Per investire con successo, la scelta dei tempi è fondamentale anche in un settore in crescita.
Comprare nel momento sbagliato può significare infatti entrare in un mercato ipercomprato, giunto in prossimità dei massimi relativi dai quali, inevitabilmente, dovrà ritracciare per compensare gli eccessi tipici delle fasi estreme, nel perenne movimento non lineare dei mercati.
In questa pagina vengono aggiornati ogni fine settimana i grafici degli ultimi 12 mesi di oro, argento, dollaro, euro e yen per confrontare l'andamento delle due materie prime selezionate dall'uomo, nei secoli, come moneta per eccellenza, rispetto alle più importanti monetine fiduciarie di oggi. L'ultimo grafico invece è dedicato ogni settimana ad un mercato diverso, ritenuto particolarmente interessante o significativo.

20 GENNAIO 2006

Prima settimana negativa dopo tre consecutive di guadagni e possibile top in atto per l'oro, dopo le difficoltà ad estendere oltre la salita. La divergenza negativa (linee azzurre) sull'RSI di breve periodo, ancora non confermata dall'MACD, ha anticipato il venir meno della spinta e la possibilità di una correzione. Nonostante l'enfasi posta dai mass media nel parlare di oro ai massimi da 25 anni, è importante sottolineare che siamo ben lontani da fine corsa ma si tratta, nella peggiore delle ipotesi, di un inevitabile picco di breve periodo destinato a riequilibrare gli eccessi del +32% messo a segno dal prezioso metallo da settembre ad oggi.
Può essere prudente alleggerire le posizioni in gold stocks ma non quelle in metallo fisico: anche a livello stagionale ci sarà tempo per ricostruire i long sulle azioni delle migliori compagnie minerarie verso maggio. La distanza fra la quotazione e le medie di breve e lungo è tale da sconsigliare al momento l'entrata sul mercato in attesa di un momento più propizio, almeno in un'ottica d'investimento. Se la finalità principale è di tipo assicurativo il discorso cambia: sul lungo periodo, la necessità di proteggere almeno una parte della propria ricchezza dall'eventualità di un serio crack monetario, è di certo meno legata alle tempistiche di breve rispetto ad un investimento.



Anche questa settimana l'argento ha faticato più dell'oro, chiudendo comunque sopra gli 8.75 ed il supporto dinamico che l'ha sostenuto negli ultimi mesi: l'avvicinarsi della zona a due cifre e la corsa sostenuta da settembre si fanno di certo sentire. La distanza fra la quotazione attuale e le medie mobili, evidenziata in rosso, sconsiglia anche in questo caso il posizionamento a fini di investimento: chi non ha nervi saldi e capacità di resistere a violente correzioni dovrebbe aver già chiuso eventuali long sulle silver stocks mentre è difficile immaginare il metallo di nuovo sotto la zona compresa fra 8 e 7.50.



Seconda settimana per il dollaro a macinare sotto il supporto rotto ad inizio anno, senza riuscire a recuperarlo, nemmeno intraday. Dopo le divergenze negative segnalate sia dall'RSI e sia dall'MACD durante la salita da luglio a dicembre e lo sfondamento di zona 90, inizia ad essere più verosimile l'ipotesi che sia finita la reazione al trend ribassista iniziato nel 2002 e che il dollar index sia pronto a riprendere la discesa interrotta a fine 2004: motivi per farlo ce ne sono in abbondanza



In modo speculare, l'euro indugia intorno alla rottura della resistenza sotto cui ha penato per tutto il 2005. Nonostante che non sia stato il migliore fra le valute di cartaccia che si contendono l'attenzione degli investitori internazionali (è stato superato ad esempio dal franco svizzero) è per ora riuscito a conservare intatta zona 120. Nel frattempo, mentre le tensioni per il pericolo dell'armamento nucleare iraniano occupano sempre più spazio sui mass media, il marzo 2006 e la fantomatica borsa di Teheran per quotare il proprio petrolio in euro si avvicinano sempre più.



Ancora in pausa di riflessione in prossimità della resistenza fra 88 e 89, lo yen questa settimana ha rispolverato alcune care abitudini, venendo in soccorso del dollarone proprio nelle ultime ore della sessione di venerdì, quando il biglietto verde ha perso contro tutti i principali antagonisti ma non contro l'inflazionata moneta del sol levante: forse i tempi sono maturi per tornare a svolgere il ruolo di fedele alleato e, fra l'altro, difendere le proprie esportazioni e la montagna di cartaccia USA accumulata nei forzieri del BOJ.



IL GRAFICO DELLA SETTIMANA

Questa settimana il grafico è dedicato al DOW JONES ed allo scivolone da -1.96% con cui venerdì ha chiuso 5 giorni da -2.67%. Nonostante il pessimo outlook però, la mole abnorme di liquidità iniettata nel sistema e la presenza di pesanti interventi sul mercato ogni volta che si avvicina un livello davvero critico, potrebbero permettere all'indice di perdere valore senza mai crollare, come evidenziato nel grafico della scorsa settimana dalla relazione fra l'indice borsistico e l'oro: massima cautela quindi a dare per scontata la caduta del vecchio DJ con posizioni al ribasso!



13 GENNAIO 2005
06 GENNAIO 2005

















































































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