Per investire con successo, la scelta dei tempi è fondamentale anche in un settore in crescita.
Comprare nel momento sbagliato può significare infatti entrare in un mercato ipercomprato, giunto in prossimità dei massimi relativi dai quali, inevitabilmente, dovrà ritracciare per compensare gli eccessi tipici delle fasi estreme, nel perenne movimento non lineare dei mercati.
In questa pagina vengono aggiornati ogni fine settimana i grafici degli ultimi 36 mesi di oro, argento, dollaro, euro e yen per confrontare l'andamento delle due materie prime selezionate dall'uomo, nei secoli, come moneta per eccellenza, rispetto alle più importanti monetine fiduciarie di oggi. L'ultimo grafico invece è dedicato ogni settimana ad un mercato diverso, ritenuto particolarmente interessante o significativo.

Charts courtesy of StockCharts.com

10 NOVEMBRE 2006

Dopo la forza della scorsa settimana, l'oro chiude l'ultima sessione dove l'ha aperta, con grande incertezza. Il momento è cruciale, sia sul mercato dei metalli che in quello delle valute, tutte nei pressi di importanti supporti o resistenze, e le prossime sedute saranno fondamentali per le sorti a breve termine dei movimenti in atto.

La rottura della resistenza ha di certo aumentato l'ottimismo degli operatori che, dopo mesi di discesa delle quotazioni e di consolidamento orizzontale sono di nuovo pronti a scommettere sull'imminente salita. Le più deboli fra le mani deboli hanno ormai mollato la presa, di sicuro in perdita dopo aver comprato - come d'abitudine - al massimo dell'ipercomprato e aver incassato un -20% in un paio di mesi: le condizioni sono quindi propizie per un nuovo trend a salire.

Nonostante questo, continuiamo ad aspettare a breve quotazioni più vantaggiose nell'area più volte evidenziata per il buy, fra 540 e 525. Alcuni dati lasciano intendere che quella in atto possa essere l'ultima trappola per i più resistenti fra gli ultimi arrivati e che, prima di nuovi massimi, i metalli preziosi possano spingersi verso nuovi minimi.

A questo punto però, per correttezza, è necessario mettere in conto che questa analisi sia condizionata dalla speranza - così deleteria sui mercati - di non aver perso per troppa ingordigia livelli d'acquisto che non si ripresenteranno più nei prossimi anni e che gli ordini di acquisto aperti più in basso non rimangano inevasi per pochi dollari.

Mancare un apertura perché il proprio ordine è il 3.5% più in basso del minimo raggiunto e poi magari assistere ad un salita vertiginosa è una prova dura ma molto comune fra chi si occupa quotidianamente di mercati. Meno comune è resistere fino alla successiva debolezza, distante magari mesi e mesi.

Come sempre riabadiamo però che questa minuziosa ricerca dei punti precisi di entrata ed uscita migliori ha senso solo se riferita al breve periodo: in una prospettiva NON speculativa ma di lungo periodo, ai livelli attuali di prezzo l'oro e' un ottimo affare.

Questo mercato rimane ancora elitario ed esclusivo, non c'è traccia di quella mania popolare che è l'ingrediente necessario e finale - se la storia insegna - per concludere al meglio la ricetta e permettere ai pochi di scaricare sui molti un bene ormai selvaggiamente sopravvalutato. D'altro canto, nonostante l'enfasi posta dai mass media nel parlare di oro ai massimi da 25 anni, siamo ben lontani da fine corsa. I 730 $ del 1980 (il "record" tanto celebrato dai media) equivalgono oggi, secondo stime MOLTO prudenziali, a più di 1.700: rispetto a 25 anni fa, l'oro oggi non vale nemmeno la metà.



Argento più forte dell'oro questa settimana a supportare la tesi che il rally attuale non sia effimero ma destinato a durare sino a nuovi massimi.

Altri elementi lasciano intendere il contrario (mercato FX, indici di borsa settoriali...): si conferma invece ancora una volta che il metallo bianco corre la sua bull run non solo contro le monetine di carta ma contro l'oro stesso.Anche in questo caso aspettiamo a breve occasioni d'acquisto migliori benché, sul lungo periodo, l'argento sia ancora più sottovalutato del metallo giallo e sia quindi un ottimo e solido asset per porre almeno una parte dei propri risparmi al riparo dall'inflazione monetaria che sta erodendo il potere d'acquisto del nostro denaro.



Il dollaro ferma la sua caduta proprio in corrispondenza del supporto: l'ultimo mese è stato molto duro per la valuta di riserva e questo è uno degli elementi che ci fanno dubitare della solidità del rally in atto nei metalli preziosi.

Le quotazioni ufficiali - quelle a cui ci si riferisce anche su questo sito - sono infatti in dollari: è evidente che la vera forza di oro, argento o petrolio si manifesti al meglio in coincidenza della FORZA dell'unità di misura e non in occasione della sua debolezza.
Se ciò che è accaduto nelle ultime settimane si fosse verificato con un dollaro stabile o ancor meglio in gudagno, gli sviluppi per i metalli preziosi sarebbero stati ben più degni di nota. Al contrario invece, essi hanno approfittato della debolezza del biglietto verde lasciando alcuni dubbi sulla reale solidità dei loro guadagni.

