Per investire con successo, la scelta dei tempi è fondamentale anche in un settore in crescita.
Comprare nel momento sbagliato può significare infatti entrare in un mercato ipercomprato, giunto in prossimità dei massimi relativi dai quali, inevitabilmente, dovrà ritracciare per compensare gli eccessi tipici delle fasi estreme, nel perenne movimento non lineare dei mercati.
In questa pagina vengono aggiornati ogni fine settimana i grafici degli ultimi 36 mesi di oro, argento, dollaro, euro e yen per confrontare l'andamento delle due materie prime selezionate dall'uomo, nei secoli, come moneta per eccellenza, rispetto alle più importanti monetine fiduciarie di oggi. L'ultimo grafico invece è dedicato ogni settimana ad un mercato diverso, ritenuto particolarmente interessante o significativo.

08 dicembre 2006

Come anticipato nelle scorse settimane, la forza recente dell'oro era da ricondurre più alla debolezza del dollaro che non all'effettivo vigore del metallo: al primo accenno di reazione del biglietto verde l'oro ha chiuso la sessione con un - 3%, riportandosi a ridosso di importanti zone di supporto. La ratio gold/wtic, per la prima volta da agosto, segna minimi decrescenti, benché sia presto per trarne indicazioni attendibili.

Rimangono quindi, a livello speculativo, esili spazi per sperare in quotazioni più favorevoli per aprire nuove posizioni al rialzo di breve periodo benché ormai, per tale eventualità, sia necessario l'aiuto del dollaro.

Ricordiamo come sempre però, che in un'ottica NON speculativa ma di lungo periodo, l'oro rimane un ottimo affare.
Per ora questo mercato è ancora elitario ed esclusivo, non c'è traccia di quella mania popolare che è l'ingrediente necessario e finale - se la storia insegna - per concludere al meglio la ricetta e permettere ai pochi di scaricare sui molti un bene ormai selvaggiamente sopravvalutato. D'altro canto, nonostante l'enfasi posta dai mass media nel parlare di oro ai massimi da 25 anni, siamo ben lontani da fine corsa. I 730 $ del 1980 (il "record" tanto celebrato dai media) equivalgono oggi, secondo stime MOLTO prudenziali, a più di 1.700: rispetto a 25 anni fa, l'oro oggi non vale nemmeno la metà.



Anche questa settimana l'argento si comporta meglio del più blasonato cugino, contenendo le perdite ad un -2% (meno di un terzo dei guadagni della sessione precedente) e rimamendo saldamente a ridosso dei massimi di maggio.

Per i nostri gusti, è ormai tardi per aprire nuove posizioni speculative sull'argento. La ricerca di punti di entrata troppo ambiziosi ci ha lasciato fuori dall'ultima potente progressione che, dai 10.50 dei primi di agosto, ha portato il metallo bianco a sfiorare guadagni del 35% alle recenti chiusure.

A questi livelli quindi - in un'ottica speculativa - è ormai troppo tardi per aprire nuove posizioni. In una prospettiva di lungo periodo invece, il metallo bianco è ancora più sottovalutato dell'oro e rappresenta oggi un ottimo veicolo per porre almeno una parte dei propri risparmi al riparo dall'inflazione monetaria che ne sta erodendo il potere d'acquisto.



Il dollaro reagisce con forza, benché solo nelle ultime ore di venerdì e grazie all'aiuto dello yen: non proprio un segnale di vigore genuino. La situazione rimane molto delicata e le divergenze positive evidenziate la scorsa settimana rivelano una certa ambiguità nell'attuale discesa della valuta statunitense.

E' necessario ricordare che il mercato delle valute è molto diverso da quello delle materie prime dove le dinamiche di domanda ed offerta seguono criteri fisici ben definiti: una carenza di rame, petrolio o argento può essere colmata solo dopo investimenti molto lunghi ed onerosi. Il tasso di cambio fra euro, dollaro e yen (i protagonisti) è qualcosa di politico, non soggetto alle normali forze di domanda ed offerta nella loro classica accezione e riguarda bene riproducibili all'infinito dalle Banche Centrali, senza il minimo sforzo.

Mentre un'improvvisa impennata nella domanda o nell'offerta di alluminio non potrebbe far altro che tramutarsi a breve in un'altrettanto violenta variazione del suo prezzo, l'offerta di dollari, euro o yen può essere pilotata in tempo quasi reale, manovrando variabili essenziali quali l'ammontare di liquidità in circolazione o il tasso di interesse. Immaginare che il dollaro possa seguire dinamiche come quelle del rame ad esempio, ha senso solo se si mette in conto un cataclisma finanziario tale da distruggere tutte le maggiori economie del pianeta, non solo quella statunitense.

Le forze che vogliono governare con gradualità il passaggio di consegne - verosimile - dal dollaro ad altre monete di riserva globali, sono così ben armate da rendere estremamente rischiosa la scomessa sulla rapida fine del biglietto verde: nessuno può permettersi che esso si svaluti in modo violento e repentino.







IL GRAFICO DELLA SETTIMANA

Questa settimana il grafico è dedicato alla ratio XOI/HUI per analizzare l'andamento relativo dei due importanti indici borsistici americani.

Lo XOI comprende i produttori di petrolio mentre l'HUI le aziende minerarie, in particolare quelle che non fanno ricorso, se non in minima parte, al mercato dei derivati per vendere la propria produzione futura, rimanendo così totalmente esposte, al rialzo ed al ribasso, alle fluttuazioni del prezzo dei metalli preziosi.

Il grafico prende in considerazione gli ultimi dieci anni e si riferisce quindi anche ad un periodo in cui la bull run delle commodities non era ancora iniziata.

Dal 1997 al 2001 la ratio è salita da circa 2 sino ad un massimo di 14.5 evidenziando come le aziende petrolifere abbiano anticipato quelle aurifere al rialzo ed abbiamo garantito per quattro anni ritorni di gran lunga superiori.

Dal picco di fine 2000, la forza relativa dello XOI rispetto all'HUI non ha fatto altro che diminuire sino a ripercorrere tutta la strada a ritroso per rimbalzare proprio in corrispondenza del fatidico livello di 2, da cui era partita. La notevole divergenza positiva marcata sugli indicatori ha anticipato il rinnovato vigore delle aziende petrolifere, dopo tre anni di debolezza rispetto alle aurifere ed ora la ratio si trova in una posizione delicata, con gli indicatori che sembrano lasciar presagire un nuovo rialzo.

Anche per questo il nostro portafoglio di società vicine al gas naturale ed al petrolio è già completato da un paio di mesi mentre quello di aziende minerarie langue vuoto, in attesa di occasioni migliori.



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