Per investire con successo, la scelta dei tempi è fondamentale anche in un settore in crescita.
Comprare nel momento sbagliato può significare infatti entrare in un mercato ipercomprato, giunto in prossimità dei massimi relativi dai quali, inevitabilmente, dovrà ritracciare per compensare gli eccessi tipici delle fasi estreme, nel perenne movimento non lineare dei mercati.
In questa pagina vengono aggiornati ogni fine settimana i grafici degli ultimi 12 mesi di oro, argento, dollaro, euro e yen per confrontare l'andamento delle due materie prime selezionate dall'uomo, nei secoli, come moneta per eccellenza, rispetto alle più importanti monetine fiduciarie di oggi. L'ultimo grafico invece è dedicato ogni settimana ad un mercato diverso, ritenuto particolarmente interessante o significativo.

17 FEBBRAIO 2006

Continua la correzione dell'oro, anche se verso la fine della settimana c'è stato un piccolo recupero sopra i 550 $/oz.
Sul grafico sono evidenziati i ritracciamenti di Fibonacci verso i quali è lecito aspettarsi una correzione da sfruttare come opportunità d'acquisto: in particolare il livello di 500 $/oz sarà particolarmente interessante per le implicazioni psicologiche legate ad una cifra così tonda.
E' bene ricordare che, nonostante l'enfasi posta dai mass media nel parlare di oro ai massimi da 25 anni, siamo ben lontani da fine corsa ma si tratta, nella peggiore delle ipotesi, di un'inevitabile correzione di breve periodo destinata a riequilibrare il +32% messo a segno dal prezioso metallo da settembre ad oggi.
I 550 $ del 1981 (il "record" tanto celebrato dai media) equivalgono oggi, secondo stime molto prudenziali, a più di 1.250: rispetto a 25 anni fa, l'oro oggi non vale nemmeno la metà.
In un'ottica d'investimento, la distanza fra la quotazione e le medie di breve e lungo è tale, comunque, da sconsigliare al momento l'entrata sul mercato in attesa di un momento più propizio. Se invece la finalità principale è di tipo assicurativo il discorso cambia: sul lungo periodo, la necessità di proteggere almeno una parte della propria ricchezza dall'eventualità di un serio crack monetario, è di certo meno legata alle tempistiche di breve rispetto ad un investimento. In termini storici l'oro è conveniente anche a questi prezzi.



Stesso discorso per l'argento, meno ipercomprato dell'oro. Testato il supporto sopra la fatidica soglia dei 9.25 $/oz, così dura da superare al rialzo durante il consolidamento degli ultimi due mesi.
Ci sono ancora le potenzialità per violare la forte resistenza rappresentata dai 10 $/oz prima di correggere la notevole avanzata dai minimi intorno al 6.75 $/oz toccati a settembre.
Rimane però valido quanto scritto per l'oro: se l'ottica con cui si acquista è orientata all'investimento, allora il momento migliore è già passato e la prudenza - soggettiva - consiglia di aspettarne uno più propizio (almeno intorno agli 8.25 $/oz). Se il fine invece è di tipo assicurativo e si intende destinare almeno una piccola parte dei propri averi ad asset diversi dalla cartaccia, a livello storico l'argento è ancora sottovalutato e, in una prospettiva di lungo periodo, i fondamentali indicano come probabile un suo - notevole - apprezzamento.



Sesta settimana per il dollaro a macinare sotto il supporto rotto ad inizio anno, senza riuscire a recuperarlo, nemmeno intraday. La situazione è ancor più delicata della scorsa settimana e i livelli sono così estremi da rendere difficile il posizionamento sia long che short: bisogna aspettarsi repentini movimenti in una direzione ed in quella opposta quindi è necessaria la massima cautela. Anche questa settimana è stato importantissimo l'aiuto fornito dallo yen ma lo scontro sarà ancor più duro la prossima, per chiarire se il movimento dei primi di gennaio è stato causato da un mercato molto sottile con poca liquidità oppure se è finita la correzione, durata per tutto il 2005, della forte svalutazione subita dal biglietto verde fra il 2002 e fine 2004.



Come sempre speculare al più blasonato rivale americano, l'euro indugia anche questa settimana intorno alla rottura della resistenza violata ad inizio anno. Venerdì, nelle ultime ore della sessione, dopo aver contrastato la forza del dollaro contro lo yen per tutta la giornata, eurusd s'è portato con movimenti rapidi in entrambe le direzioni sopra 1.19, chiudendo a 1.1935. Le tensioni per il pericolo dell'armamento nucleare di Teheran occupano sempre più spazio sui mass media, la situazione è sempre più minacciosa. Al contrario, nessuna notizia sul marzo 2006 e la fantomatica borsa di Teheran per quotare il petrolio iraniano in euro... chissà se vedrà mai la luce.



Come anticipato la scorsa settimana, lo yen ha dato fondo a tutte le proprie energie per sostenere il dollaro.
Siamo ad un punto critico: la prossima settimana i fidi giapponesi dovranno impegnarsi ancora molto per difendere il dollaro. I motivi alla base di tale comportamento sono sempre gli stessi: necessità di favorire le proprie esportazioni ed il fatto di essere il primo detentore mondiale di cartaccia USA (dollari e titoli del debito pubblico). Vedremo se, persistendo un differenziale notevole fra i tassi di interesse delle due valute, gli esperti del carry trade (prendere a prestito denaro in yen a tasso basso ed investirlo in titoli USA a tasso maggiore, lucrando qualche punto percentuale su somme enormi) hanno intenzione di proseguire la loro facile politica anche nel 2006.



IL GRAFICO DELLA SETTIMANA

Questa settimana il grafico non può non essere dedicato al Dow Jones, nella sua più classica valutazione in dollari: il famoso indice è infatti riuscito a chiudere con decisione sopra il fatidico muro degli 11.000 punti, cosa che non mancherà di essere sottolineata per bene dai mass media, dipinta come un segnale di estremo vigore per le borse e premessa per chissà quali nuovi, imperdibili massimi. A questo riguardo la cautela dev'essere doppia sia per chi voglia puntare al ribasso sia per chi abbia una visione rialzista: in epoca di iperespansione della massa monetaria e di sistematici interventi sul mercato da parte delle strutture governative preposte, nulla vieta che l'indice possa salire in prezzo anche se non in valore, facendo miracolosamente perdere denaro (potere d'acquisto) sia a chi si posiziona al ribasso sia a chi segue il rialzo. Il grafico del Dow Jones espresso in moneta reale - l'oro - e non in moneta fiduciaria, dipinge un quadro ben diverso, già pubblicato in passato.



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