Per investire con successo, la scelta dei tempi è fondamentale anche in un settore in crescita.
Comprare nel momento sbagliato può significare infatti entrare in un mercato ipercomprato, giunto in prossimità dei massimi relativi dai quali, inevitabilmente, dovrà ritracciare per compensare gli eccessi tipici delle fasi estreme, nel perenne movimento non lineare dei mercati.
In questa pagina vengono aggiornati ogni fine settimana i grafici degli ultimi 12 mesi di oro, argento, dollaro, euro e yen per confrontare l'andamento delle due materie prime selezionate dall'uomo, nei secoli, come moneta per eccellenza, rispetto alle più importanti monetine fiduciarie di oggi. L'ultimo grafico invece è dedicato ogni settimana ad un mercato diverso, ritenuto particolarmente interessante o significativo.

24 FEBBRAIO 2006

Nulla di notevole questa settimana per l'oro ancora a consolidare in un range molto stretto compreso fra 545 e 560 $/oz. A questo punto, data la distanza dalle medie e la divergenza con l'RSI di breve periodo, è lecito aspettarsi una correzione da sfruttare come opportunità d'acquisto: in particolare il livello di 500 $/oz sarà interessante per le implicazioni psicologiche legate ad una cifra così tonda.
Nulla vieta che lunedì il metallo giallo si getti in un solo balzo verso nuovi massimi ma, benché tutto sia possibile nei mercati finanziari, l'investitore prudente deve essere sempre attento ad operare con il favore delle probabilità e, data la situazione, è più facile che l'oro nelle prossime settimane corregga versa il basso piuttosto che salga ancora molto.
E' bene ricordare però che, nonostante l'enfasi posta dai mass media nel parlare di oro ai massimi da 25 anni, siamo ben lontani da fine corsa ma si tratta, nella peggiore delle ipotesi, di un'inevitabile correzione di breve periodo destinata a riequilibrare il +32% messo a segno dal prezioso metallo da settembre ad oggi.
I 550 $ del 1981 (il "record" tanto celebrato dai media) equivalgono oggi, secondo stime molto prudenziali, a più di 1.250: rispetto a 25 anni fa, l'oro oggi non vale nemmeno la metà.
In un'ottica d'investimento, la distanza fra la quotazione e le medie di breve e lungo è tale, comunque, da sconsigliare al momento l'entrata sul mercato in attesa di un momento più propizio. Se invece la finalità principale è di tipo assicurativo il discorso cambia: sul lungo periodo, la necessità di proteggere almeno una parte della propria ricchezza dall'eventualità di un serio crack monetario, è di certo meno legata alle tempistiche di breve rispetto ad un investimento. In termini storici l'oro è conveniente anche a questi prezzi.



Chiusura di settimana in salita per l'argento, meno ipercomprato dell'oro e capace per la particolare ristrettezza del suo mercato di sostenere livelli ben più estremi dell'oro. Questo ovviamente vale sia al rialzo che al ribasso e fa si che il metallo bianco sia da sconsigliare a chi non ha nervi molto saldi e capacità di resistere all'estrema volatilità che ne è caratteristica.
Ci sono ancora le potenzialità per violare la forte resistenza rappresentata dai 10 $/oz prima di correggere la notevole avanzata dai minimi intorno al 6.75 $/oz toccati a settembre.
Rimane però valido quanto scritto per l'oro: se l'ottica con cui si acquista è orientata all'investimento, allora il momento migliore è già passato e la prudenza - soggettiva - consiglia di aspettarne uno più propizio (almeno intorno agli 8.25 $/oz). Se il fine invece è di tipo assicurativo e si intende destinare almeno una piccola parte dei propri averi ad asset diversi dalla cartaccia, a livello storico l'argento è ancora sottovalutato e, in una prospettiva di lungo periodo, i fondamentali indicano come probabile un suo - notevole - apprezzamento.



Settimana numero 7 per il dollaro a macinare sotto il supporto rotto ad inizio anno, senza riuscire a recuperarlo, nemmeno intraday. La situazione è ancor più delicata della scorsa settimana e i livelli sono così estremi da rendere difficile il posizionamento sia long che short: bisogna aspettarsi repentini movimenti in una direzione ed in quella opposta quindi è necessaria la massima cautela. Anche questa settimana è stato importantissimo l'aiuto fornito dallo yen ma lo scontro sarà ancor più duro la prossima, per chiarire se il movimento dei primi di gennaio è stato causato da un mercato molto sottile con poca liquidità oppure se è finita la correzione, durata per tutto il 2005, della forte svalutazione subita dal biglietto verde fra il 2002 e fine 2004.



Come sempre speculare al più blasonato rivale americano, l'euro indugia anche questa settimana intorno alla rottura della resistenza violata ad inizio anno. Mentre in chiusura della scorsa settimana l'euro era riuscito in un modesto recupero, negli ultimi sette giorni non è riuscito ad approffittare, al pari delle altre valute europee, della debolezza del dollaro rispetto allo yen. In Iraq la situazione precipita sempre di più. Le tensioni per il pericolo dell'armamento nucleare di Teheran occupano sempre più spazio sui mass media. Al contrario, nessuna notizia sul marzo 2006 e la fantomatica borsa di Teheran per quotare il petrolio iraniano in euro, così come nessun riferimento all'altro evento epocale in agenda per fine marzo: la fine della pubblicazione dei dati USA su M3 nasconderà agli investitori internazionali indicazioni essenziali sull'inflazione americana.



Questa settimana il grafico dello yen prende in esame un arco temporale di tre anni per offrire un'ottica di più lungo periodo.
Si può notare facilmente come il livello di 88 dello yen index, passato al rialzo nel settembre del 2003, abbia rappresentato un supporto per i successivi due anni. E' necessario quindi monitorare con estrema attenzione tale livello, ricordando che, per i giapponesi, la necessità di favorire le proprie esportazioni ed il fatto di essere il primo detentore mondiale di cartaccia USA (dollari e titoli del debito pubblico) siano ottime ragione per svalutare la propria moneta rispetto al biglietto verde. Inoltre, persistendo un differenziale notevole fra i tassi di interesse delle due valute, gli esperti del carry trade (prendere a prestito denaro in yen a tasso basso ed investirlo in titoli USA a tasso maggiore, lucrando qualche punto percentuale su somme enormi) potrebbero proseguire la loro facile politica ancora per qualche trimestre, in attesa della fine dallla politica del tasso zero da parte della BOJ.



IL GRAFICO DELLA SETTIMANA

Questa settimana il grafico è dedicato di nuovo al petrolio, sintetizzato dal Light Crude quotato a New York.
La candela di questa settimana ha formato infatti un doji perfetto, proprio in coincidenza del supporto che sostiene il titolo da maggio 2005, con l'RSI di breve ormai scarico e l'MACD di lungo molto meno ipercomprato rispetto al picco "Katriniano" di agosto. Con le tensione in Iraq in costante salita, l'avvicinarsi della Borsa Iraniana per quotare il petrolio in euro e la fine della pubblicazione dei dati su M3 da parte degli Stati Uniti, l'occasione potrebbe essere ghiotta per comprare qualche titolo petrolifero, ben selezionato fra la marea di aziende a disposizione sul mercato



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