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WEEKLY
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Per investire con successo, la scelta dei tempi è fondamentale anche in un settore in crescita. |
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20 GENNAIO 2006 |
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Anche questa settimana l'argento ha faticato più dell'oro, chiudendo comunque sopra gli 8.75 ed il supporto dinamico che l'ha sostenuto negli ultimi mesi: l'avvicinarsi della zona a due cifre e la corsa sostenuta da settembre si fanno di certo sentire. La distanza fra la quotazione attuale e le medie mobili, evidenziata in rosso, sconsiglia anche in questo caso il posizionamento a fini di investimento: chi non ha nervi saldi e capacità di resistere a violente correzioni dovrebbe aver già chiuso eventuali long sulle silver stocks mentre è difficile immaginare il metallo di nuovo sotto la zona compresa fra 8 e 7.50. |
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Seconda settimana per il dollaro a macinare sotto il supporto rotto ad inizio anno, senza riuscire a recuperarlo, nemmeno intraday. Dopo le divergenze negative segnalate sia dall'RSI e sia dall'MACD durante la salita da luglio a dicembre e lo sfondamento di zona 90, inizia ad essere più verosimile l'ipotesi che sia finita la reazione al trend ribassista iniziato nel 2002 e che il dollar index sia pronto a riprendere la discesa interrotta a fine 2004: motivi per farlo ce ne sono in abbondanza |
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In modo speculare, l'euro indugia intorno alla rottura della resistenza sotto cui ha penato per tutto il 2005. Nonostante che non sia stato il migliore fra le valute di cartaccia che si contendono l'attenzione degli investitori internazionali (è stato superato ad esempio dal franco svizzero) è per ora riuscito a conservare intatta zona 120. Nel frattempo, mentre le tensioni per il pericolo dell'armamento nucleare iraniano occupano sempre più spazio sui mass media, il marzo 2006 e la fantomatica borsa di Teheran per quotare il proprio petrolio in euro si avvicinano sempre più. |
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Ancora in pausa di riflessione in prossimità della resistenza fra 88 e 89, lo yen questa settimana ha rispolverato alcune care abitudini, venendo in soccorso del dollarone proprio nelle ultime ore della sessione di venerdì, quando il biglietto verde ha perso contro tutti i principali antagonisti ma non contro l'inflazionata moneta del sol levante: forse i tempi sono maturi per tornare a svolgere il ruolo di fedele alleato e, fra l'altro, difendere le proprie esportazioni e la montagna di cartaccia USA accumulata nei forzieri del BOJ. |
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IL GRAFICO DELLA SETTIMANA |
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