Per investire con successo, la scelta dei tempi è fondamentale anche in un settore in crescita.
Comprare nel momento sbagliato può significare infatti entrare in un mercato ipercomprato, giunto in prossimità dei massimi relativi dai quali, inevitabilmente, dovrà ritracciare per compensare gli eccessi tipici delle fasi estreme, nel perenne movimento non lineare dei mercati.
In questa pagina vengono aggiornati ogni fine settimana i grafici degli ultimi 12 mesi di oro, argento, dollaro, euro e yen per confrontare l'andamento delle due materie prime selezionate dall'uomo, nei secoli, come moneta per eccellenza, rispetto alle più importanti monetine fiduciarie di oggi. L'ultimo grafico invece è dedicato ogni settimana ad un mercato diverso, ritenuto particolarmente interessante o significativo.

3 FEBBRAIO 2006

Nessuna grande novità questa settimana. Prosegue il consolidamento per l'oro che, dopo aver guidato la salita per tutto il mese, non riesce ad approfittare della forza notevole dell'argento.
L'RSI di breve periodo giace ancora al di sotto della trendline ribassista che evidenzia la divergenza negativa, ancora non confermata dall'MACD, con l'andamento del metallo.
Nonostante l'enfasi posta dai mass media nel parlare di oro ai massimi da 25 anni, è importante sottolineare che siamo ben lontani da fine corsa ma si tratta, nella peggiore delle ipotesi, di un inevitabile correzione di breve periodo destinato a riequilibrare il +32% messo a segno dal prezioso metallo da settembre ad oggi.
In un'ottica d'investimento, la distanza fra la quotazione e le medie di breve e lungo è tale, comunque, da sconsigliare al momento l'entrata sul mercato in attesa di un momento più propizio. Se invece la finalità principale è di tipo assicurativo il discorso cambia: sul lungo periodo, la necessità di proteggere almeno una parte della propria ricchezza dall'eventualità di un serio crack monetario, è di certo meno legata alle tempistiche di breve rispetto ad un investimento. In termini storici l'oro è conveniente anche a questi prezzi.



Dopo la spinta notevole della scorsa settimana, l'argento rallenta la corsa in prossimità della quotazione a due cifre.
Non ipercomprato come l'oro ed in leggero ritardo, il metallo bianco potrebbe rompere con facilità la fatidica barriera dei 10 $/oz prima di correggere il movimento iniziato a settembre. Rimane valido quanto scritto per l'oro: se l'ottica con cui si acquista è orientata all'investimento, allora il momento migliore è già passato e la prudenza - soggettiva - consiglia di aspettarne uno più propizio. Se invece il fine è di tipo assicurativo e si intende destinare almeno una piccola parte dei propri averi ad asset diversi dalla cartaccia, a livello storico l'argento è ancora sottovalutato e, in una prospettiva di lungo periodo, i fondamentali indicano come probabile un suo - notevole - apprezzamento.



Quarta settimana per il dollaro a macinare sotto il supporto rotto ad inizio anno, senza riuscire a recuperarlo, nemmeno intraday. La prossima settimana potrebbe essere quella buona per chiarire se il movmento dei primi di gennaio è stato causato da un mercato molto sottile con poca liquidità oppure se è finita la correzione, durata per tutto il 2005, della forte svalutazione subita dal biglietto verde fra il 2002 e fine 2004. Il 31 gennaio, dopo diciotto anni di regno incontrastato e un'inondazione di dollari senza precedenti nella storia Greenspan ha lasciato la Federal Reserve.



Come sempre speculare al più blasonato rivale americano, l'euro indugia anche questa settimana intorno alla rottura della resistenza violata ad inizio anno. Le tensioni per il pericolo dell'armamento nucleare di Teheran occupano sempre più spazio sui mass media, la situazione è sempre più minacciosa. Il marzo 2006 e la fantomatica borsa di Teheran per quotare il petrolio iraniano in euro si avvicinano sempre più... chissà se vedrà mai la luce.



Lo yen ha recuperato al ribasso la media di breve, fermando la sua corsa propria in corrispondenza della long white candle di fine dicembre 2005. Siamo ad un punto critico e la prossima settimana i fidi giapponesi dovranno dar impegnarsi molto per difendere il dollaro. I motivi alla base di tale comportamento sono sempre gli stessi: necessità di favorire le proprie esportazioni ed il fatto di essere il primo detentore mondiale di cartaccia USA (dollari e titoli del debito pubblico). Vedremo se, persistendo un differenziale notevole fra i tassi di interesse delle due valute, gli esperti del carry trade (prendere a prestito denaro in yen a tasso basso ed investirlo in titoli USA a tasso maggiore, lucrando qualche punto percentuale su somme enormi) hanno intenzione di proseguire la loro facile politica anche nel 2006.



IL GRAFICO DELLA SETTIMANA

Questa settimana il grafico è dedicato a GOOGLE, la più nota e vezzeggiata stella del Nasdaq che, da inizio 2006, ha perso un 20% a seguito di notizie poco rassicuranti riguardo i propri bilanci. Nonostante la venerazione del pubblico e dei mass media, ogni tanto ci si ricorda che in borsa essere alla moda è estremamente pericoloso.



27 GENNAIO 2005
20 GENNAIO 2005
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06 GENNAIO 2005

















































































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