Ottima settimana per l'euro benché chiusa proprio in corrispondenza della resistenza dinamica che ormai da mesi riesce a contenerne la salita: l'1.30 contro il dollaro è proprio lì, nuovi massimi sono a portata di mano e anche verso le altre valute - e non solo contro la debolezza del principale sfidante - la valuta europea ha chiuso bene la sessione. Il difficile viene ora ed i massimi di fine 2004 rimangono a vegliare, minacciosi.

Qualcuno alla BOJ dev'essere stato ripreso in modo brutale per la recente forza dello Yen ma la valuta nipponica ha già compiuto un miracolo da maggio a questa parte ed ora è sempre più difficile aiutare il dollaro. Una buona tattica è quella di rimanere stabile mentre il dollaro scende, così da prendere respiro, portare le altre valute in ipercomprato sia contro il biglietto verde sia contro lo Yen e sferrare poi un attacco congiunto nel momento più propizio: vedremo tra non molto se verrà utilizzata anche questa volta.







IL GRAFICO DELLA SETTIMANA

Questa settimana il grafico è dedicato al Dollar Index, Daily, dal 1983 ad oggi.

Su un intervallo temporale così lungo, gli indicatori hanno la possibilità di essere tarati in modo non convenzionale ed acquisire un valore di gran lunga superiore rispetto ai soliti settaggi.
Un MACD daily di lungo periodo 270,450 è del tutto insensibile al rumore di breve e riesce a porre in evidenza trend pluriennali che nella classica impostazione 12,26 sono impossibili da rilevare.

Settare un MACD daily di "breve" 60,240 - porre cioè a confronto l'andamento dell'indice negli ultimi 60 gg rispetto ai precedenti 240 - e forzare la sfasatura del segnale fino a 300 (contro i 9 del settaggio standard) permette poi di dettagliare - al prezzo, è ovvio, di un maggior rumore - le indicazioni sui trend secolari estrapolate dall' MACD di lungo.

L'analisi di un periodo di tempo così ampio mette in evidenza alcuni dati importanti.

1. La repentina caduta, o meglio, il crollo del dollaro fra il 1985 ed il 1988: in soli tre anni ha perso il 50%, cifra astronomica per una valuta - a maggior ragione per quella di riserva mondiale - e prezioso precedente per parametrare i movimenti attuali e quelli futuri.

2. La turbolenza successiva a questa immane svalutazione competitiva è coincisa con il crollo del muro di Berlino (a cui è verosimile abbia contribuito: è cruciale realizzare infatti che i prezzi dei beni importati per gli americani sono raddoppiati in quel breve lasso di tempo così come i beni da essi esportati hanno goduto di uno sconto del 50%, da saldo di fine stagione).
Parallelamente alla scomparsa quasi surreale del maggior sfidante allo strapotere USA, alla fine di decenni di tensione internazionale ed alla conseguente impennata dei consumi, dall'ipervenduto eccezionale del 1988 il dollaro ha iniziato a rallentare la discesa fino a stabilizzarsi in uno "stretto" range fra 80 e 100.

3. Dopo anni di dollaro debole a facilitare le esportazioni e continua creazione di liquidità a pompare i consumi, nel 1995, in coincidenza con l'avvio della mania borsistica che culminerà in modo brutale nel 2000, il biglietto verde inverte la rotta per quello che, dal punto di vista tecnico, è un trend secondario di media potenza, fallito millimetricamente al ritracciamento del 50% della precedente discesa.

4. L'afflusso di capitali esteri ansiosi di partecipare all'invincibile salita del mercato azionario a stelle e strisce si ridimensiona bruscamente nel 2000. Nel 2001, 11 settembre, gli investitori internazionali capiscono che forse gli Stati Uniti non sono il luogo ideale in cui custodire i propri soldini: la spregiudicatezza della politica monetaria e di quella estera fanno poi il resto. Il dollaro riprende la sua discesa.

5. Da 121 a circa 80 (-33%) in tre anni e mezzo, l'ultimo crollo non è nemmeno paragonabile a quello degli anni 80... ma ci sono dei ma.
- Nel 1985 il dollaro era selvaggiamente ipercomprato e la caduta dai piani alti è più fragorosa che dal piano terreno.
- Nel 2002 è stato violato un supporto più che decennale su entrambi gli MACD ed oggi siamo in fase di test - da sotto - su quello di lungo. Il test su quello di breve è già fallito ai primi del 2006.
-Nel 2005 il dollaro s'è fermato proprio in corrispondenza del fatidico livello di 80, mai violato in modo duraturo, e quindi non ha fatto altro che indugiare in prossimità di un supporto solidissimo: ovvio.
- il controtrend dell'ultima discesa, iniziato nel 2005, è stato così asfittico da non raggiungere nemmeno il primo ritracciamento a 38.2%... un segnale di enorme debolezza.
- In tutto il periodo analizzato in questo grafico, materie prime e metalli preziosi hanno attraversato un bear market sanguinario che ha di certo facilitato la moneta di riserva: l'attuale toro non sarà così carino.

Oggi siamo su un supporto a breve e sotto una resistenza a lungo. Uno è il trend secolare, discendente, l'altro quello secondario, in salita ma ad un punto critico.

Allacciate le cinture di sicurezza.

P.s.: Utilizzare un grafico ventennale per fare daytrading è un ottimo sistema per perdere tutti i propri soldi in brevissimo tempo.



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