Per investire con successo, la scelta dei tempi è fondamentale anche in un settore in crescita.
Comprare nel momento sbagliato può significare infatti entrare in un mercato ipercomprato, giunto in prossimità dei massimi relativi dai quali, inevitabilmente, dovrà ritracciare per compensare gli eccessi tipici delle fasi estreme, nel perenne movimento non lineare dei mercati.
In questa pagina vengono aggiornati ogni fine settimana i grafici degli ultimi 36 mesi di oro, argento, dollaro, euro e yen per confrontare l'andamento delle due materie prime selezionate dall'uomo, nei secoli, come moneta per eccellenza, rispetto alle più importanti monetine fiduciarie di oggi. L'ultimo grafico invece è dedicato ogni settimana ad un mercato diverso, ritenuto particolarmente interessante o significativo.

Da questa settimana vengono introdotti alcuni importanti cambiamenti nelle rappresentazioni grafiche. Per un analisi più completa, l'andamento di argento, dollaro, euro e yen incorporerà anche la relativa ratio contro l'oro, così da misurare la dinamica reale dei movimenti in questione. L'oro verrà invece affiancato dalla sua ratio contro il petrolio, la materia prima più importante per la nostra società.
I settaggi degli indicatori di breve e lungo periodo hanno subito alcuni piccoli ritocchi.

01 dicembre 2006

Anche questa settimana il metallo giallo non riesce a sfruttare la debolezza del dollaro e rimane a combattere penosamente con i ritracciamenti della discesa di maggio. La stessa ratio gold/wtic, giunta all'importante resistenza fra 10.50 e 11, ha arrestato la propria marcia e potrebbe essere sul punto di invertirla, dopo più di un anno di salita.

Evidenziata la debolezza relativa dell'oro, occorre però sottolineare che ormai l'MACD di lungo periodo è giunto a dare un segnale d'entrata da non trascurare, vista la particolare lentezza di tale indicatore. A meno che il crollo del dollaro non si arresti a breve per trasformarsi in una vigorosa salita, l'oro proseguirà, magari con poca convinzione, la strada già intrapresa dall'argento verso nuovi massimi.

A breve quindi ci sono ancora esili spazi per sperare che gli ordini d'acquisto lasciati un centinaio di dollari più in basso vengano raggiunti nelle prossime settimane benché ormai, per tale eventualità, sia paradossalmente necessario l'aiuto del dollaro.

Ricordiamo come sempre, che in un'ottica NON speculativa ma di lungo periodo, l'oro rimane un ottimo affare.
Per ora questo mercato è ancora elitario ed esclusivo, non c'è traccia di quella mania popolare che è l'ingrediente necessario e finale - se la storia insegna - per concludere al meglio la ricetta e permettere ai pochi di scaricare sui molti un bene ormai selvaggiamente sopravvalutato. D'altro canto, nonostante l'enfasi posta dai mass media nel parlare di oro ai massimi da 25 anni, siamo ben lontani da fine corsa. I 730 $ del 1980 (il "record" tanto celebrato dai media) equivalgono oggi, secondo stime MOLTO prudenziali, a più di 1.700: rispetto a 25 anni fa, l'oro oggi non vale nemmeno la metà.



Ottima invece la settimana dell'argento che conferma ancora una volta i migliori fondamentali rispetto all'oro. Con un gudagno di oltre il 7% rispetto alla sessione precedente, il metallo bianco ha violato con forza i massimi di settembre e s'è portato a ridosso di quelli di maggio, poco sopra 15.

Ancor più notevole la dinamica sulla ratio silver/gold: misurato in Moneta Reale, l'argento ha raggiunto nuovi massimi. Le implicazioni a breve e lungo termine non possono essere sottovalutate: a prezzo della notevole volatilità imputabile alla ristrezza del proprio mercato, l'argento sarà capace di regalare fortune agli investitori abbastanza accorti da comprarlo al momento giusto, senza lasciarsi intimorire dalle forti variazioni di prezzo di breve periodo.

In base al nostro modo tipico di operare, per la posizione speculativa sull'argento è ormai tardi. La ricerca di punti di entrata troppo vantaggiosi ci ha lasciato fuori dall'ultima potente progressione che, dai 10.50 di dei primi di agosto, ha portato il metallo bianco a sfiorare guadagni del 35% alla chiusura dell'ultima sessione.

Rimane per fortuna la consolazione degli ottimi ritorni sulle posizioni di lungo periodo che, dopo la violenta correzione di maggio, sono già intorno ai massimi precedenti. Per pensare a prendere profitti mancano ancora una decina di anni.

A questi livelli quindi - in un'ottica speculativa - è ormai troppo tardi per aprire nuove posizioni. In una prospettiva di lungo periodo invece, il metallo bianco è ancora più sottovalutato dell'oro e rappresenta oggi un ottimo veicolo per porre almeno una parte dei propri risparmi al riparo dall'inflazione monetaria che ne sta erodendo il potere d'acquisto.



