Per investire con successo, la scelta dei tempi è fondamentale anche in un settore in crescita.
Comprare nel momento sbagliato può significare infatti entrare in un mercato ipercomprato, giunto in prossimità dei massimi relativi dai quali, inevitabilmente, dovrà ritracciare per compensare gli eccessi tipici delle fasi estreme, nel perenne movimento non lineare dei mercati.
In questa pagina vengono aggiornati ogni fine settimana i grafici degli ultimi 36 mesi di oro, argento, dollaro, euro e yen per confrontare l'andamento delle due materie prime selezionate dall'uomo, nei secoli, come moneta per eccellenza, rispetto alle più importanti monetine fiduciarie di oggi. L'ultimo grafico invece è dedicato ogni settimana ad un mercato diverso, ritenuto particolarmente interessante o significativo.

22 dicembre 2006

Mercati ingessati nella penultima settimana dell'anno. L'oro chiude la sessione con una leggera ripresa, evidenziata soprattutto dalla ratio oil/gold e confermata dal timido appoggio sull'esile supporto che ha accompagnato il metallo giallo nelle ultime settimane.

A queste quotazioni rimangono intatte le posizioni di lungo periodo mentre per quelle speculative continuiamo a sperare, senza molta convinzione, che gli ordini di acquisto posti intorno a 540 $ - e lì lasciati - vengano eseguiti in caso di rapida correzione: in ogni caso, a questi prezzi, non ne apriremo di nuove.

Ricordiamo come sempre però, che in un'ottica NON speculativa ma di lungo periodo, l'oro rimane un ottimo affare.
Per ora questo mercato è ancora elitario ed esclusivo, non c'è traccia di quella mania popolare che è l'ingrediente necessario e finale - se la storia insegna - per concludere al meglio la ricetta e permettere ai pochi di scaricare sui molti un bene ormai selvaggiamente sopravvalutato. D'altro canto, nonostante l'enfasi posta dai mass media nel parlare di oro ai massimi da 25 anni, siamo ben lontani da fine corsa. I 730 $ del 1980 (il "record" tanto celebrato dai media) equivalgono oggi, secondo stime MOLTO prudenziali, a più di 1.700: rispetto a 25 anni fa, l'oro oggi non vale nemmeno la metà.



L'argento continua a correggere dopo aver messo a segno un importantissimo nuovo massimo contro l'oro. Come spesso accade, il metallo bianco amplifica i movimenti del prezioso cugino sia al rialzo sia al ribasso, superandolo in discesa ed in salita a causa della ristrettezza del suo mercato.

Mentre per l'oro ci rimane ancora qualche flebile speranza che le posizioni speculative possano essere aperte nelle prossime settimane in caso di un calo rapido e violento delle quotazioni, per l'argento il discorso sembra davvero archiviato e dovremo aspettare la fine della prossima fase di debolezza.

In una prospettiva di lungo periodo invece, il metallo bianco è ancora più sottovalutato dell'oro e rappresenta oggi un ottimo veicolo per porre almeno una parte dei propri risparmi al riparo dall'inflazione monetaria che ne sta erodendo il potere d'acquisto.



Settimana piatta anche per le valute, con il dollaro che indugia nella zona di resistenza statica che dovrà superare per affrontare quella dinamica, ben più dura, posta subito dopo.

I movimenti sul FOREX rimangono ambigui; la stessa forza recente dell'euro non appare così convincente se analizzata attraverso la ratio con l'oro: non solo a fine ottobre essa ha perforato al ribasso il supporto che ha sostenuto il timido rimbalzo da maggio ma ha generato nelle ultime settimane una notevole - e molta minacciosa - divergenza negativa con l'andamento della valuta europea.

Lo yen si spinge pericolosamente al di fuori della pitchfork tracciata nello scorso aggiornamento: benché trend, resistenze e supporti abbiamo meno significato con la valuta nipponica a causa dei pesanti interventi della BOJ e l'appettito di mani molto forti a cui uno yen debole fornisce fonti di finaziamento a basso costo, non è possibile ignorare quanto stia avvenendo: il prossimo livello di guardia è evidenziato in rosso anche se, come supporto statico, non dia molte garanzie di tenuta.

Il periodo dell'anno sconsiglia comunque ogni tipo di operatività: la bassa liquidità può generare movimenti violenti e veloci in qualuqnue direzione.







IL GRAFICO DELLA SETTIMANA

Questa settimana il grafico è dedicato al Dow Jones ed ai suoi recenti nuovi massimi assoluti.

Il venerabile indice borsistico americano è rappresentato in verde, nella sua misurazione tipica ed in giallo attraverso la ratio dow/gold.
L'arco temporale è abbastanza ampio da permettere di apprezzare la salita genuina avvenuta fra il 1991 e gli ultimi mesi del 1999: si nota con facilità che in quel periodo il Dow Jones guadagnava sia in termini assoluti sia contro l'oro. La linea di accumulazione/distribuzione (in rosso) è cresciuta in modo costante e regolare per tutto il periodo, segnalando come l'aumento fisiologico dei volumi accompagnasse la salita delle quotazioni.

Negli ultimi mesi del 1999 accade però qualcosa di molto strano. Mentre l'indice è ancora al penultimo picco prima di intraprendere la discesa che si esaurirà solo nel 2003, la ratio dow/gold subisce una violenta e rapida correzione (il cui massimo e minimo sono evidenziati nei cerchi rossi) in corrispondenza della quale i volumi sul DJ subiscono una drammatica impennata.

Da quel momento i volumi hanno continuato a salire in modo totalmente abnorme, insensibili all'andamento del DJ. Ben presto la vera e propria innondazione di liquidità che ha travolto la borsa americana ha fermato la discesa del Dow Jones sino ad invertirne la corsa. Nel 2003 infatti esso rinizia a salire fino ai massimi recenti.

La ratio racconta però una storia completamente diversa ed evidenzia in modo perfetto il comportamento di un indice azionario durante una bull run genuina e come si muova, ed a quale prezzo, a seguito di un'innondazione di liquidità. E' ovvio che l'oro - come l'argento, il rame, l'acciao o il petrolio ed in generale ogni bene disponibile in quantità finite - non è potuto rimane insensibile a tale alluvione, regolandosi di conseguenza.

L'ultima considerazione su questo grafico riguarda proprio la sua parte finale. Negli ultimi mesi i volumi hanno iniziato a rallentare nel momento in cui la linea di accumulazione si allungava come non mai, con il Dow Jones lanciato fino a svettare ottimista più in alto di sempre. Ben lungi dal suggerire di shortare un indice così "strategico" da far scatenare quanto visto pur di non farlo crollare, crediamo che le condizioni siano ora così estreme da non poter continuare senza che le commodities in generale rialzino violentemente la testa.



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