indicatori sono tutt'altro che ipervenduti: è possibile che dopo una nuova infornata di long delusi e sanguinanti, fallisca sulla strada di nuovi massimi e, all'improvviso, crolli verso un obiettivo più sensato intorno ai 525 $.

Ricordiamo come sempre che in un'ottica NON speculativa ma di lungo periodo, ai livelli attuali di prezzo l'oro rimane un ottimo affare ed è assai probabile che fra qualche anno i 580 $ della chiusura di questa settimana sembreranno un'inezia.
Per ora questo mercato è del tutto elitario ed esclusivo, non c'è traccia di quella mania popolare che è l'ingrediente necessario e finale - se la storia insegna - per concludere al meglio la ricetta e permettere ai pochi di scaricare sui molti un bene ormai selvaggiamente sopravvalutato. D'altro canto, nonostante l'enfasi posta dai mass media nel parlare di oro ai massimi da 25 anni, siamo ben lontani da fine corsa. I 730 $ del 1980 (il "record" tanto celebrato dai media) equivalgono oggi, secondo stime MOLTO prudenziali, a più di 1.700: rispetto a 25 anni fa, l'oro oggi non vale nemmeno la metà.



L'argento chiude la settimana con un altro meno 8% circa... niente male per chi, anche in questo mercato ipervolatile, è giunto con grave e colpevole ritardo: non c'è bull market che prosegua dritto dai minimi ai massimi senza correzioni. Eppure, data la psicologia dell'investitore medio, non c'è nulla che attragga il pubblico più di quotazioni crescenti in modo rapido e violento. A quel punto nessuno vuol "perdere il treno" e, una volta fatto il pieno di ritardatari, invariabilmente, il mercato ipercomprato corregge, lasciando gli ultimi arrivati - attoniti - a subire le perdite.
E' sempre andata così, è fisiologico, ineluttabile. Chi si è posizionato per tempo (intorno ai 7 $/oz) grazie allo studio dei fondamentali dell'argento (quelli che garantiranno la prossima salita dopo l'attuale violenta correzione di breve), quando il metallo bianco è giunto a 14/15 ha, come minimo, coperto parte delle posizioni, raddoppiando il proprio capitale. Ovvio, scontato, naturale. Eppure c'è sempre qualcuno che entra tardi perché ha letto sui giornali o visto in televisone delle recenti performances e, senza saper nulla a riguardo, non vuole perderle.

Nulla di tutto questo inficia il trend di lungo periodo. Le correzioni, anche violente, sono salutari e indispensabili per allontanare gli eccessi speculativi da qualsiasi mercato. L'accelerazione degli ultimi mesi era insostenibile - come detto varie volte nei precedenti aggiornamenti - e l'attuale storno ha il notevole pregio di creare, per il prossimo futuro, nuove occasioni di acquisto a prezzi estremamente convenienti: l'argento è più sottovalutato dell'oro ed è probabile che i prezzi di oggi verrano visti nel giro di qualche anno come addirittura insensati.
Se l'obiettivo è quello di porre almeno una parte dei propri risparmi al riparo dall'inflazione monetaria che sta erodendo il potere d'acquisto del nostro denaro, il metallo bianco è oggi un ottimo affare a patto che si sia disposti a tenerlo per qualche anno senza lasciarsi impressionare dalla volatilità di breve periodo.



Settimana di prevedibile incertezza sul mercato delle valute dopo la violentissima reazione del dollaro all'ancor più tragica caduta degli ultimi mesi. Il biglietto verde rimane incerto proprio in corrispondenza della forte resistenza posta intorni ad 86 anche se è probabile che la reazione abbia ancora strada da fare e che il mercato estivo poco liquido aiuti i tanti fans del dollaro "forte". 89 rimane, fino a prova contraria, l'obiettivo massimo per questo controtrend. Solo il superamento - e la tenuta - sopra i 91 ci costringerebbero a cambiare opinione ed ammettere l'errore di valutazione

L'euro si muove come sempre in modo speculare mentre lo yen, che ha anticipato la correzione sia nei tempi che nell'intensità in soccorso del verde bigliettone, pare abbia lasciato apposta sul grafico tanti GAP in salita: non sarebbe una sorpresa se ora volesse correre a chiudere anche quello intorno ad 86... da lì in avanti però, la strada agognata per nuovi minimi si farà davvero dura nonostante la grande volontà della BOJ.







IL GRAFICO DELLA SETTIMANA

Questa settimana il grafico è dedicato al confronto fra oro, dow jones e Treasury Note USA a 5 anni. Per entrambi questi classici dell'investimento cartaceo viene rappresentata la performance assoluta in dollari e quella relativa al metallo giallo negli ultimi tre anni. Nonostante la recente, scontata e violenta correzione di tutto il settore materie prime, le ratio x/gold dipingono un quadro che di certo sorprenderebbe mario rossi o john smith: non ci sono dubbi che nell'ultimo triennio chi ha parcheggiato i propri risparmi in questi campioni della cartaccia anziché in oro ha fatto una pessima scelta.
In particolare, i detentori di Treasury Note hanno perso il 10% del valore nominale in cambio del 3.169 % di interessi annuali (la media dell'interest yield offerto dai T-notes nelle 7 emissioni del 2003) e addirittura il 50% del proprio capitale in termini reali, cioè contro l'oro. Il motto che campeggia sul sito del Bureau of the Public Debt americano a questo punto sembra, nel migliore dei casi, una presa in giro: "Treasury bills, Treasury notes, Treasury bonds, and TIPS provide steady income along with convenience, flexibility, and uncommon safety".
Contenti loro.





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