Per investire con successo, la scelta dei tempi è fondamentale anche in un settore in crescita.
Comprare nel momento sbagliato può significare infatti entrare in un mercato ipercomprato, giunto in prossimità dei massimi relativi dai quali, inevitabilmente, dovrà ritracciare per compensare gli eccessi tipici delle fasi estreme, nel perenne movimento non lineare dei mercati.
In questa pagina vengono aggiornati ogni fine settimana i grafici degli ultimi 36 mesi di oro, argento, dollaro, euro e yen per confrontare l'andamento delle due materie prime selezionate dall'uomo, nei secoli, come moneta per eccellenza, rispetto alle più importanti monetine fiduciarie di oggi. L'ultimo grafico invece è dedicato ogni settimana ad un mercato diverso, ritenuto particolarmente interessante o significativo.

20 OTTOBRE 2006

L'oro chiude la settimana in prossimità della resistenza che ne ha contenuto la discesa negli ultimi mesi: vista la delicatezza degli attuali livelli, a breve è probabile che l'incremento della volatilità porti alla rottura infrasettimanale della resistenza senza che questo si traduca nel tanto atteso cambio di direzione bensì nell'ultima bear trap, prima del minimo finale. L'obiettivo continua a rimanere fra 540 e 525 dollari/oncia con un rock bottom a 500, a nostro avviso inviolabile in modo duraturo.

Ancora un pò di pazienza e le ultime speranze degli ottimisti ritardatari verranno spazzate via, creando le condizioni ideali per incrementare le posizioni in essere o costituirne di nuove.

Gli ordini sono già piazzati per le posizioni di breve: ricordiamo, come sempre, che in una prospettiva NON speculativa ma di lungo periodo, ai livelli attuali di prezzo l'oro e' un ottimo affare.

Questo mercato rimane ancora elitario ed esclusivo, non c'è traccia di quella mania popolare che è l'ingrediente necessario e finale - se la storia insegna - per concludere al meglio la ricetta e permettere ai pochi di scaricare sui molti un bene ormai selvaggiamente sopravvalutato. D'altro canto, nonostante l'enfasi posta dai mass media nel parlare di oro ai massimi da 25 anni, siamo ben lontani da fine corsa. I 730 $ del 1980 (il "record" tanto celebrato dai media) equivalgono oggi, secondo stime MOLTO prudenziali, a più di 1.700: rispetto a 25 anni fa, l'oro oggi non vale nemmeno la metà.



L'argento rimane più distante dalla resistenza dinamica, conservando quindi maggior spazio di manovra prima di entrare in territori turbolenti. La ratio silver/gold lascia però intravedere possibili problemi a breve termine e l'eventuale declino rapido dell'oro sarebbe in grado di causare elevati volumi di vendita sul metallo bianco.

Anche in questo caso ribadiamo che quanto detto è riferito solo a chi specula con un orizzonte temporale fra i 6 ed i 18 mesi. Sul lungo periodo l'argento è ancora più sottovalutato dell'oro ed è quindi un ottimo e solido asset per porre almeno una parte dei propri risparmi al riparo dall'inflazione monetaria che sta erodendo il potere d'acquisto del nostro denaro.
La bull run del metallo bianco non si sta svolgendo solo contro le inflazionate monetine cartacee dei nostri giorni ma contro sfidanti ben più tangibili ed in forma come lo stesso oro.



La resistenza statica fra 87 e 88 più volte evidenziata s'è confermata un osso duro e il dollaro chiude la settimana con un forte arretramento. Occore computare anche questo nella valutazione del movimento dei metalli, visto che il loro prezzo è misurato in dollari: il guadagno di oro ed argento nell'ultima settimana è stato quindi in buona parte sostenuto dalla debolezza del biglietto verde piuttosto che dalla loro forza intrinseca, denunciando una certa fragilità proprio in corrispondenza di delicati livelli di prezzo.

Euro e yen in ripresa: il primo come semplice alter ego della moneta di riserva planetaria, il secondo come suo migliore alleato, ormai giunto in territori oltre i quali, pur con tutta la tenacia nipponica, è sempre più difficile andare. Lo yen quindi s'è dimostrato in recupero contro tutte le valute, l'euro solo contro il dollaro.







IL GRAFICO DELLA SETTIMANA

Questa settimana il grafico è dedicato al NYSE ed al relativo indicatore di sentimento di cui è rappresentato anche l'RSI a 36 giorni che, com'è facile osservare, s'è rivelato un ottimo indicatore.

A parte l'accuratezza dell'RSI nell'identificare con un ottimo margine di accuratezza i minimi ed i massimi del sentimento rialzista sul NYSE, il grafico mette in evidenza come la convinzione dei partecipanti stia costantemente scemando, intrappolata in un ampio canale discendente da ormai tre anni.
Inoltre, è chiara la relazione fra i minimi borsistici e quelli nell'entusiasmo degli operatori: momenti tutto sommato rari (4 volte in tre anni) in cui però si sono create le migliori occasioni di acquisto.

L'umore degli operatori alla borsa di New York è quindi in un momento cruciale proprio in corrispondenza di un doppio massimo di notevole importanza: riuscirà a cambiare rotta dopo tre anni di discesa?



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