Un'altra durissima settimana per il dollaro che polverizza i minimi di maggio e frana veloce verso la fatidica soglia fra 80 e 81. Abbondano ovunque previsioni sull'imminente disfatta del biglietto verde ma attenzione: l'ultimo momento buono per vendere dollari risale ai primi di ottobre, quando il dollar index arrancava con fatica subito a ridosso delle possenti resistenze fra 87 ed 88 (più volte evidenziate in queste righe).
Ora, per i nostri gusti, è già troppo tardi e, sebbene non ci sia dubbio che il ruolo del dollaro sia destinato a ridimensionarsi sul lungo periodo, è certo che al livello fra 80 ed 81 si scateneranno reazioni tali da far mollare la presa a qualunque pesce piccolo ed anche ad alcuni di quelli grossi, come accaduto per il gas naturale a settembre.

Da notare la divergenza positiva fra la ratio dollaro/oro e il dollar index: benché la recente debolezza del metallo giallo non sia una prova della poca credibilità della discesa della valuta statunitense, è di certo un elemento che deve far riflettere.

Euro grande protagonista sul mercato delle valute, battuto solamente dalla sterlina che ha ormai infranto i massimi di fine 2004. Come ribadito in varie occasioni, il lungo e stretto trading range ha anticpato una mossa potente e direzionale che ha di sicuro spiazzato i molti che si erano ormai abituati all'ampiezza dei recenti movimenti.

Il rosso di molti starà alimentando i gudagni dei soliti noti. I più bravi e resistenti saranno in posizione da un anno, gli speculatori con un orizzonte temporale più stretto saranno entrati ai primi di ottobre, i polli aspetteranno l'eventuale - a nostro avviso verosimile - rottura dei massimi per convincersi del crollo del dollaro... giusto in tempo per fornire gli acquirenti ai due gruppi precedenti, ormai pronti a vendere.

Il target fra 135 e 136, fra l'altro, duplica perfettamente l'ampiezza del trading range degli ultimi mesi: qualunque sia l'esito della sfida ai massimi del 2004, ne vedremo delle belle.

Lo yen rimane indietro e rallenta il più possibile la propria corsa contro il dollaro, portandosi in fortissimo ipervenduto contro tutte le altre valute. E' sempre più verosimile l'ipotesi che la prossima valuta - cartacea - da comprare possa essere proprio lo yen.







IL GRAFICO DELLA SETTIMANA

Questa settimana il grafico è dedicato al petrolio ed allo XOI, l'indice che raccoglie le aziende petrolifere americane. Nell'aggiornamento del 22 settembre ed in alcuni di quelli successivi avevamo evidenziato come le condizioni fossero propizie per acquistare petrolio ed azioni di compagnie ad esso collegate. L'ipervenduto che non si è materializzato per l'oro, lasciando i nostri ordini d'acquisto inevasi, dominava invece il settore degli idrocarburi, permettendoci di entrare ad ottime condizioni proprio quando la maggior parte degli operatori voleva uscirne. L'oro nero a 60 $ ha reso possibili quotazioni del tutto insperate sino a poche settimane prima.

Dopo un paio di mesi di pazienza torniamo sul luogo del delitto per vedere come procedono le cose.

Il primo grafico rappresenta il WTIC e la sua ratio rispetto all'oro. Con un guadagno del 7.07 % il petrolio sembra aver abbandonato la congestione che l'ha intrappolato per due mesi. Tale reazione trova conferma nella ratio WTIC/GOLD che ha rimbalzato in prossimità di un supporto ben definito attorno a zona 0.094: come evidenziato dalle frecce rosse, tale livello è stato confermato a marzo 2004 come resistenza ed a giugno e novembre dello stesso anno come supporto. Il rapporto di forza fra la Moneta e la Materia Prima per eccellenza è quindi ad un punto cruciale: dopo più di un anno di gudagno relativo della prima rispetto alla seconda potremmo essere ad un punto di svolta.

E' facile osservare inoltre che l'andamento del petrolio ha raggiunto un picco di forza nell'agosto 2005 a seguito della devastazione dell'uragano Katrina (chissà quanti hanno comprato proprio a seguito di quel disastro, certi che le quotazioni non potessero far altro che salire). Da quella data, il deterioramento della ratio ha solo anticipato il rallentamento nella salita dell'oro nero, evidenziando, con maggior chiarezza rispetto alla quotazione in dollari, la debolezza relativa della Materia Prima rispetto alla Moneta.

Mentre sino all'agosto 2005 i nuovi massimi fra la ratio e l'indice erano perfettamente sincronizzati (segno evidente di forza assoluta del petrolio) da quella data in avanti si sono create continue divergenze negative, confermate dal crollo della ratio.

Ora crediamo che tale processo sia prossimo ad invertirsi ed anche per questo abbiamo già completato da un paio di mesi il nostro portafoglio "idrocarburi" mentre rimane a secco di nuove posizioni quello "metalli preziosi": se anche l'oro dovesse salire contro il dollaro ci aspettiamo che perda contro il petrolio o il gas naturale.

Infine una zoomata sullo XOI, l'indice azionario che maggiormente risente dell'andamento del petrolio.
La chisura dell'ultima settimana è stata la migliore di SEMPRE. Il livello di acquisto perfetto. Le prospettive ancora positive ci inducono a non chiudere le posizioni per prendere profitto: l'indice ha continuato a salire durante il consolidamento del petrolio, suo driver principale. Questo non è un comportamento da mani deboli ma qualcosa di più vicino alle modalità operative di quelle forti: è verosimile che sia stata fatta incetta di azioni petrolifere in saldo e che lo XOI si prepari a nuovi massimi assoluti.





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